X
<
>

Il sottopasso ferroviario a Vibo Marina

6 minuti per la lettura

I lavori al sottopasso ferroviario e l’utilizzo del piazzale a Vibo Marina “sine titulo” sono al centro delle cause intentate rispettivamente da Rfi e Ferrovie della Calabria contro il Comune di Vibo a cui chiedono un risarcimento complessivo di oltre un milione di euro


VIBO VALENTIA – Due contenziosi distinti, un unico denominatore: il Comune di Vibo Valentia rischia di trovarsi esposto a richieste economiche complessive superiori al milione di euro in due delicatissime battaglie giudiziarie che coinvolgono il sistema ferroviario regionale e nazionale. Da una parte lo scontro con Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) sui lavori del sottovia di via Sicilia, dall’altra la causa intentata da Ferrovie della Calabria per canoni non pagati e presunte occupazioni senza titolo di immobili e aree pubbliche.

Due vicende diverse ma accomunate da anni di ritardi, contestazioni amministrative, convenzioni finite nel mirino e accuse reciproche che ora saranno i giudici del Tribunale Civile di Vibo Valentia a dover dirimere.

IL CASO DEL SOTTOPASSO FERROVIARIO DI VIBO MARINA

Il primo fronte riguarda i lavori del sottovia ferroviario di via Sicilia, opera nata per migliorare la viabilità cittadina ma trasformata nel tempo in un vero caso giudiziario. A promuovere inizialmente l’azione legale era stato il Comune di Vibo Valentia, che aveva chiesto a Rfi un risarcimento di 92.744,30 euro, somma corrisposta all’impresa appaltatrice Cosmo Srl nell’ambito di un accordo bonario per i ritardi accumulati durante il cantiere.

La replica di Rete Ferroviaria Italiana, però, ha completamente ribaltato lo scenario processuale. Attraverso una domanda riconvenzionale depositata dall’avvocato Giovanni Travia, Rfi sostiene infatti che il vero soggetto danneggiato sarebbe proprio la società ferroviaria. Secondo la ricostruzione difensiva, il cantiere avrebbe subito un ritardo “abnorme” pari a 1.222 giorni oltre i tempi previsti dalla convenzione. Applicando la penale contrattuale di 527,45 euro per ogni giorno eccedente i 560 stabiliti, la società ha chiesto la condanna del Comune al pagamento di 644.543 euro, oltre ad altri 3.681 euro per attività di sorveglianza tecnica e assistenza svolte dal proprio personale durante i lavori.

I NODI TECNICI DELLA CAUSA GIUDIZIARIA CONTRO IL COMUNE DI VIBO

Dalle carte processuali emergono dettagli tecnici che spiegano la complessità dell’intervento e che rappresentano oggi il cuore della difesa di Rfi. Secondo la società ferroviaria, il Comune era pienamente consapevole dell’impossibilità di procedere rapidamente allo spostamento della linea elettrica aerea che alimenta la tratta ferroviaria a 3000 volt. Uno dei principali ostacoli sarebbe legato alla realizzazione di una nuova sottostazione elettrica a Vibo Pizzo, indispensabile per l’interramento dei cavi. Tuttavia, i lavori sarebbero stati bloccati dalla Soprintendenza Archeologica dopo il ritrovamento di reperti antichi durante gli scavi.

A questo si sarebbe aggiunto il tema della sicurezza ferroviaria. La società che gestisce la rete ferroviaria sostiene infatti che il trasferimento dei cavi non potesse avvenire prima del completo consolidamento strutturale del sottovia. In particolare, si sarebbe reso necessario attendere la maturazione del calcestruzzo – i classici 28 giorni previsti dalle norme tecniche – per evitare rischi strutturali dovuti al passaggio dei convogli ferroviari.

RFI ACCUSA IL COMUNE DI INERZIA

La linea difensiva di Rfi punta inoltre il dito contro la gestione del cantiere da parte dell’amministrazione comunale. Secondo i verbali richiamati negli atti, tra il 2014 e il 2015 vi sarebbero stati lunghi periodi di inattività causati da varianti tecniche introdotte autonomamente dalla direzione lavori comunale, oltre a problemi meteorologici che avrebbero provocato allagamenti negli scavi. Per Rfi, il Comune starebbe tentando di attribuire alle Ferrovie responsabilità che deriverebbero invece da inefficienze gestionali interne all’ente locale.

