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I Ris sul luogo dell'omicidio

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ALLA ricerca di riscontri, di certezze, di chiarezza su un fatto particolarmente cruento che ha ammantato di morte una festa patronale. I carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche di Messina sono arrivati sul posto ieri mattina alle 10.30 sull’inconfondibile furgone in livrea blu scuro con strisce rosse. Saranno loro ad effettuare gli accertamenti sull’omicidio di Salvatore Battaglia, avvenuto la notte tra il 27 e il 28 settembre del 2019 in via Regina Margherita, nei pressi dell’omonima villetta, quando il giovane si trovava con altre persone a bordo di un’auto.

Un fatto di sangue verificatosi mentre in paese si respirava aria di festa per la celebrazione del patrono, San Michele, che ha visto l’arresto del presunto esecutore materiale e l’individuazione degli altri soggetti coinvolti nel delitto del 21enne, scampati alla morte, in una indagine delicata, portata a termine dagli uomini coordinati dal capitano Gianfranco Pino e dal Tenente Luca Domizi sotto il coordinamento della Dda.

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Il personale della Scientifica della Benemerita si è messo, dunque, subito all’opera, in un silenzio quasi surreale, davanti agli occhi curiosi della popolazione del borgo che ha subito compreso di cosa si trattasse. È stata, quindi, approfondita la dinamica dell’agguato notturno che aveva avuto un prologo nelle ore precedenti, per capire se le dichiarazioni intercettate agli indagati possano essere attendibili o meno.

Con in dotazione tutta la strumentazione tecnica necessaria, i militari in divisa hanno battuto palmo a palmo tutta l’area dell’omicidio – resa off limits e presidiata dalla municipale – fino alle 14, quando le attività disposte dalla Procura distrettuale hanno avuto termine. L’indagine sulla morte di Battaglia non è ancora chiusa anche se la strada è ben tracciata. Sì, perché dopo l’arresto del 32enne Antonio Felice, avvenuto in Lombardia il 27 novembre scorso, il 16 dicembre successivo, appena tre giorni prima “Rinascita-Scott”, ne scattarono altri cinque, tra carcere, domiciliari, e con obbligo di dimora, a vario titolo accusati di omicidio, tentato omicidio, favoreggiamento personale, porto e detenzione abusiva di arma da fuoco. Reati aggravati dal metodo mafioso.

L’inchiesta aveva inoltre messo in risalto una vera e propria frattura all’interno del “Locale” di Piscopio in cui le nuove che avevano intenzione di prendersi il territorio a scapito degli altri, affermando così il loro spessore criminale e a fornire preziosi dettagli era stato il neo collaboratore Bartolomeo Arena.

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