Un frame delle riprese video sui maltrattamenti sugli alunni

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ZUNGRI (VIBO VALNETIA) – LA vicenda era emersa in tutta la sua drammaticità nel marzo di quest’anno (LEGGI LA NOTIZIA). Nella scuola primaria di Zungri i bambini avevano paura. Paura di prendere le botte. Ma ciò che era rimasto coperto per diverso tempo deflagrò in tutto il suo clamore nel momento in cui i carabinieri notificarono un obbligo di dimora per due maestre di 65 e 51 anni con l’accusa di maltrattamenti ai danni di minori, cioè dei bambini della Prima elementare della scuola del piccolo centro nell’area del Poro.

Tutto partì dalla denuncia di una madre che aveva notato la figlia irrequieta. I carabinieri approfondirono la questione, installando telecamere nascoste nei locali che fecero emergere le presunte violenze.

Prove, quelle, evidenti per la Procura di Vibo Valentia che ha chiesto, ottenendolo dal gip Giulio De Gregorio, il giudizio immediato per le docenti: Lucia Pardea, 65 anni, di Vibo, difesa di fiducia dagli avvocato Diego Brancia e Stefano Luciano; e Marianna Taccone, 51 anni, di Zambrone, assistita dagli avvocati Nazzareno Latassa e Marcello Scarmato. Parti civili i genitori degli alunni, alcuni dei quali sono rappresentati dall’avvocato Salvatore Sorbilli.

Ieri mattina avrebbe dovuto svolgersi la prima udienza dibattimentale davanti al Tribunale monocratico nella persona del giudice Caputo ma lo sciopero degli avvocati penalisti – in programma proprio per quella giornata – ha di fatto portato ad un rinvio dell’istruttoria. Se ne riparlerà, pertanto, il prossimo 19 dicembre 2019.

Ad entrambe le docenti, la Procura contesta i «maltrattamenti, accompagnati da urla reiterate, insulti e minacce, nonché percosse ai danni – si legge nel capo d’incolpazione – degli alunni della 1C della scuola elementare di Zungri.

Il 4 dicembre del 2012, la maestra Pardea aveva preso per la guancia uno scolaro, parlandogli particolarmente vicino al volto, colpendo violentemente il borsellino presente sul banco. Il 12 dicembre successivo, la Taccone urlava contro un bambini spostandogli la testa contro il muro; sempre la stessa, appena sei giorni dopo, tirava per un braccio lo stesso minorenne sino alla parte opposta dell’aula, obbligandolo con le manu sulle spalle a riprendere, con la bocca, da terra un oggetto da lui precedentemente lanciato, profferendo le frasi: “Aspetta, inginocchiati, con la bocca prendi quella cosa! Con la bocca te la faccio prendere!”.

E ancora, la Pardea avrebbe poi «rivolto in diverse occasioni frasi minacciose all’indirizzo degli alunni, con particolare frequenza ad uno di questi, dal seguente tenore: “T’ammazzo se non leggi”, “A te ti faccio le manine non so come”; “A pizza non ta mangiasti? Sbrigati perché sennò te la ficco nella bocca”; “Tu mi innervosisci perché io t’ammazzassi qualche giorno” e infine “Cancella tutto sennò ti spacco la faccia”». La docente Taccone, rincarava la dose con frasi del tipo: «“Se vegnu docu t’attaccu ca testa au muru”, “Ti facciuo la faccia quanto un pallone”; “A schiaffi ti pigghjiarria”; “Conservu stu lignu va’, che è meglio perché qualcuno mi stimola”; “Se mò non legge lo prendo con la testa e lo sbatto al muro”; “Cancella perché ti sta arrivando uno schiaffone”». Gli episodi sarebbero proseguiti fino a gennaio del 2019.

Ad esempio, il 14 dicembre, sempre la Taccone sì «infuriava per gli errori commessi da uno dei bambini» maggiormente tartassati «urlandogli: “No no, mò t’arriva nu schiaffo”, per poi sferrarglielo realmente al volto», mentre la collega, il 19 dello stesso mese «umiliava il piccolo urlandogli: “Ti devi lavare, hai capito?”; ed ancora: “Ma la mamma non ti può comprare una misura più grande, non ti vanno ‘sti jeans! Oppure mangi di meno”». Sempre il piccolo sarebbe poi stato fatto oggetto di uno schiaffo per poi essere mandato via dall’aula e del lancio di un quaderno che lo colpì alla testa.

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