IL SECONDO FRONTE MOSSO DA FERROVIE DELLA CALABRIA

Parallelamente, il Comune di Vibo Valentia è coinvolto in un altro durissimo scontro giudiziario, questa volta con Ferrovie della Calabria Srl, che reclama quasi mezzo milione di euro tra canoni arretrati e occupazioni ritenute illegittime. La vicenda affonda le radici nei primi anni Duemila, quando il Comune ottenne in concessione diverse aree strategiche appartenenti alla società ferroviaria.

Tra queste figurano una porzione di terreno nel piazzale della stazione destinata a Centro Mercantile Polivalente; un’area di circa 14.600 metri quadrati con capannone annesso utilizzata per interventi di riqualificazione urbana; la convenzione relativa al Terminal Bus, stipulata nel 2003 e basata su una permuta immobiliare tra il Comune e Ferrovie della Calabria.

L’ACCUSA DI FDC AL COMUNE: “CANONI MAI PAGATI”

Secondo il ricorso depositato dall’avvocato Massimiliano Esposito, il Comune sarebbe rimasto sistematicamente inadempiente rispetto al pagamento dei canoni previsti dalle concessioni. Ferrovie della Calabria sostiene di avere inviato negli anni numerosi solleciti e diffide formali senza ottenere riscontri concreti. Il punto più critico riguarda però la cessazione della convenzione sul Terminal Bus avvenuta nel 2020. In quella circostanza, Ferrovie avrebbe restituito all’ente comunale l’immobile di Via degli Artigiani, mentre il Comune non avrebbe riconsegnato i locali di Via Protetti, attualmente utilizzati dalla Polizia Locale. Per la società ferroviaria si tratterebbe di una vera e propria occupazione “sine titulo”, cioè priva di qualsiasi valido titolo giuridico.

IL MISTERO DEI PAGAMENTI MAI ARRIVATI

Tra gli aspetti più controversi della vicenda emerge anche il caso dei cosiddetti “pagamenti fantasma”. Nel 2023 la dirigente comunale Adriana Teti aveva avanzato una proposta transattiva da circa 12.500 euro per chiudere le pendenze pregresse, proposta però respinta da Ferrovie della Calabria perché ritenuta enormemente inferiore rispetto al credito reale vantato. Ancora più singolare quanto accaduto nel maggio 2025: secondo Ferrovie, il Comune avrebbe comunicato via Pec l’avvenuta liquidazione di alcune somme tramite mandati di pagamento che, tuttavia, non sarebbero mai state effettivamente incassate dalla società. Nel frattempo, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, l’ente avrebbe continuato a utilizzare le aree per fiere e mercati settimanali traendone utilità economica senza corrispondere i canoni dovuti.

CHIESTO AL COMUNE DI VIBO UN RISARCIMENTO DI QUASI MEZZO MILIONE DI EURO

La somma complessiva richiesta da Ferrovie della Calabria ammonta a 495.603,55 euro, così suddivisi: 14.103,55 euro per il terreno del Centro Mercantile; 396.000 euro per il piazzale e il capannone concessi dal 2003 al 2025; 85.500 euro per l’occupazione dei locali di Via Protetti utilizzati dalla Polizia Municipale dal 2020 a oggi.

La società chiede inoltre il rilascio immediato degli immobili e sostiene che la permanenza del Comune negli spazi contestati stia provocando un danno economico ulteriore, impedendo di valorizzare e mettere a reddito i cespiti.

ENTRAMBE LE CAUSE IL PROSSIMO SETTEMBRE DAVANTI AL GIUDICE

Entrambe le vicende approderanno davanti al Tribunale Civile di Vibo Valentia il prossimo 10 settembre, data che si preannuncia cruciale per le casse comunali e per gli equilibri amministrativi dell’ente. Nel caso del sottovia di via Sicilia, il giudice dovrà stabilire se i ritardi siano stati determinati dalla complessità tecnica dell’opera, dagli imprevisti archeologici e dalle esigenze di sicurezza ferroviaria oppure da responsabilità gestionali del Comune.

Nel contenzioso con Ferrovie della Calabria, invece, sarà necessario accertare la legittimità delle pretese creditorie avanzate dalla società e verificare se il Comune abbia realmente occupato immobili e aree senza titolo giuridico valido.

Due procedimenti distinti, dunque, ma che rischiano, in caso di soccombenza, di pesare fortemente sul futuro amministrativo e finanziario di Palazzo Luigi Razza, in una fase già particolarmente delicata per l’ente cittadino.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA