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Una percentuale di contagi, per la città di Avellino, pari al 6,21%, superiore a quella regionale del 6,14%. Spiega così il sindaco Gianluca Festa la scelta di prorogare la sospensione delle attività didattiche in presenza fino al 29 maggio nel testo dell’ordinanza pubblicata nella giornata di ieri. Una decisione motivata, inoltre, con la presenza di numerosi cluster in provincia di Avellino e in considerazione del numero delle seconde dosi somministrate al personale docente e non docente.
Si ricorda, inoltre, come la popolazione scolastica delle superiori di Avellino per il 70% è composta da alunni provenienti dalla provincia.

In un video pubblicato sui social la precisazione del primo cittadino “Non metto a rischio gli esami dei ragazzi, la maturità rappresenta un momento troppo importante per gli studenti”. Un pericolo che avevano sottolineato gli stessi studenti, mostrando non poche perplessità all’idea di tornare in aula, con il rischio di contagiarsi e di non poter sostenere l’esame in presenza. Appare ormai scontato, quando mancano circa quindici giorni alla fine delle scuola, che gli studenti non rientreranno in aula quest’anno, unico caso in Italia, autentica anomalia nazionale.

Non nasconde la sua amarezza Matteo Marchetti del Codacons “A questo punto ci auguriamo che si intervenga a livello nazionale. Non possiamo sostituirci agli organi di governo, dalla presidenza della Regione alla Prefettura. Quanto alle indagini, seguiranno il loro corso. Certo, quello che sta accadendo ad Avellino ha dell’incredibile, visti i bassi numeri dei contagi, le parole del sindaco sono incommentabili. Afferma di non volere mettere a rischio gli esami di maturità degli studenti. Ma dobbiamo pensare, dunque, che gli altri sindaci di tutti i comuni d’Italia li mettano a rischio? Vorrei chiedere al sindaco di mettere a confronto i giorni di scuola per gli studenti dei comuni lombardi e per gli studenti di Avellino. In questi mesi gli alunni delle quinte dovranno sostenere i test per entrare nelle università d’Italia, la mia speranza è che li superino, altrimenti sarà difficile immaginare che la mancata riapertura delle scuole non abbia condizionato anche questi risultati”.

Non nasconde la sua amarezza: “E’ un peccato che nessun genitore abbia impugnato l’ordinanza del Tar, come accaduto nel mese di gennaio quando il Codacons ha potuto fare ricorso grazie al sostegno dei genitori. E’ chiaro che anche il decreto legge del governo è frutto delle decisioni del Tar che hanno accertato come sia più pericoloso per gli studenti non frequentare in presenza del rischio Covid”.

E se i comitati Scuole Aperte promettono battaglia, minacciando di chiedere un risarcimento per i danni subiti dalla scelta del Comune, da parte loro dirigenti scolastici e docenti appaiono divisi. Più volte i dirigenti hanno sottolineato le non poche difficoltà organizzative determinate dal numero elevato di studenti e docenti positivi o in quarantena. Luisa Bocciero, docente del liceo Virgilio, chiarisce come “Il sindaco Festa ha fatto benissimo. Riaprire oggi le scuole sarebbe servito solo a sottrarre 16 giorni di lezione agli alunni delle quinte che non hanno fatto assenze e in dad frequenterebbero fino all’ultimo giorno”.

Di diverso avviso la docente del liceo scientifico Mancini Margherita Faia: “Commentare il modo in cui il sindaco Festa ha gestito la scuole richiede davvero un ragionamento approfondito. Anche un mese in presenza sarebbe stato importante. Per gli studenti delle quinte, in particolare, sarebbe stato bello tornare per viversi come classe anche solo per poche settimane. Non ho apprezzato questo modus operandi con proroghe di settimana in settimana, giustificate sulla base dei dati dei contagi, se è vero che ha tenuto chiuse le scuole anche in presenza di un numero limitato di contagi. Meglio sarebbe stato se avesse detto con chiarezza come stavano le cose. Altro rammarico è quello che il sindaco non abbia mai consultato gli insegnanti”.

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