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Avevano imposto tassi di interessi del 180% annui e alle vittime erano arrivati a chiedere anche oggetti in oro e un anello per saldare la rata mensile del prestito. Un giro di usura nella cittadina del Sabato che avrebbe dovuto fruttare in totale da quanto pattuito con le tre vittime almeno 98.250 euro. Minacce, estorsioni e la necessità di vendere anche beni personali come una vettura per le vittime e nel caso non avessero onorato il debito anche delle vere e proprie aggressioni.

“Non siamo usurai” avevano raccontato nel luglio del 2017 Antonio e Giuseppe Testa, 50 e 32 anni, padre e figlio, il primo salumiere nella cittadina del Sabato e il secondo da tempo si era invece trasferito nel Sannio. Cinque anni dopo il primo arresto, quello ve poi si era risolto con una condanna in appello per lesioni e l’accusa di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, sempre per un vicenda collegata all’usura nella città del Sabato, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino hanno bussato di nuovo alla porta dei Testa. Ieri mattina i militari agli ordini del capitano Pietro Laghezza hanno infatti notificato una misura agli arresti domiciliari nei confronti di padre e figlio per usura ed estorsione, quella firmata dal Gip del Tribunale di Avellino Paolo Cassano nei confronti di entrambi.

LE INDAGINI
Le attivita’ dei militari di Via Brigata sono partite proprio dal pestaggio di una delle tre vittime, un imprenditore della zona, che era stato picchiato per strada dai due presunti estorsori. Dieci giorni si prognosi per lui. E aveva deciso di raccontare agli inquirenti il suo “calvario”, quello iniziato da un prestito di ventimila euro che era lievitato a causa dell’insostenibilita’ dell’esposizione debitoria. Un prestito ricapitalizzato. Così dal 120 % annuo si era passati al 180%.

Fino a quando la vittima non era stata costretta a dover denunciare tutto ai Carabinieri. Così come hanno fatto gli altri due, uno dei quali rimasto sul lastrico non potendo più sostenere il peso degli interessi, visto che a fronte di 8000 euro ne avrebbe dovuto restituire 24000. A coordinare le indagini dei militari del Nucleo Investigativo di Avellino il sostituto procuratore Fabio Massimo Del Mauro. Le indagini dei Carabinieri sono state complesse e articolate. Nel corso delle stesse è stata sequestrata una collana di oro, quella che il trentaduenne Giuseppe Testa si sarebbe fatto consegnare da una delle vittime ed è stata recuperata dai militari dell’Arma. Non solo, anche una corposa documentazione extra bancaria, a partire da assegni post datati firmati dalla convivente di una delle vittime, che sono stati consegnati ai militari dell’arma.

Le contestazioni partono dal 2017 e sono state ricostruite fino al 2019. In una nota il Procuratore della Repubblica Domenico Airoma ha messo in evidenza proprio il dato relativo al giro di usura messo in piedi dai due. Nelle prossime ore i due saranno sottoposti ad interrogatorio di garanzia davanti al Gip. Padre e figlio sono assistiti dal penalista Quirino Iorio.

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