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La conferenza stampa degli inquirenti

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VIBO VALENTIA – Svolta nell’indagine sulla morte di Domenico Belsito avvenuta a seguito di un agguato a Pizzo che lo portò al decesso una decina di giorni dopo per le gravi ferite riportate.

Secondo quanto appurato dalla Direzione distrettuale antimafia, infatti, l’uomo fu ucciso per una relazione extraconiugale con la compagna di un altro componente del clan ma, soprattutto, per essersi allontanato dal sodalizio appoggiando il gruppo rivale.

A distanza di 17 anni, la Dda di Catanzaro ed i carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia ritengono di avere chiuso il cerchio su autori e mandanti dell’agguato e del conseguente omicidio facendo scattare l’arresto per sette persone.

Si tratta, nel dettaglio, dei fratelli Nicola Bonavota, di 45 anni, Domenico (42), catturato la scorsa estate dopo quasi due anni di latitanza e Pasquale (47 anni) attualmente latitante, ritenuti a capo dell’omonima organizzazione; poi Onofrio Barbieri (42), Francesco Salvatore Fortuna (42), indicato quale sicario del clan; e, per il gruppo afferente al pentito Andrea Mantella, il cugino Salvatore Mantella (47).

I dettagli sono stati riferiti dal procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Vincenzo Capomolla, dal colonnello Bruno Capece, comandante provinciale dei carabinieri di Vibo e dai vertici del Nucleo investigativo, i capitani Alessandro Papuri e Alessandro Bui.

Il delitto, per l’accusa, rappresentava la conclusione di uno scambio di favori tra la cosca Bonavota, alla quale apparteneva la vittima prima di svincolarsi, e il clan emergente guidato da Andrea Mantella che aveva chiesto la gambizzazione, poi avvenuta la sera dell’8 marzo precedente, di Antonio Franzé.

Questi due fatti di sangue hanno sancito la nascita della collaborazione tra i due sodalizi. Andrea Mantella – indagato in quanto mandante del tentato omicidio di Franzè – ha dato un input decisivo alle indagini con le sue rivelazioni riscontrate dagli investigatori.

Belsito, che aveva 34 anni, al momento dell’agguato si trovava in auto con i due figli piccoli quando fu invitato a fermarsi.

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