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Sulla morte del piccolo Alessio Pio di Zungri, la dirigente del nido di Tropea, dove si sospetta la presenza di un batterio killer e che il bambino frequentava, chiarisce: «Abbiamo seguito tutte le procedure previste e chiuso la struttura in autotutela»
VIBO VALENTIA – “Abbiamo seguito tutte le procedure previste, contattato immediatamente l’Asp e disposto la chiusura della struttura in via precauzionale, senza attendere indicazioni formali, per tutelare i bambini e le loro famiglie”.
È da qui che Serena Miceli, dirigente della Family Baby School di Tropea, sceglie di partire per ricostruire quanto avvenuto nei giorni scorsi all’interno della scuola frequentata dal piccolo Alessio Pio, il bambino di un anno e mezzo di Zungri deceduto all’ospedale di Catanzaro. Mentre l’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia prosegue gli accertamenti, la responsabile dell’istituto ripercorre la sequenza delle decisioni adottate dalla scuola, dalla comparsa dei primi casi gastrointestinali fino alla sospensione delle attività e alla sanificazione straordinaria dei locali.
Al momento del colloquio con il Quotidiano del Sud, personale dell’Asp era già impegnato all’interno della struttura per i primi sopralluoghi e le verifiche del caso. L’ipotesi al vaglio riguarda un possibile focolaio riconducibile al Clostridium difficile. Il batterio che, secondo quanto riferito dalla dirigente, potrebbe essere stato introdotto dall’esterno. “Stiamo ipotizzando insieme all’ASP quello che potrebbe essere successo. Molto probabilmente è un batterio che è entrato dall’esterno all’interno della struttura, e quindi stanno facendo le verifiche del caso per capire come interrompere questa catena di contagi”.
Miceli aggiunge che si tratterebbe, in particolare, del Clostridium difficile, definendolo: “Un batterio che si prende generalmente all’interno delle strutture ospedaliere”. E sulla possibilità di individuare il primo caso, la dirigente ritiene che difficilmente si potrà arrivare a una risposta certa: “Penso che non si saprà mai quale bambino l’abbia contratto e poi trasmesso agli altri.”
La cronologia: dai primi sintomi alla chiusura precauzionale
Secondo la ricostruzione fornita dalla dirigente, i primi episodi di malessere risalgono a circa una settimana fa: “Nell’ultima settimana i bambini hanno cominciato ad avere disturbi gastrointestinali, abbastanza comuni nei bambini di quella fascia d’età”.
Il quadro sarebbe poi cambiato tra venerdì e martedì, quando alcuni bambini hanno visto aggravarsi la sintomatologia. “Tra venerdì e martedì ci sono stati un paio di bambini che si sono aggravati, per cui noi abbiamo contattato l’Asp e abbiamo deciso di chiudere la struttura in maniera precauzionale”. La dirigente sottolinea poi come la scuola abbia agito con tempestività non appena è stata informata dei ricoveri. “Noi abbiamo avuto notizia dei bambini ricoverati martedì, e già ieri pomeriggio abbiamo scritto all’ASP; ieri stesso abbiamo mandato anche la lettera di chiusura.”
Contestualmente è partita una comunicazione alle famiglie: “Abbiamo informato i genitori che avremmo chiuso la struttura da oggi fino a domenica, per permetterci una sanificazione dei locali”.
Una decisione, precisa Miceli, assunta in autonomia per ragioni di tutela: “Non avendo ancora avuto risposta dall’ASP, abbiamo deciso in autotutela di procedere: abbiamo il potere di farlo.” Il contatto con l’Azienda sanitaria, aggiunge, era comunque già stato avviato, circstanza confermata anche dal dottor Sestito.
La struttura e i casi registrati
La Family Baby School comprende nido, sezione primavera e scuola dell’infanzia: “Siamo nido, primavera e infanzia, non solo asilo nido: siamo scuola paritaria ministeriale per tutto il percorso 0-5 anni”.
Complessivamente, spiega Miceli, la struttura accoglie circa cento bambini, mentre le sezioni nido e primavera contano tra i venti e i venticinque iscritti: “All’interno della struttura gravitano circa 100 bambini”. Per quanto riguarda i casi registrati, la dirigente precisa: “Circa cinque bambini hanno avuto una sintomatologia un po’ più evidente, mentre gli altri hanno manifestato sintomi lievi, che non hanno richiesto nemmeno l’intervento del medico.”
La sanificazione con prodotti ospedalieri
Tra le misure adottate figura anche una sanificazione straordinaria dei locali con prodotti specifici: “Le scuole normalmente igienizzano quotidianamente con prodotti a base di cloro, che sono quelli previsti per le scuole. Questo tipo di batterio, invece, non si debella con prodotti a base di cloro, ma con prodotti a base di acqua ossigenata, che normalmente non si usano nelle scuole, ma negli ospedali”.
Per questo motivo la scuola ha richiesto al proprio fornitore prodotti utilizzati nelle strutture sanitarie: “Ci siamo premurati di contattare lo stesso fornitore che ci fornisce i prodotti di sanificazione quotidiana, per farci pervenire i prodotti che fornisce alle cliniche e agli ospedali, per sanificare la scuola”.
La collaborazione con gli investigatori
Miceli ribadisce la piena disponibilità della scuola nei confronti dell’Asp e delle forze dell’ordine impegnate nelle verifiche. “Siamo molto collaborativi con loro: stiamo facendo i tamponi, stiamo fornendo tutto, perché chiaramente anche noi vogliamo capire. Siamo vittime anche noi, insieme ai bambini, di questa situazione.” E aggiunge: “Anche per noi è una cosa che preoccupa. Tutti noi che lavoriamo dentro la struttura abbiamo figli, persone fragili magari a casa. Portare dentro un batterio molto difficile da debellare è un problema serio — infatti i batteri ospedalieri sono resilienti”.
“La prima volta che affrontiamo una situazione del genere”
La dirigente ricorda di gestire tre scuole paritarie, tra Tropea, Cosenza e Castrovillari, con 65 dipendenti e quasi 400 alunni. “Ne ho tre: una a Cosenza, una a Tropea e una a Castrovillari. In totale abbiamo 65 dipendenti e quasi 400 alunni”.
Quindi le conclusioni della dirigente: “Generalmente gestiamo le cose in maniera molto professionale — non mi piace dirlo da sola, però è così. Questa è la prima volta che affrontiamo una situazione del genere. Però uno cerca sempre di fare il meglio: poi non sempre ci si riesce, ma quantomeno si prova a ridurre il rischio, quello è chiaro.”
Gli accertamenti dell’Asp e le verifiche cliniche restano in corso. Al momento non risulta accertato alcun nesso causale tra il decesso del piccolo Alessio Pio e il presunto focolaio batterico ipotizzato all’interno della struttura scolastica. Saranno le indagini, avviate anche dopo la denuncia presentata dai genitori del bambino, a chiarire l’origine dei contagi e le eventuali responsabilità.
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