3 minuti per la lettura
Migliaia di devoti sono accorsi a Paravati, principale frazione di Mileto, nell’occasione della Festa della Mamma e del 39° anniversario della nascita della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime
MILETO – Migliaia di devoti si sono riuniti a Paravati, principale frazione di Mileto, nella cornice della Villa della Gioia, per celebrare la Festa della Mamma e il 39esimo anniversario della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime. Fedeli giunti da tutta la regione hanno affollato il complesso architettonico dedicato alla Vergine, dando vita a un profondo momento di raccoglimento e rivolgendo preghiere a una delle figure spirituali più amate del territorio.
Un vero fiume di pellegrini ha invaso Paravati, confermando quanto il carisma di Natuzza Evolo continui a esercitare un forte richiamo. Tra preghiere e commozione, la liturgia presieduta dal vescovo Attilio Nostro ha vissuto il suo momento cruciale nell’aggiornamento sull’iter canonico. La Chiesa sta procedendo speditamente e il Presule ha tracciato la rotta che porterà la “Mamma” verso gli altari.
I cancelli della Villa della Gioia si sono aperti alle ore 8:00, dando inizio a una giornata di fede e devozione nel segno della comunione. Migliaia di storie diverse si sono ritrovate unite in un silenzio devoto, rigenerando un legame indissolubile che il tempo non scalfisce. Alle 10:30 ha avuto luogo la processione della statua della Vergine, accompagnata dagli stendardi fino al sagrato. La comunità ha poi recitato la supplica a Maria scritta dalla stessa Natuzza, preludio alla solenne celebrazione presieduta dal Vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, Mons. Attilio Nostro.

Il Vescovo Nostro, nel corso della sua profonda riflessione omiletica, ha esplorato i sentieri impervi del perdono e l’essenza stessa della testimonianza cristiana. «Cristo ci chiede di pregare per i nostri nemici. Per coloro che ci perseguitano, perché quella è l’occasione in cui possiamo rendere testimonianza che amiamo davvero Dio. Amiamo quei fratelli, perché Dio ci ha amati quando non eravamo amabili e senza pretendere niente in cambio. Anche a noi Cristo chiede di aprirci alla persecuzione. E allora forse noi scopriremo non solo le nostre, ma anche le carte degli altri».
Attraverso queste parole, il Presule ha inteso delineare il motore immobile che agita l’anima del credente: «L’amore per chiunque, l’amore di Cristo portato agli altri». Un amore che trovava in Natuzza un’interprete eccezionale e limpidissima. «In questo – ha proseguito Monsignor Nostro – Natuzza possedeva la “sapienza dei semplici”».
Nonostante la sua figura fosse spesso circondata da chi si avvicinava mosso da mera curiosità o da un’errata percezione del suo carisma, arrivando a bollarla con l’appellativo riduttivo di “santona”, lei non cedeva all’inquietudine. Al contrario, con la sua proverbiale e infinita pazienza, era solita rispondere: «Non importa perché vengono, a me importa come se ne vanno. A me interessa quello che Cristo mi dice di dire loro». Si tratta di una lezione di rara profondità spirituale che, nelle conclusioni del Vescovo, risuona come un mandato per l’intera comunità: «Dovrebbe diventare anche la nostra sapienza, quella dei semplici».
COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA