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La celebrazione a Mileto

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MILETO (VIBO VALENTIA) – La Cattedrale era piena in ogni ordine di posto ha salutato il ritorno di una cerimonia che mancava a Mileto da ben 36 anni.

L’ultimo vescovo proveniente dalla diocesi, infatti, fu Vincenzo Rimedio, emerito di Lamezia Terme, nel 1982, 36 anni dopo la chiesa miletese ha condiviso la gioia di mons. Francesco Massara.

È lo stesso vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, Luigi Renzo che parla «di gioia e gratitudine al Signore ed al S. Padre Papa Francesco per aver prescelto Mons. Massara a pastore della Chiesa sorella di Camerino – S. Severino Marche, prestigiose ed antichissime sedi unificate, come le nostre, il 30 settembre 1986, e pregnanti di storia e di santità».

Renzo inoltre ricorda come «il dono di un Vescovo per una Chiesa locale è di tale rilevanza ecclesiale, che difficilmente riusciamo a coglierne la sublimità, come difficilmente riusciamo a percepire il mistero che il prescelto dal Signore si porta dentro».

Nell’ordinazione episcopale «il Vescovo – spiega Renzo -riceve una speciale effusione dello Spirito Santo che lo cambia radicalmente configurandolo in misura tutta speciale a Cristo pastore».

Il pastore della diocesi poi aggiunge come «il ruolo e la missione del Vescovo, in un mondo come il nostro caratterizzato da una cultura indifferente e per certi versi allergica ed incapace di accogliere e trasmettere il Vangelo, risultano essere quanto meno complicati e per nulla facili», ma, ricordando il terremoto che ha colpito le Marche, cita le parole che il Signore dice a Geremia «andrai da coloro a cui ti manderò senza paura perché io ti ho costituito messaggero, apostolo e maestro».

Citando Sant’Agostino e Papa Francesco, il vescovo miletese ribadisce le tre dimensioni del Vescovo che deve «essere uomo di preghiera: egli trova consolazione e forza nella consapevolezza che anche Gesù ha pregato e prega per lui», ma anche «sentirsi scelto da Gesù indipendentemente dai meriti e dalle debolezze umane».

Infine, che «il vescovo è un uomo che non ha paura di scendere in mezzo al popolo e farsi prossimo, sposando la vita e le sofferenze di tutti. Nel suo popolo, di cui è pastore, trova la ragione ed il senso del suo “essere apostolo di Gesù”. Senza il suo popolo non riesce a stare, come lo sposo non riesce a stare senza la sua sposa».

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