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Pippo Callipo nella sua azienda con l'ex segretario del Pd Nicola Zingaretti

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VIBO VALENTIA – Guida da anni con grande successo l’azienda di famiglia, molto attaccato alla sua terra e alla sua famiglia tanto da farne uno slogan, “Io resto in Calabria”, con cui era sceso in politica nella speranza di mettersi a disposizione della Calabria e della sua gente.

Un’esperienza che lo ha segnato, che lo ha deluso e dalla quale ne è uscito non senza subirne problemi. E proprio dalla politica inizia la chiacchierata con Pippo Callipo, che torna a parlare per la prima volta dopo la sua esperienza da consigliere regionale. E si capisce dalle prime parole che l’esperienza politica lo ha segnato.

«Una esperienza pessima – afferma -, pur navigandoci intorno per motivi di lavoro, di associazione, essendo stato presidente regionale di Confindustria, bene o male avevo dei contatti. Ma non immaginavo di trovare sedendomi in Consiglio regionale un mondo completamente diverso da quello reale. Ad ogni mia proposta che mirava al risparmio e al migliore modo di spendere le risorse finanziarie, venivo deriso. Ricordo quando proposi di evitare la spesa di 500mila euro per una inutile commissione, la settima, e mi venne risposto che serviva per accontentare un candidato presidente della coalizione di maggioranza. E ancora sono così. Francamente ho resistito due o tre mesi ma poi sono scappato perché me ne andavo fuori di testa, stavo male psicologicamente. Anche il medico mi ha consigliato di lasciare. Non dico di aver pensato al suicidio ma quasi. Tante notti insonni che passavo sul balcone di casa fissando il vuoto. Stavo male perché capivo cosa voleva dire lasciare. Sapevo la reazione e le critiche che avrei subito, ma la gente non sa quello che succede in quelle stanze. Come facevo a resistere io abituato nell’azienda a ragionare nell’interesse di tutti, dell’azienda e dei dipendenti e poi fare utile per farla progredire. Ho capito che quell’ambito è lontano dal mio status, dai miei valori. Ci tengo a ribadire che i miei compensi da consigliere regionale sono stati tutti devoluti in beneficenza».

Un’esperienza deludente. Vorrebbe riprovarci?

«Assolutamente no.  Nemmeno se venissero a prendermi di forza. Molti amici hanno capito e nessuno si è più permesso di porre questa domanda, sapendo quanto è stata grande la mia sofferenza. Ne parlo ora da quando è successo a cuore aperto ma è un capitolo chiuso».

Ma da uomo che vive la Calabria con tutta la passione possibile, cosa serve a questa terra, quali sono le priorità per uscire dallo stato perenne di emergenza economica?

«L’inquinamento marino sarebbe una priorità. Un mare che aspetta da anni di essere pulito. Mi ricordo le parole di Agazio Loiero, era il 2002, “Chiedo scusa ai turisti – disse – il mare non sarà più così”. Sono passati quasi vent’anni e siamo sempre peggio. Per non parlare della zona industriale di Lamezia Terme, lato montagna che è la fine del mondo e che meriterebbe attenzione, promozione, e invece è abbandonata. Adesso è tutta commissariata. Non c’è nessuno sviluppo, è abbandonata. Si pensi che c’è un sistema di telecamere di sorveglianza che potrebbe essere d’aiuto alle aziende ma non funziona perché alcuni hanno rotto la cabina e non funziona. Come si può parlare di sviluppo? Si riempiono la bocca nei convegni parlando dei giovani, ma cosa fanno per i giovani, cosa ha fatto la Regione per i giovani? Solo parole. I giovani devono restare in Calabria, dicono. Ma dove trovano lavoro in Calabria. Mi ricordo in un convegno mi fecero la domanda su come trattenere i giovani in Calabria. Risposi o con le catena alle caviglie o dare loro una possibilità di lavoro dignitoso con cui vivere. Invece si offrono 800/900 euro. Chi controlla? Certo che vanno via. I giovani restano in Calabria fino alla foto con l’alloro in testa a testimoniare la fine degli studi universitari, studi fatti con grandi sacrifici da parte della famiglia. In Calabria non si cambierà mai fino a quando ciò che spetta di diritto si è costretti a chiederlo come favore. E su questo si basa il consenso di molti politici».

E lo sport? La Tonno Callipo Calabria?

«Il problema giovani si riflette anche sullo sport. Se i giovani vanno via è difficile costruire atleti. Nel mondo della pallavolo dopo Rosalba, Barone e Lavia, chi altri è arrivato a giocare ai massimi livelli? Le nostre giovanili si fermano ai sedici anni al massimo diciotto poi vanno via o nelle associazioni sportive universitarie o in società di altre regioni. Sono problemi concatenati».

La prima squadra come va?

«Siamo partiti bene alla prima giornata poi una serie di difficoltà. Tra queste l’infortunio del nostro opposto, e senza l’opposto è difficile fare punti, anche se nell’ultima giornata a Monza, senza l’opposto titolare abbiamo fatto i primi due set da grande squadra, poi abbiamo ceduto sotto il ritorno del Monza. Va ricordato però che da quelle parti spendono quattro volte quello che spendiamo noi. Poi guardi la loro maglietta di gioco e ti rendi conto dove sta la differenza: noi tre portiamo scritto Tonno Callipo, Gelateria Callipo e Popilia resort, sulla maglia del Monza i nomi di almeno dieci grosse aziende. Non potremo mai competere ad armi pari. Abbiamo chiesto al Comune una sorte di agevolazione sulla Tari (in altri posti le istituzioni locali sono al fianco delle società) e ci è stato risposto picche. Certo non avremmo risolto il problema del nostro budget ma sarebbe stato un segno di sostegno che spinge a continuare e fare meglio possibile».

I rapporti con la Lega Volley?

«Molte cose che chiedono non le capisco. Una su tutte. Ci hanno costretto a portare la capienza del palazzetto a 3500 posti come sono a Modena, a Trento ma noi non abbiamo quel territorio, non abbiamo quel seguito, non abbiamo due milioni di persone nel circondario come invece hanno loro. Al massimo alle nostre partite interne ci sono settecento persone. Ci hanno fatto spendere decine di migliaia di euro per una cosa che non ha senso. A volte abbiamo la sensazione di non essere graditi in Superlega».

Due parole sulla famiglia, per concludere l’intervista. Giacinto più azienda Tonno, Filippo Maria più pallavolo?

«Giacinto sono più di dieci anni che lavora in azienda, mentre Filippo Maria solo da tre. Comunque sì, Filippo Maria segue di più la pallavolo essendo anche vicepresidente. Anche perché si è cresciuto nel nostro settore giovanile e ama profondamente la pallavolo».

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