Domenico Barbuto

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«QUANDO l’ho visto annaspare tra le onde e ho udito le sue urla non ci ho pensato un attimo: mi sono lanciato tra le onde per salvarlo. Ancora tremo al solo pensiero, anche perché sarebbe potuto essere mio figlio». Domenico Barbuto è ancora scosso per l’accaduto. Scosso ma felice perché quel bambino di appena 7 anni che è riuscito a sottrarre dalla furia del mare mosso, domenica scorsa a Vibo Marina, è vivo grazie a lui (LEGGI L’ARTICOLO). E così, quella che sarebbe potuta essere una tragedia, per fortuna ha avuto un epilogo a lieto fine, spavento a parte. L’angelo della Polstrada (è infatti un agente in servizio presso la sede vibonese), esperto in immersioni, racconta al Quotidiano quei terribili momenti in cui l’azione ha prevaricato il pensiero, l’istinto ha sopraffatto la razionalità.

«Quel pomeriggio mi trovavo insieme alla mia famiglia e ad Antonio D’Amico, comandante della Squadra sommozzatori della Guardia di finanza, in un lido a Vibo Marina. Il mare è stato per tutto il giorno agitato ma, nel giro di neanche due ore, le onde hanno iniziato a gonfiarsi ancora di più. Con la coda dell’occhio – aggiunge – ho visto questo bambino in lontananza nella spiaggia libera giocare sulla battigia». Da buon esponente delle forze dell’ordine, l’attenzione di Barbuto e del collega, non si è mai distolta più di tanto dal minorenne. Ed è stata questa la chiave che ha consentito al piccolo di salvarsi. Sì, perché, all’improvviso si abbatte un’onda impetuosa che trascina la giovanissima vittima al largo, allontanandola per oltre 50 metri dalla spiaggia: «Non appena assistiamo alla scena – racconta ancora Barbuto – io e Antonio ci tuffiamo in mare». Il bambino è distante, invoca disperatamente aiuto con quel filo di voce che gli resta, spesso soffocato dall’ingestione dell’acqua salata. L’agente della Polstrada, seppur a fatica, riesce a raggiungerlo e la scena che gli si presenta davanti quasi lo atterrisce: «Quando sono riuscito ad agguantarlo era totalmente assente, aveva lo sguardo quasi vitreo, non dava segni di reazione. A quel punto gli ho urlato e ho visto che è tornato in sé».

Cercando di non lasciarsi trasportare al largo dalla corrente, Barbuto e il piccolo, sono riusciti ad avvicinarsi alla spiaggia affollata di persone: «Quando ho toccato il fondo con i piedi ho capito che ce l’avevamo fatta, anche perché Antonio ci era venuto incontro». Il minorenne ha potuto così abbracciare i genitori che hanno ringraziato i suoi due salvatori. Una storia, per fortuna, a lieto fine che però deve far riflettere sulla necessità di prestare attenzione ai propri cari, soprattutto se si tratta di bambini, perché il mare spesso non perdona e non sempre si incontrano due angeli che mettono a repentaglio la propria vita per salvarne un’altra.

E quanto il mare possa essere pericoloso lo sanno da domenica anche le 29 persone, tra cui diversi bambini, rimaste intrappolate sugli scogli alla Baia di Riaci, a Santa Domenica di Ricadi. Avevano incontrato difficoltà a guadagnare la spiaggia in sicurezza a causa dell’innalzamento improvviso della marea e dell’aumento del moto ondoso. Devono ringraziare i Vigili del fuoco di Vibo se sono riuscite a tornare a casa sane e salve.

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