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I CIMITERI della città sono saturi. Tutti e sette, chi più chi meno. E questo è un dato che non si può prestare a diverse interpretazioni perché è supportato da una serie di conferme: dalle relazioni degli uffici di palazzo Luigi Razza, alle denunce della popolazione che non sa se e dove potrà seppellire il caro estinto.

Per utilizzare una battuta dell’assessore comunale all’Urbanistica, Pasquale Scalamogna, sarebbe opportuno emettere un’ordinanza di divieto di morte. Black humor a parte, nelle aree cimiteriali di capoluogo e frazioni non vi sono quasi più loculi a fronte di quasi un morto al giorno. Serve un ampliamento che, attualmente, non è previsto per i sette siti sparsi nel territorio, molti dei quali, come Triparni, le Vene, Piscopio, sono ormai saturi, costringendo la gente che non può permettersi di realizzare un’edicola funeraria di proprietà, a portare le spoglie del caro estinto altrove. Ad esempio a Bivona dove sono stati dissequestrati 200 posti che, tuttavia, ben presto saranno riempiti. Una situazione, dunque, difficile, dunque, che diventa ancor più drammatica se si pensa che non poche persone fanno ricorso alle confraternite per chiedere un loculo per i propri cari.

Sì, perché all’interno dei vari cimiteri, ma in particolare in quello del capoluogo di provincia, oltre alle Cappelle private ci sono quelle associative che sono riferibili alle tre confraternite cittadine: quella del Rosario, quella di Santa Maria La nova e l’ultima che fa capo alla Società Operaia. Per un totale, stimato di alcune centinaia di posti. Il problema, anche qui, è che pure questi sono ormai saturi nonostante le salme con più di 40 anni vengano estumulate per essere riposte in urne più piccole. E questo perché la media degli ultimi 17 anni (quindi dal 2002 al 2018) fa registrare poco meno di un morto al giorno (per la precisione 0,7), il cui trend degli ultimi anni sembra aver aver avuto una breve impennata visto e considerato che si va dai 221 decessi del 2002 ai 303 del 2017. Ciò che è rimasto, invece, invariato è stato, dunque, il numero dei loculi mentre quello relativo ai posti disponibili si è drasticamente ridotto. Ed è per questo che molta gente si affida alle Confraternite che, tra l’altro, da parte loro, devono prima garantire una sistemazione agli associati.
E questo viene confermato da un ex priore di una delle più importanti sodalizi cittadini, Francesco Colelli: «Il vero problema – spiega – è che non si può ormai più sopperire alle carenze del Comune. Ricordo che l’ex assessore ai Lavori Pubblici, Lorenzo Lombardo, aveva riferito sulla presenza del project financing che non solo era finito davanti al Tar, dove palazzo Razza è risultato soccombente, ma era emerso che i costi di realizzazione ad esempio di una cappella erano molto più alti di quelli realizzati da singoli privati. È inevitabile un ampliamento del cimitero, anzi di tutti i cimiteri laddove possibile – ha aggiunto l’ex priore – il problema è che, per quanto attiene ad esempio quello di Vibo, tutto risulta più difficoltoso in quanto il terreno circostante risulta sotto vincolo archeologico della Sovrintendenza che si trascina da anni. E non si è mai trovata una soluzione, nemmeno temporanea».
Un cane che si morde la coda, insomma, e intanto le persone continuano a recarsi presso le confraternite «col cuore in mano, lacrime agli occhi, chiedendo un posto in cui seppellire il padre, la mamma, il fratello, il figlioletto… La realtà è che non c’è un loculo nuovo da almeno tre anni». E morire, si sa, per quanto “seccante”, è inevitabile.


E questo viene confermato da un ex priore di una delle più importanti sodalizi cittadini, Francesco Colelli: «Il vero problema – spiega – è che non si può ormai più sopperire alle carenze del Comune. Ricordo che l’ex assessore ai Lavori Pubblici, Lorenzo Lombardo, aveva riferito sulla presenza del project financing che non solo era finito davanti al Tar, dove palazzo Razza è risultato soccombente, ma era emerso che i costi di realizzazione ad esempio di una cappella erano molto più alti di quelli realizzati da singoli privati. È inevitabile un ampliamento del cimitero, anzi di tutti i cimiteri laddove possibile – ha aggiunto l’ex priore – il problema è che, per quanto attiene ad esempio quello di Vibo, tutto risulta più difficoltoso in quanto il terreno circostante risulta sotto vincolo archeologico della Sovrintendenza che si trascina da anni. E non si è mai trovata una soluzione, nemmeno temporanea».
Un cane che si morde la coda, insomma, e intanto le persone continuano a recarsi presso le confraternite «col cuore in mano, lacrime agli occhi, chiedendo un posto in cui seppellire il padre, la mamma, il fratello, il figlioletto… La realtà è che non c’è un loculo nuovo da almeno tre anni». E morire, si sa, per quanto “seccante”, è inevitabile.

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