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AVELLINO – «L’aumento dei contagi da Covid 19, in Campania e nel resto del Paese, risente dell’onda lunga dei rientri. Occorre, dunque, massima vigilanza da parte delle istituzioni e il rispetto delle regole igienico-sanitarie. E’ inaccettabile però che su una questione così delicata si consumino, ancora una volta, atti di speculazione politica ed elettorale». Ad affermarlo è il cardiologo Pino Rosato, capolista di “Fare Democratico – Popolari”.

«Sull’emergenza Coronavirus – ha proseguito il medico candidato alle regionali – non bisogna abbassare la guardia. E’ una malattia insidiosa e contagiosa, tutt’altro che sconfitta. Nessun allarmismo, ma piena consapevolezza che vanno predisposti tutti gli interventi necessari, così come ha fatto la Regione nei mesi scorsi, ma anche il pieno rispetto delle misure di prevenzione, dall’uso delle mascherine, al mantenimento della distanza di sicurezza. C’è bisogno di prudenza e senso di responsabilità, per noi stessi e per gli altri. Non possiamo consentirci superficialità e sottovalutazioni».

«Ma, l’ emergenza Covid 19 – ha sottolineato Rosato – ci rassegna anche e soprattutto la necessità di un grande cambiamento. Saremo capaci di prevedere una sanità diversa? Partiamo da un punto fermo: è sotto gli occhi di tutti che la sanità pubblica ci ha salvati dal disastro. E’ da qui che bisogna partire per un ripensamento dell’intero Sistema sanitario nazionale. Venti diversi sistemi regionali non possono fronteggiare efficacemente una pandemia. Ai cittadini vanno garantiti non semplicemente dei servizi, ma i diritti previsti nella Costituzione, a cominciare da quello alla Salute.

Ciò comporta la necessità di massicci investimenti dello Stato, utilizzando eventualmente anche i fondi straordinari dell’Unione europea. Occorre, quindi, una piena integrazione dell’intera rete sanitaria e la definizione di mission specifiche per ogni presidio, a cominciare dalle realtà irpine. Non si può prescindere, però, da una rivalutazione e riqualificazione del personale medico-sanitario, oltre che dall’immissione in organico di nuove figure e dalla stabilizzazione di chi lavora in condizioni di precarietà».

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