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VIBO VALENTIA – «Ho deciso di collaborare con la giustizia perché temo che a breve a Vibo Valentia scoppierà una guerra di ‘ndrangheta e io voglio starne lontano e pensare al bene di mio figlio». È il 18 ottobre scorso quando Bartolomeo Arena, neo collaboratore di giustizia vibonese, fa mettere a verbale le sue prime dichiarazioni. È l’avvio della collaborazione con la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro (LEGGI LA NOTIZIA).

Quarantatre anni esponente della famiglia Arena-Pugliese i cui componenti, spiega, sono uomini d’onore fin al 1800: «Successivamente mio nonno ha preso il doppio cognome Carchedi, dopo che suo padre rientrò dall’America». Arena rileva come i suoi consanguinei siano «sempre stati ‘ndranghetisti» e di come egli stesso «fin dall’età di 110-11 anni abbia iniziato a comprendere la mia famiglia fosse ‘ndranghetista».

Parla della sua infanzia, della sua adolescenza, Bartolomeo Arena, e racconta di quando «a 16 anni mi dovevano fare picciotto, ma siccome ero troppo scalmanato mi hanno rinviato all’età di 22 anni. Tuttavia, quando arrivò il momento della mia affiliazione, siccome non condividevo che i Lo Bianco-Barba fossero sotto i Mancuso, non volli entrare nella ‘ndrangheta».
Le sue frequentazioni sono state, quindi, con l’ex boss di Vibo, Andrea Mantella, dal 2016 anche lui collaboratore di giustizia. Ma non solo con lui: «Anche un po’ con quelli del mio attuale gruppo. Dopo i 16 anni ho frequentato molto il cugino Giuseppe Mantella che è morto in incidente in modo e poi mi sono legato ad Antonio Grillo».

Parla di battesimi di ‘ndrangheta il neo pentito, come quello del 2012 che avvenne alla presenza di persone il cui nome è coperto ancora da segreto: «Venne battezzato il Locale (di ‘ndrangheta, ndr) con la tipica formula e successivamente mi venne fornita la dote del picciotto ed anche quella della Camorra, con la pronuncia relativa alla formula di iniziazione che per quest’ultima dote prevedeva la fuoriuscita di sangue dal braccio attraverso la “pungitura” (in gergo “Tirata”). Io fui il primo della famiglia ad essere battezzato e successivamente portati tutti gli altri giovanotti a farlo».

Ma quella non fu l’unica dote: «Dopo lo sgarro – fa mettere a verbale – ho avuto la la Santa, concessami dopo la riunione del Locale con i Lo Bianco. Dopo il distacco da questi ultimi mi fu dato il Vangelo, fino al Trequartino che mi fu assegnato col benestare di… in quanto erano gli unici amici che rispondevano alla ‘ndrangheta di Polsi».

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