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Il tavolo dei relatori con il sindaco Giordano, il prefetto Zito, il procuratore Falvo, il colonnello Capece, il responsabile di Libero Borrello, il sindaco dei ragazzi Ciccone e i genitori di Francesco Prestia Lamberti

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MILETO – «Legalità significa riscoprire l’arte del confronto rifiutando la logica della violenza che innesca spirali d’odio».

C’era lo Stato in tutte le sue incarnazioni all’appuntamento organizzato dall’amministrazione comunale dei Ragazzi di Mileto, guidata dal sindaco dei ragazzi Giulia Ciccone, insieme all’amministrazione comunale di Mileto, guidata dal sindaco Salvatore Fortunato Giordano in collaborazione con Libera. C’era tutto lo Stato.

C’era il prefetto di Vibo Valentia, Francesco Zito, il procuratore della Repubblica, Camillo Falvo, le più alte cariche militari tra cui il comandante provinciale dei carabinieri colonnello Bruno Capece, c’era la scuola c’era la politica ma, soprattutto c’era la gente, la popolazione e tra la gente c’era chi dalla violenza delle mafie e della mentalità mafiosa si è visto strappare gli affetti più cari: tra gli altri i familiari di FIlippo Ceravolo, di Maria Chindamo, di Francesco Vangeli e, al tavolo dei relatori i genitori di Francesco Prestia Lamberti nel cui nome e ricordo la “Giornata della legalità” è stata organizzata.

L’appuntamento, coordinato dal giornalista Pietro Comito, ha registrato una partecipazione attenta e sentita dei cittadini di Mileto che hanno voluto essere presenti al ricordo di un giovane strappato alla vita in modo assurdo da uno dei suoi amici per questioni futili come può essere la gelosia.

Ma anche un «simbolo che emerge, emerge – ha spiegato il sindaco Giordano – nel cuore dei tanti giovani e di tutti, fa il giro del mondo, che accoglie le grida disperate di una madre che senza ragione perde un figlio, il frutto del proprio grembo, distrutta insieme al padre e alla famiglia. Francesco esalta però nei giovani il senso della riscossa, del ripudio dell’odio e della violenza. Nel momento della perdizione, scocca nei giovani quel senso di reazione che si traduce in spontanee manifestazioni pubbliche che inneggiano alla vita. Francesco preso a simbolo delle nuove generazioni, contro le mafie, il malaffare, a vantaggio dei sentimenti migliori».

Il prefetto Zito invita a riscoprire l’arte del confronto rifiutando la logica della violenza e ricordando che «lo Stato interviene per ripristinare la legalità ma l’obiettivo dovrebbe essere la prevenzione» e la prevenzione non può e non deve significare «un agente ad ogni vicolo» piuttosto «deve stare nella nostra coscienza e nei nostri comportamenti». In quest’ottica l’esortazione è netta: «Fate tesoro di questi episodi che hanno portato al sacrificio di queste vittime perché queste esperienze non debbano più ripetersi».

Del resto «viviamo in un territorio difficile – gli ha fatto eco il procuratore Falvo – ma ciò non significa che le cose non possono cambiare» perché «la ‘ndrangheta la sconfiggeremo, quanto tempo ci vorrà dipenderà da noi». Invitando poi a denunciare, Falvo ha ricordato che «se arrivano loro, un minuto dopo dobbiamo arrivare noi, rinunciare a denunciare significa rinunciare ad un pezzo di noi». Ed in un territorio difficile l’allarme del procuratore riguarda la presenza di armi «attenti alle armi, le questioni personali non si risolvono ricorrendo alle pistole» garantendo comunque che «noi ci siamo, fidatevi delle forze dell’ordine, dovete evitare che la vostra libertà possa tornare nelle loro mani (leggi dei criminali, ndr)».

E proprio sulla vicinanza delle Forze dell’Ordine il colonnello Capece ha rinnovato l’impegno di tutti: «Ce la metteremo tutta, non molleremo, la legalità è stare vicino tutti i giorni alle persone, siamo qui per parlare di legalità nel segno di Francesco, ho la sensazione che nei ragazzi ci sia un forte senso di legalità ma che questo senso di legalità talvolta venga represso dai bulli nelle scuole, dai criminali. Noi dobbiamo cercare di liberare questo senso di legalità».

Puntare sulla legalità è una strada maestra da seguire e perseguire nella convinzione che sia l’unica che possa dare veramente la libertà e ricordando che «una alternativa alla ‘ndrangheta c’è anche per chi ci è nato» spiega Giuseppe Borrello referente di Libera per Vibo invitando i giovani ad essere «cittadini attivi e responsabili» partendo, in questo senso, dal mettere fine all’omertà: «Chi sa parli per assicurare alla giustizia tutti i responsabili della morte di Francesco».

In fondo, per dirla con le parole del sindaco dei ragazzi, Giulia Ciccone, «Legalità non è una semplice parola ma uno stile di vita».

In chiusura il breve intervento di Marzia e Guido Prestia Lamberti, i genitori di Francesco. In particolare Marzia, dopo aver ribadito a gran voce che «non si può girare la testa difronte agli atti di violenza» perché se non si fosse girata la testa e si fossero denunciati i casi precedenti «non saremmo stati qui. Questa sera voglio affidare Francesco a voi perché – ha concluso – Francesco una giustizia la merita».

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