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L'ospedale Jazzolino di Vibo Valentia

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VIBO VALENTIA – Un altro medico dello Jazzolino è risultato ieri positivo al Covid-19. Si tratta di una pediatra residente fuori provincia. Lo hanno confermato ieri pomeriggio fonti dell’azienda sanitaria che hanno precisato che l’interessata è stata posta subito in isolamento domiciliare. La donna si era regolarmente vaccinata a suo tempo, assumendo le due dosi prescritte.

Salgono dunque a tre, in pochissimi giorni i casi di positività del personale sanitario: la pediatra si aggiunge infatti, come abbiamo rivelato nei giorni scorsi, ad un collega di anestesia e a un’infermiera di ostetricia. Intendiamoci: questi sono i casi di cui si è venuti a conoscenza ma non è escluso che ve ne siano altri, conclamati o ancora da accertare.

Il virus, insomma, continua a circolare nell’ospedale. Lo attesta un altro particolare, confermato ieri pomeriggio da un sanitario del nosocomio: nel reparto di cardiologia, un paziente 50enne, che all’atto del ricovero era negativo, sarebbe ora risultato positivo. Tutto questo, non può che indurre preoccupazione tra gli utenti i quali, dal canto loro, qualche responsabilità ce l’hanno pure, considerato che, a differenza di quanto avveniva prima, oggi in ospedale vogliono entrare pressoché liberamente. Un aspetto sottolineato dal primario di pediatria Salvatore Braghò che, come vedremo, rivolge un appello all’utenza.

La positività della pediatra in questione è stata accertata nel quadro del tracciamento avviato dalla direzione del nosocomio dopo il caso della citata infermiera di ostetricia. L’azienda, cioè, ha subito sottoposto a tampone le persone con le quali era venuta in contatto. Dopo l’esito odierno, ha fatto l’esame l’intero personale, sanitario e non, di pediatria, con esiti allo stato tutti negativi. Si sta risalendo ora ai possibili contatti indiretti dell’infermiera.

Intanto, come informa Michelangelo Miceli, direttore del nosocomio, l’azienda sta procedendo alla sanificazione dell’intero presidio. «I casi di positività nello Jazzolino sono la conseguenza del sostanziale venir meno delle cautele (mascherine, distanziamento, ecc.) alle quali eravamo finora abituati. Basta vedere gli assembramenti che si registrano nella nostra città, soprattutto di sera, basta passare, ad esempio, su corso Umberto I».

Non è sufficiente, insomma, essersi vaccinati per sentirsi completamente al sicuro: «Riprendere il Covid non sta portando, è vero, a conseguenze preoccupanti, almeno finora, ma consente al virus di infettare altri. Insomma, dobbiamo renderci conto che il “liberi tutti” può portare a sviluppi pericolosi». Stesso concetto dal primario Braghò: «Le misure da prevenzione vanno assolutamente mantenute. Chiediamo pertanto alla popolazione di collaborare». E un invito agli utenti del suo reparto: «Le misure limitative nell’accesso al reparto, che noi continuiamo ad attuare, possono suscitare qualche mugugno tra i familiari dei nostri piccoli pazienti ma è bene che si capisca che lo facciamo nell’interesse di tutti. Arrivano interi nuclei familiari che chiedono di entrare a visitare un bambino. Questo non è possibile ed io mi appello al senso di responsabilità della gente».  

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