La conferenza stampa di Curcio, Parillo e Puglisi
INDICE DEI CONTENUTI
- 1 OMICIDIO CERAVOLO: 5 INDAGATI MA SOLO TRE IN CARCERE
- 2 LE PAROLE DEL PROCURATORE SALVATORE CURCIO
- 3 DA CURCIO LE LODI AI MAGISTRATI E AI CARABINIERI
- 4 L’OMICIDIO DI FILIPPO CERAVOLO
- 5 OPERAZIONE METICOLOSA E PREPARATA DA TEMPO
- 6 CONTESTATA ANCHE L’UCCISIONE DI ANTONINO ZUPO
- 7 RIAPERTI VECCHI CASI DI OMICIDIO
- 8 LE DICHIARAZIONI DEL COLONNELLO PARILLO
- 9 IL BLITZ ILLUSTRATO DAL COLONNELLO PUGLISI
La conferenza stampa del Procuratore Curcio e dei colonnelli dell’Arma, Parillo e Puglisi, sull’operazione contro il clan Loielo in cui un capitolo è dedicato all’omicidio di Filippo Ceravolo con l’individuazione dei presunti mandanti ed autori. Il giovane, vittima di ‘ndrangheta, ucciso il 25 ottobre 2012, mentre rimase ferito il vero obiettivo dei killer
VIBO VALENTIA – «Oggi si è restituita dignità a due genitori, perché penso che non ci sia disgrazia peggiore che possa capitare a un essere umano che sopravvive ad un figlio e poi perdere un figlio in queste circostanze senza essere in grado di potersi dare una spiegazione su quella su quello che è realmente accaduto è ancor più doloroso».
Così il procuratore capo di Catanzaro, Salvatore Curcio, commenta gli esiti dell’indagine che ha fatto luce sull’omicidio di Filippo Ceravolo, avvenuto la sera del 25 ottobre del 2012, tra Vazzano e Soriano, in località Calvario, in cui rimase ferito Domenico Tassone, ritenuto il vero obiettivo dei killer. D’altronde, già qualcosa su quel tragico fatto era emerso nella recente indagine contro gli Emanuele-Idà della scorsa settimana.
OMICIDIO CERAVOLO: 5 INDAGATI MA SOLO TRE IN CARCERE
Per i carabinieri di Vibo e la Dda, il cui lavoro è stato un lavoro meticoloso e puntuale, il commando “era formato da cinque persone con compiti differenti: Bruno Lazzaro e Nicola Ciconte avrebbero avvertito Giovanni Alessandro Nesci e un’altra persona per la quale il giudice non ha ritenuto sufficiente l’esigenza di una misura cautelare, del passaggio dell’auto con a bordo Tassone, mentre il mandante è da ricercarsi in un altro soggetto (anche lui indagato per questo episodio) che siederebbe al vertice della cosca dei Loielo, avversa a quella degli Emanuele-Idà.
LE PAROLE DEL PROCURATORE SALVATORE CURCIO
Nel corso della conferenza stampa di questa mattina a Catanzaro, Curcio ha inizialmente espresso quel giudizio sullo strazio vissuto per 14 anni dai genitori di Filippo per poi soffermarsi sull’immane lavoro degli investigatori dell’Arma rappresentati dai vertici provinciali, il colonnello Antonio Parillo, alla guida del Comando Provinciale e Simone Puglisi, comandante del nucleo investigativo, per infine evidenziare un dato che lascia presupporre l’apertura di altri scenari e sviluppi: «Abbiamo ancora molto altro su cui lavorare». I collaboratori di giustizia hanno offerto spunti «rappresentando tuttavia solo un tassello del puzzle».
DA CURCIO LE LODI AI MAGISTRATI E AI CARABINIERI
«Se il risultato odierno si è conseguito è solo in virtù delle grandi capacità professionali mostrate che i colleghi e l’Arma ci hanno messo nell’analizzare minuziosamente anche il più piccolo indizio, avendo cura poi di procedere ad una valutazione unitaria». Una indagine che arriva in sequenza rispetto alle ultime due, quella afferente al gruppo Maiolo e quella che la scorsa settimana ha riguardato il clan Emanuele-Idà, su uno spaccato relativo alla guerra di ’ndrangheta avvenuta in quelle aree geografiche per il controllo del territorio delle Preserre Vibonesi e che dal 2002, ovverosia dopo l’omicidio dei fratelli Giuseppe e Vincenzo Loielo del 22 Aprile 2002, che era saldamente sotto il controllo degli Emanuele.
«Ebbene, ha aggiunto il magistrato, il gruppo avverso dei Loielo ha tentato di “riacquisire quel controllo scatenando una cruenta guerra che ha portato a numerosi fatti di sangue culminati addirittura con attentati anche di una certa pericolosità sociale».
