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Antonio De Pace e Lorena Quaranta

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VIBO VALENTIA – Un’ossessione costante, lancinante che gli ha fatto perdere il controllo, la ragione. Quelli che un aspirante medico deve avere per poter svolgere la professione. Eppure, secondo il suo collegio difensivo, Antonio De Pace, originario di Dasà, quell’istinto, probabilmente ipocondriaco, lo avrebbe sovente manifestato, convivendoci per anni fino ad annullare ogni razionalità. Sarebbe stata verosimilmente la paura di aver contratto il Coronavirus dalla fidanzata il movente principale che ha fatto scatenare l’inferno nella testa del giovane portando a strangolare la sua ragazza, Lorena Quaranta, con la quale conviveva.

Una persona che in Antonio aveva creduto, tanto che era stata lei stessa a convincerlo ad iscriversi a medicina (sua stessa facoltà), ma indirizzo odontoiatrico (mentre lei Chirurgia), e quindi aggiungendo un nuovo tassello al suo percorso che fino a quel momento lo aveva visto svolgere la professione infermieristica. Una ragazza ben voluta dalla stessa famiglia di lui con la quale la coppia trascorreva spesso le vacanze estive quando non si recava a Favara, nell’Agrigentino, dai genitori di lei. 

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Quindi lo scoppio della Pandemia che sarebbe stata vissuta con molta apprensione dal ragazzo il quale temeva, come detto, di contrarre il contagio e quella tosse che Lorena manifestava da qualche giorno prima del delitto, ne avrebbe aumentato la paura tanto da convincersi di essere già positivo, circostanza non vera in quanto il tampone effettuato su entrambi era stato negativo.

Nella giornata di ieri si è svolto davanti al pm di Messina l’interrogatorio nel corso del quale De Pace che, dopo l’omicidio ha tentato di togliersi la vita tagliandosi le vene prima dell’arrivo dei carabinieri dallo stesso avvertiti poco prima, ha confessato il delitto, le fasi e il movente. Il giovane è assistito dagli avvocati Bruno Ganino del Foro di Vibo e Ilaria Intelisano  di quello di Messina.

«Sono sconvolto e addolorato per questa terribile vicenda. Antonio è conosciuto come un giovane perbene e di buona famiglia» commenta il parroco di Dasà don Bernardino Comerci. “Quello che è successo ci lascia tutti basiti. Sicuramente sarà stato un momento di follia e non un atto premeditato. Prego per queste due famiglie distrutte dal dolore, per l’anima benedetta di Lorena e per lo stesso Antonio. A volte un momento di follia ti rovina la vita», conclude il parroco, facendosi portavoce di una comunità sconvolta con in testa il sindaco Raffaele Scaturchio, incredulo alla notizia. 

Intanto, proprio il sindaco, l’amministrazione comunale e i cittadini tutti esprimono i «più profondi e sinceri sentimenti di cordoglio per la tragedia immane che ha sconvolto le nostre comunità. L’assassinio della giovane Lorena Quaranta ci lascia sgomenti ed increduli. In segno di lutto il giorno dei funerali, sulla facciata del municipio, la bandiera comunale sarà posta a mezz’asta. Che la Vergine Madre della Consolazione, veneranda del popolo dasaese, dia una carezza di conforto ai familiari che portano nel cuore la tristezza ed il dolore per l’incomprensibile perdita dell’amata Lorena. Alla comunità di Favara ed, in particolare, ai familiari della giovane Lorena, vittima di un gesto assurdo che ha spezzato la sua vita, porgo la mia più affettuosa vicinanza esprimendo le più sentite e sincere condoglianze”.

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