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Maria Chindamo

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VIBO VALENTIA – UNA sequenza ricostruita nel dettaglio dai carabinieri del Ris dei carabinieri di Messina. Sequenza che fa solo immaginare la violenza utilizzata verso una donna indifesa e la paura della stessa nel tentativo di sottrarsi alla morte che avrebbe purtroppo trovato di lì a breve. Le fasi dell’aggressione di Maria Chindamo sono, dunque, agghiaccianti.

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In base alle risultanze degli specialisti dell’Arma è emerso chiaramente che la donna è stata aggredita non appena scesa dall’auto (lasciata con il motore acceso) solo per aprire il cancello e poter accedere al terreno agricolo ove era attesa dall’operaio, per poi essere caricata con la forza da uno o più soggetti in altra autovettura con cui gli autori del reato si sono allontanati.

L’analisi delle tracce ematiche dimostra che la colluttazione è avvenuta in più fasi: nella prima sequenza, l’imprenditrice, dopo essere stata colpita, ha toccato con la mano la ferita che le era stata provocata per poi poggiarsi sul cofano anteriore dell’autovettura, lasciando così una traccia di sangue “strisciata” dall’impronta palmare; nella seconda sequenza, la donna verosimilmente nel tentativo di avvicinarsi alla portiera della sua auto, si è poggiata sul paraurti lato guida lasciando sul posto alcuni capelli ed una traccia ematica “strisciati” sempre dall’impronta palmare; nella terza sequenza, la Chindamo, provando ad entrare in macchina ha impugnato la maniglia della portiera.

A disegnare, infine, la quarta sequenza ci sono le tracce ematiche di “schizzo” repertate sul muretto a secco che inducono a ritenere che la donna sia stata poi scagliata a terra, quindi colpita nuovamente; le ulteriori tracce ematiche rilevate al suolo sono significative di un trascinamento della vittima, mentre l’ulteriore e traccia di strisciamento lasciata sul parafanghi posteriore lato guida è segno che, all’atto del trascinamento, la vittima era ancora viva.

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