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La caserma dei carabinieri di Pizzo

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VIBO VALENTIA – I carabinieri della Stazione di Pizzo agli ordini del maresciallo Carmine Cesa, hanno tratto in arresto Domenico Pardea 51 anni, noto pregiudicato del posto, destinatario da un provvedimento di carcerazione – perché colpevole di aver commesso il reato di rapina e tentata estorsione – emesso dalla Corte d’Appello di Catanzaro.

L’arrestato, residente a Pizzo, è ritenuto esponente apicale della locale di ‘ndrangheta operante su Vibo Valentia. Si era reso irreperibile da 2 giorni e, probabilmente già al corrente dell’imminenza con cui il provvedimento lo avrebbe raggiunto per via della risolutezza con cui i militari lo stavano cercando, è stato in ultimo catturato ed immediatamente condotto in carcere, mentre era seduto sulla poltrona del proprio barbiere di fiducia che gli stava sistemando l’acconciatura. Pardea, detto “U Ranisi”, era stato assolto in primo grado ma condannato in Appello insieme ad altre persone finite nell’operazione “Never Ending”.

Le indagini erano state condotte dalla Squadra Mobile di Catanzaro e nel 2013 avevano portato al blitz. Nello specifico il gruppo avrebbe chiesto all’imprenditore Francesco Vinci, testimone di giustizia, la restituzione di somme di denaro anticipate alla vittima per la frequenza di alcuni corsi di formazione per marittimi che non si erano poi svolti. Il gruppo aveva preteso la restituzione dei soldi corrisposti. Quando la vittima aveva ottemperato alla loro richiesta, gli indagati avrebbero preteso anche il pagamento di “interessi”. Per cui il debito di 6.200 euro era lievitato a 15.000 euro.

In particolare, Antonio Vacatello, altro condannato, assieme a Pardea, si sarebbe fatto consegnare dall’imprenditore una somma di denaro da girare poi a Eugenio Gentiluomo, 59 anni di Gioia Tauro, anche lui imputato, che pretendeva la restituzione dalla parte offesa di alcune somme anticipate a una donna di Taranto per il disbrigo di pratiche inerenti delle certificazioni per i marittimi necessarie per gli imbarchi. Somme che Vinci non era stato in grado di restituire. Da qui tutta una serie di ritorsioni ai danni di Vinci.

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