L’OMICIDIO DI FILIPPO CERAVOLO
In questo contesto si inserisce l’omicidio di un innocente, quello di Filippo Ceravolo, la cui unica colpa è di trovarsi a bordo, ricevendo un passaggio, nell’auto con Domenico Tassone per andare a Vazzano dalla propria fidanzata. «Oggi – ha aggiunto il capo della Procura di Catanzaro – siamo in possesso di gravi indizi di colpevolezza nei confronti di alcuni soggetti: Nicola Ciconte e Bruno Lazzaro, che in qualità di “Specchietti”, a bordo della di una Fiat Punto di colore grigio, attendendo il passaggio dell’autovettura su cui viaggiava la vittima, attraverso tre i colpi di clacson, hanno segnalato al gruppo di fuoco di agire».
Tuttavia, l’unico per il quale si è raggiunta la gravità indiziaria a parere del gip, e quindi emessa la misura cautelare in carcere, è il solo Giovanni Alessandro Nesci, 36 anni. Lui e un’altra persona, una volta ottenuto il segnale «hanno aperto il fuoco colpendo principalmente il povero Filippo e ferendo soltanto in maniera lieve Tassone. Individuato il presunto mandante – ha precisato Curcio – così come il quarto partecipe, che era in compagnia di Nesci sull’auto, ma il gip nei loro confronti non ha riconosciuto la gravità indiziaria».
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OPERAZIONE METICOLOSA E PREPARATA DA TEMPO
Una operazione meticolosamente studiata e preparata “già da un po’ di tempo – ha aggiunto il magistrato – per addivenire in maniera certa alla localizzazione preventiva dei target sì che tutti fossero assicurati alla giustizia”. E sull’archiviazione dell’inchiesta avvenuta gli scorsi anni, Curcio ha spiegato che è “preferibile procedere in tal senso su un procedimento piuttosto, come avvenuto a suo tempo, per poi riaprirlo in presenza di nuovi elementi e andare a giudizio con un’alta probabilità di condanna nei confronti degli indagati”.
CONTESTATA ANCHE L’UCCISIONE DI ANTONINO ZUPO
Parallelamente alle vicende omicidiarie – ad altri indagati si contesta anche l’omicidio di Antonino Zupo, del 22 settembre 2012 – oggetto di investigazione sono ulteriori fatti di natura estorsiva, di violazione al testo unico sulle armi e munizioni ed esplosivi, tant’è che nel corso delle indagini vi è stato il sequestro di armi da guerra quali ad esempio un Kalashikov.
RIAPERTI VECCHI CASI DI OMICIDIO
Il procuratore Curcio ha inoltre annunciato una sostanziale novità, vale a dire la riapertura di fascicoli dimenticati attraverso l’ausilio di un organismo investigativo di eccellenza proprio per cercare di riattualizzarli, sia alla stregua delle conoscenze attuali non solo di tipo investigativo come ad esempio il sopravvenire di nuovi collaboratori di giustizia piuttosto che di altre fonti di prova comunque rilevanti, e sia in ragione del progresso tecnologico. Questo perché in Calabria “l’omicidio non è un episodio occasionale ma purtroppo ha contrassegnato la storia criminale di questa nostra terra” e l’attenzione della Dda e delle forze dell’ordine sull’area delle Preserre è massima “in ragione della spiccata pericolosità sociale di gruppi di ’ndrangheta proiettati con un’enorme facilità alla commissione di fatti di sangue e ad altri gravissimi episodi che mettono in pericolo la stessa incolumità pubblica”.
E poi una promessa: “Vi posso assicurare che nessun fatto impunito, a maggior ragione nei confronti di una vittima innocente di mafia, sarà mai sottratto alla nostra attenzione investigativa”.
LE DICHIARAZIONI DEL COLONNELLO PARILLO
Soddisfazione espressa anche dal colonnello Antonio Parillo il quale si è soffermato sulle peculiarità di una indagine così complessa svolta utilizzando le “ordinarie tecniche investigative. Da un lato queste, dall’altro invece quelle più propriamente di riscontro sul territorio affidate all’abilità investigativa degli operanti che si sono cimentati naturalmente con una complessità territoriale che condiziona notevolmente il loro agire, visto che stiamo parlando di piccoli centri” dove è facile essere individuati.
Tuttavia la tecnica maturata dall’Arma è “ben consolidata e pienamente plasmata, conforme al criterio della convergenza dei molteplici elementi che in corso d’opera si raccolgono che in questo caso sono stati numerosi vista lo spettro temporale che ha abbracciato l’inchiesta”. E parlando dell’omicidio di Filippo Ceravolo, il colonnello Parillo ha sottolineato che dopodomani, in occasione di un incontro con le scuole, potrà dire «che la giustizia a volte può apparire lenta però quella l’efficacia alla quale tende poi si manifesta. E ciò rappresenta il volano di un’ulteriore sentimento che è quello della fiducia nelle istituzioni finalizzato all’abbattimento del muro di omertà».
IL BLITZ ILLUSTRATO DAL COLONNELLO PUGLISI
Ad illustrare infine qualche del blitz è stato il Colonnello Simone Puglisi riferendo che già alle 4 del mattino «abbiamo assicurato alla giustizia tutte le persone colpite dal provvedimento senza particolari criticità. Il dispositivo ovviamente è stato proiettato sul territorio nazionale e senza alcun intoppo, ed è stato supportato dallo Quadrone Cacciatori e dal Nucleo elicotteri dell’Arma», ha concluso mandando un abbraccio ai genitori di Ceravolo.
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