X
<
>

Il luogo dell'incidente in cui perse la vita Giuseppe Raffaele

4 minuti per la lettura

La provincia di Vibo è stata condannata dal Tribunale civile ad un maxi risarcimento ai familiari di un uomo morto in un incidente stradale nel 2012 a seguito del riconoscimento di quel tratto viario all’ente intermedio che ha già annunciato ricorso in Appello


VIBO VALENTIA – Una vera e propria mazzata per la Provincia di Vibo Valentia. Con una sentenza destinata a lasciare il segno, il Tribunale civile – nella persona del giudice Maria Antonietta Naso – ha stabilito che l’ente intermedio è il legittimo custode del tratto dell’ex Statale 522 dove, il 6 febbraio 2012, perse la vita Giuseppe Salvatore Raffaele. Un verdetto che obbliga la Provincia a risarcire con una somma monstre di 3,2 milioni di euro i familiari della vittima. Un colpo durissimo per le casse di palazzo Bitonto, appena uscito dal dissesto del 2013, che però potrà ricorrere in Appello.

NEL 2012 L’INCIDENTE IN CUI PERSE LA VITA GIUSEPPE RAFFAELE

Giuseppe Raffaele, 40 anni, sposato e padre di due figli, gestiva un’attività commerciale a Vibo Marina. Quel pomeriggio, intorno alle 16.15, stava percorrendo in auto la strada da Bivona a Vibo Marina, con la madre 60enne, Anna La Gamba. Dovevano recarsi dal medico. Ma nei pressi del cementificio, l’asfalto scivoloso e le condizioni disastrate della strada gli fecero perdere il controllo del veicolo. La Fiat Marea finì per schiantarsi contro un vecchio pilastro in mattoni posto sul margine destro della carreggiata. L’impatto fu fatale: l’uomo morì sul colpo.

Giuseppe Raffaele

ANNI DI RIMPALLI TRA ENTI SULLA GESTIONE DI QUEL TRATTO DI STRADA TEATRO DELL’INCIDENTE

Ne scaturì un lungo contenzioso tra Comune, Anas e Provincia, ciascuno intento a negare la propria responsabilità sulla gestione del tratto stradale. Il nodo principale: a chi spettasse la custodia e quindi l’onere di mantenere in sicurezza quel segmento di arteria? Ora il verdetto del Tribunale scioglie ogni dubbio: la strada è, e resta, sotto la responsabilità della Provincia.

A supporto della decisione, il giudice ha citato una serie di documenti ufficiali, tra cui il verbale di consegna del 3 ottobre 2001 con cui l’Anas trasferiva la titolarità del tratto all’amministrazione provinciale, e una delibera del 2023 che attestava interventi di manutenzione su quel tratto della SP 95, includendo la zona in questione.

“STRADA DISSESTATA E PERICOLOSA”

Determinanti, per la sentenza, anche le condizioni disastrose della carreggiata. La perizia tecnica ha rilevato un contesto di “chiara e grave incuria”: niente segnaletica orizzontale, pozzanghere e fango per mancato deflusso dell’acqua, cunette coperte da vegetazione, ruderi e muretti in pietra privi di barriere protettive. Tutti elementi che, uniti all’asfalto bagnato, resero la strada pericolosa oltre ogni previsione.

Il giudice ha così stabilito un chiaro nesso causale tra il dissesto della strada e l’incidente. Nessuna imprudenza da parte del conducente: secondo le ricostruzioni, procedeva a circa 40 km/h, una velocità compatibile con il tratto urbano. Anche se avesse cercato di evitare un’auto proveniente in senso opposto, lo sbandamento – secondo la sentenza – resta effetto diretto delle condizioni inaccettabili della strada.

L’INCIDENTE MORTALE LE RESPONSABILITà DELLA PROVINCIA DI VIBO

La mancata manutenzione e l’assenza di adeguata segnaletica hanno pesato come un macigno nella decisione. Il giudice ha ribadito che “la perdita di controllo del mezzo costituisce concretizzazione del rischio specifico connesso alla pericolosità della strada”, e che l’ente gestore avrebbe dovuto provvedere a rimuovere o segnalare tali pericoli.

LA PROVINCIA DI VIBO ANNUNCIA APPELLO CONTRO LA SENTENZA DI RISARCIMENTO

Il processo chiude il primo grado di giudizio di una diatriba durata oltre un decennio, ma lascia aperta la porta al ricorso in Appello della Provincia di Vibo contro la sentenza di risarcimento ai familiari della vittima dell’incidente; ricorso annunciato stamani – dopo la pubblicazione sull’edizione cartacea odierna dell’articolo del Quotidiano del Sud – attraverso l’avvocato Sandro Mauro evidenziando le “molteplici criticità da cui risulterebbe affetta la statuizione giudiziale” e che contrariamente a quanto riportato nell’articolo “l’Anas non è mai stata parte del giudizio e che il Tribunale ha riconosciuto che il tracciato stradale in questione non è mai stato trasferito alla Provincia” (al riguardo ci preme precisare all’avvocato che nell’articolo non si riporta che l’Anas abbia fatto parte del giudizio e che non si fa menzione dell’assenza di trasferimento del tratto stradale alla Provincia).

Per l’avvocato Mauro, ad avviso della competente funzione tecnica, corroborata da una valutazione legale, la decisione adottata dal Tribunale ai fini dell’esatta qualificazione del tratto stradale teatro del sinistro, sarebbe frutto di una incompleta valutazione e di una errata interpretazione degli atti e dei documenti di causa forse anche dovuta ad una confusa e parziale produzione documentale delle controparti degli allegati facenti parte integrante di taluna documentazione a carattere rilevante”.

Pertanto, l’amministrazione provinciale di Vibo Valentia  proseguirà “nella tutela dei propri
interessi pubblici nelle opportune sedi giudiziarie, nella piena convinzione del proprio difetto di
legittimazione passiva in relazione ai fatti oggetto della sentenza del Tribunale di Vibo Valentia”.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA