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L'Asp di Vibo Valentia

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VIBO VALENTIA – «Caro commissario Giuliano, se è già in ferie le interrompa per un giorno e prenda subito provvedimenti affinché tale inaccettabile disfunzione della “sua” azienda non abbia più a ripetersi». A parlare, letteralmente imbufalita, è Mattea “Tea” Policaro, pensionata di Vibo ed ex caposala all’ospedale Jazzolino, dunque una che l’azienda la conosce bene e alla quale è indubbiamente affezionata. Se dunque ha deciso ugualmente di denunciare pubblicamente quanto le è accaduto è perché è davvero convinta che cose del genere non si devono verificare, nell’interesse non solo degli utenti ma anche della stessa azienda. E, come vedremo, la sua vicenda fa il paio con quella di un altro assistito, segno che l’inconveniente incriminato non è l’eccezione ma, purtroppo, la prassi.

La vicenda, nelle parole dell’interessata: «Sono cardiopatica e soffro anche di diabete, periodicamente devo sottopormi a visita cardiologica con relativi accertamenti. Il 5 dicembre scorso sono andata a prenotarmi e mi sono vista assegnare la data del 10 agosto 2020. Dieci mesi di attesa, dunque… Già questo mi aveva contrariata, e non poco, comunque essendo andata allo sportello con buon anticipo mi sono messa l’anima in pace».

È successo però che l’altro ieri, appunto il 10 agosto, la donna, giunta con la sua prenotazione in mano davanti all’ambulatorio cardiologico, alla sede di Moderata Durant, ha trovato la porta chiusa. Forse il cardiologo sta per arrivare, si è detta, sedendosi lì davanti in attesa insieme ad altri utenti speranzosi. Una speranza che però è subito sfumata allorché un’addetta li ha informati che il dottore non sarebbe arrivato perché era… in ferie e che dovevamo chiedere una nuova prenotazione. «Non credevo alle mie orecchie – commenta ancora visibilmente alterata – Ma come? Mi fanno aspettare 10 mesi per un semplice elettrocardiogramma e quando finalmente mi presento mi dicono che il medico è andato in ferie? Ma è possibile tutto questo?».

Immaginabili i mugugni e le proteste ma, chiaramente, non c’è stato nulla da fare. «Quando abbiamo chiesto perché non ci avessero informati, ci ha risposto che avrebbe dovuto farlo il Cup, l’ufficio del Centro unico di prenotazioni. Ho telefonato al numero verde ma mi hanno replicato che lo doveva fare l’ambulatorio… Il classico scaricabarile, insomma. Intendiamoci, il medico in questione ha tutto il diritto di godere delle sue ferie. Immagino però che le ferie vengano comunicate a qualche ufficio dell’Asp ed è questo che deve provvedere. E controllare. In tutto questo il rispetto della dignità degli utenti che posto occupa?».

 Ma non è stata solo questa la beffa: «Quando poco dopo ho telefonato per una nuova prenotazione, dal Cup me l’hanno fissata a giugno del 2021, un anno dopo. Ma si può?».

Come si diceva, il caso della Policaro non è certo isolato. Ieri infatti a protestare è stato Francesco Colloca, un pensionato di Vena superiore che racconta una vicenda in tutto e per tutto simile: prenotazione per un elettrocardiogramma richiesta il 5 dicembre 2019 e assegnata, come l’altra, al 10 agosto 2020. Presentatosi allo sportello, gli è stato detto che il medico, sempre lo stesso (l’unico, allora?) era andato in ferie e che le visite venivano spostate. Occorreva riprenotarsi col Cup.
La nuova data? Il 15 giugno 2021. «Per arrivare alla visita cardiologica – commenta, polemico – ho dovuto fare degli esami clinici costosi, non esenti da ticket, che fino alla prossima visita non saranno più attendibili e, di conseguenza, dovrò ripeterli. Un comportamento inqualificabile la cui responsabilità diretta va addebitata in primo luogo al dirigente di settore che dovrebbe imporre ai suoi impiegati di comunicare tempestivamente l’eventuale assenza del medico. Visto però che ciò non avviene, la responsabilità oggettiva va addebitata, in ultima analisi, a chi dirige l’Asp, il quale dovrebbe imporre ai suoi uffici un maggiore rispetto degli utenti».

Due vicende simili, dunque, a conferma che questa è la prassi: «Non potendo aspettare ancora un anno – aggiunge l’ex caposala Policaro – sono andata a Villa dei gerani dove, senza alcun aggravio di spesa, avrò la prestazione tra pochissimi giorni. Mi chiedo: perché lì funziona e nella sanità pubblica no? Al di là della mia vicenda – conclude, ancora irritata – pensiamo ai disagi di quanti, soprattutto anziani o malati, provenienti dall’entroterra, si alzano presto, si fanno accompagnare all’ambulatorio e per poi scoprire che il medico non c’è. Caro commissario Giuliano, come si sentirebbe lei in quel caso?». 

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