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Chiara Ierardo

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UN obiettivo difficile, raggiunto con caparbietà e grande spirito di sacrificio oltre alla grande preparazione che contraddistingue il suo percorso di studio. Chiara Ierardo a soli 27 anni è ufficialmente magistrato. Di recente ha superato brillantemente il concorso tenutosi alla Fiera di Roma.

La giovane acquarese è riuscita poi a rientrare su un elenco di 3091 candidati nella selezione dei 301 su 330 posti previsti dal bando. Di conseguenza dovrà solo attendere l’inizio del nuovo anno, quando si chiuderanno le procedure concorsuali, per essere ufficialmente nominata Mot (Magistrato onorario in tirocinio) ed iniziare così la sua carriera, affiancata da altri magistrati, presso la Corte di Appello di Catanzaro. Un tirocinio che durerà 18 mesi in cui svolgerà le funzioni alterne di giudicante civile, giudicante penale, magistrato del Pubblico Ministero, con lo scopo di capire se ha più attitudine per la funzione di giudicante o requirente.

Contestualmente il neo magistrato dovrà seguire corsi di aggiornamento a Scandicci dove ha sede la Scuola Superiore della Magistratura. Abbiamo voluto fare una chiacchierata con lei per conoscere meglio il percorso che a 27 anni l’ha portata ad essere una figura che ad Acquaro forse non c’è mai stata. Chiara ha frequentato il liceo classico di Vibo conseguendo, nel 2011, il diploma con votazione 110 e lode finendo nell’albo nazionale delle eccellenze per quell’anno. Successivamente si è iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza all’Università di Messina laureandosi nel 2015 con una tesi in “Procedura penale – Testimonianza assistita e sospensione del processo con messa alla prova”.

Un lavoro di tesi che gli ha permesso di stare a stretto contatto con assistenti sociali e magistrati e assistere per la prima volta ad una udienza in un’aula di tribunale. Subito dopo la laurea ha iniziato lo stage in cui è stata affiancata dal presidente del Tribunale di Messina Antonio Todaro (ormai in pensione).

«Quello della magistratura era un sogno che avevo maturato sin dall’inizio, però conoscendo il presidente del Tribunale, quell’ambiente e l’attività del magistrato mi sono innamorata di quel mestiere. Lui è stato veramente il mio maestro e la mia guida, mi ha fatto veramente capire come svolgere questa professione in cui bisogna essere molto equilibrati e nello stesso tempo molto umili perché bisogna tenere in considerazione che si hanno davanti persone che cercano giustizia».

Chiara si è iscritta all’università coi le idee ben chiare, «consapevole di dover studiare tantissimo ma sicuramente aiutata dal carisma di professori straordinari che ci davano delle vere e proprie lezioni umane prima che di diritto. Ci hanno sempre stimolato e questo mi ha ripagato tanto e incoraggiato tant’è che ho avuto un “Premio alla carriera” per essere, nell’anno precedente alla laurea, arrivata tra i primi dieci dell’ateneo a punteggio di esami e valutazione più alta. Per lo stesso motivo mi è stato anche assegnato un “Premio di Laurea”».

Le difficoltà, tuttavia, non sono mancate: «A volte pensavo di non farcela come nel caso del concorso dove baratti l’incertezza del futuro con la voglia di inseguire un sogno. Ho comunque sostenuto l’esame di avvocato, abilitandomi all’esercizio della professione forense esattamente un mese prima della prova orale proprio perché non ero sicura che sarebbe andato tutto bene. Una cosa è certa: non volevo uscire fuori dai tribunali ma portare avanti quell’idea di diritto e di giustizia così come me l’avevano insegnato».

Infine un pensiero su Acquaro: «È fatto a misura delle mie necessità, perché avevo bisogno di un posto sereno dove ritrovarmi anche nei momenti di grosse difficoltà che ho avuto in questo percorso. Qui trovavo la concentrazione giusta per poter andare avanti e studiare, ma anche i valori che questo paese porta con sé e che i miei genitori mi hanno trasmesso: bisogna lavorare, sacrificarsi e mai dare niente per scontato. L’essere il primo magistrato di questo paese non voglio che rimanga solo un titolo ma spero di poter fare qualcosa di buono».

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