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NELL’AVVISO di conclusione delle indagini erano 160. Adesso sono scesi a 147. Sono le persone per le quali la Dda di Catanzaro ha chiesto il processo, con il gup distrettuale Francesco Rinaldi che ha fissato l’udienza preliminare al 14 aprile prossimo presso l’aula bunker della fondazione Terina (nella quale si sta svolgendo Rinascita-Scott). Sono invece 13 gli indagati nei confronti dei quali la posizione è stata stralciata.

Ulteriore step, dunque, dell’indagine antimafia “Imponimento” che ha disarticolato il potente clan Anello-Fruci di Filadelfia, coinvolgendo imprenditori più o meno noti, esponenti politici del territorio vibonese, lametino e catanzarese che portò all’emissione di 74 misure cautelari. Oltre ai vertici della consorteria mafiosa, in primis il boss Rocco Anello, figurano nel decreto anche i fratelli imprenditori di Pizzo, Francescantonio ed Emanuele Stillitani, l’ex consigliere comunale di Vibo, Francescantonio Tedesco, l’ex vicesindaco di Polia, Tommaso Anello, l’ex sindaco di Cenadi e tanti altri fra politici ed imprenditori, Ma anche la cosiddetta manovalanza del clan che aveva rapporti con le cosche lametine e con quelle del basso Ionio Catanzarese.

Un’operazione imponente, quella condotta dalla Guardia di Finanza, che ha consentito di svelare anche l’attenzione che le ’ndrine avevano non solo nella gestione delle attività turistiche, soprattutto della fascia costiera compresa tra Pizzo e Curinga, ma anche sulle elezioni nei vari comuni, in particolare dell’Angitolano, a Polia e Filadelfia nello specifico, ma anche di Maida. E poi gli affari illeciti nello smaltimento dei rifiuti. Dalle indagini è anche emerso che tre dei fermati avevano peraltro ottenuto il reddito di cittadinanza, uno quale diretto richiedente e, negli altri due casi, ne avevano beneficiato quali componenti di un nucleo familiare.

Non solo, due imprese riconducibili ad altrettante persone sottoposte a fermo nell’operazione hanno avuto accesso al Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese, la misura di sostegno varata dal Governo per l’accesso agevolato al credito in seguito all’emergenza Covid-19. E ancora, le presunte truffe all’Inail per favorire il boss Anello e l’interesse della cosca sui lavori pubblici come ad esempio la realizzazione di un Albergo diffuso a Polia.

E poi c’è il filone della Svizzera. Sì, perché nell’ambito delle indagini «è emersa l’esecuzione da parte degli imputati di differenti attività illecite. Ad esempio, si presume che moneta falsa sia stata importata dall’Italia in Svizzera e sono emerse condotte legate a traffici di armi, stupefacenti e riciclaggio di denaro. Gli indagati vivono in Svizzera da molti anni e, presumibilmente, all’esecuzione di attività illegali hanno affiancato l’esercizio di attività legali, come investimenti, concessione di prestiti o persino la gestione di un ristorante, attività che costituiscono una sorta di investimento».

Una persona è stata arrestata nel Cantone Argovia e perquisizioni sono state condotte nei quattro cantoni di Argovia, Soletta, Zugo e Ticino. I due fratelli Stillitani sono accusati di concorso esterno in associazione mafiosa e secondo le risultanze investigative, avrebbero fornito uno stabile contributo alla vita dell’associazione mafiosa; in particolare si sarebbero posti quale riferimento per il sodalizio per avere instaurato con lo stesso – dopo una prima fase in cui avevano subito richieste estorsive ed a seguito di una tipica evoluzione del rapporto in termini collusivi – uno «stabile rapporto “sinallagmatico” caratterizzato dalla perdurante e reciproca disponibilità a prestarsi ausilio ed in forza del quale gli Stillitani consentivano a tale organizzazione di infiltrarsi e di avere voce in capitolo negli affari relativi allo specifico settore della gestione di strutture turistiche, anche mediando con altri imprenditori in relazione alle pretese estorsive della cosca e dei suoi appartenenti. Gli stessi avrebbero ottenuto l’appoggio in occasione delle competizioni elettorali che avevano visto Franco Stillitani candidato (in particolare, elezioni regionali calabresi del 2005), attraverso plurimi «accordi politico-mafiosi maturati e conclusi nel contesto delle cointeressenze economiche legate alla gestione delle strutture turistiche di proprietà degli imprenditori e dei reciproci vantaggi dalle stesse derivanti».

«Imponimento», il nome dato all’inchiesta, non è quindi certo casuale: la cosca Anello si era infatti imposta in ogni settore della vita economica. Si preannuncia, quindi, un nuovo maxi processo.

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