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AVELLINO- Dopo l’odissea tamponi arriva il caso «vaccini». Perchè l’Asl di Avellino, unica in Campania, non ha consergnato le dosi ai pediatri di famiglia, così rallentando sia l’obiettivo di raggiungere quota 32mila vaccini che togliendo unità e personale che poteva essere impiegato sul fronte dei tamponi. A sollevarlo è il segretario della Fimp di Avellino, la Federazione dei Pediatri di famiglia, il dottore Antonio Limongelli, che in una nota stigmatizza la scelta da parte dell’Azienda guidata da Maria Morgante di non consegnare i vaccini ai professionisti, che erano pronti a dare il loro contributo per una delle campagne vaccinali più importanti, proprio per la funzione di contrasto al virus influenzale e al Covid.

«Una  decisione  improvvisa  ed assurda» così Limongelli, da medico e da padre di famiglia ha definito la scelta dell’Asl di Avellino che  «non ha distribuito  i vaccini antinfluenzali  ai Pediatri  di Famiglia che avevano dato la propria disponibilità a vaccinare  i propri  assistiti . La  ASL  di  Avellino è l’unica ,in tutta la Campania, a rifiutare l’aiuto che i pediatri avrebbero dato per raggiungere l’obiettivo di vaccinare  i bambini da 6 mesi  a 6 anni entro il 15 di Dicembre.Sin  da giugno la Regione aveva invitato le ASL a chiedere ai Pediatri  il numero di vaccini antinfluenzali  necessari ad ognuno ,in base ai bambini in carico, per procedere alla vaccinazione prevista per i primi di ottobre» .

Un altro primato negativo per la sanità irpina. «Ebbene ,quando dopo la prima decade di ottobre i vaccini sono stati distribuiti ai medici di medicina generale (per la popolazione a rischio e ultra 65enni) i vaccini per i pediatri sono rimasti nei frigoriferi della ASL  :  l’Azienda ha ufficialmente comunicato che si avvarrà  del proprio personale per praticare le vaccinazioni.Questo  ha determinato innanzitutto sconcerto nei genitori che già avevano programmato con i singoli pediatri la vaccinazione per i propri bambini ma soprattutto disagio nel dovere rivolgersi tardivamente ai centri dove non troveranno il proprio pediatra di fiducia e non potranno concordare orari adeguati alle proprie esigenze.I bambini da vaccinare saranno circa 16.000  per un totale di 32.000  dosi da somministrare (considerando che sono previste due dosi separate da un mese di intervallo) :  senza l’apporto dei pediatri di famiglia sarà improbabile che si raggiungerà l’obiettivo» .

Sulla scelta, che di fatto determinerà anche la necessità di utilizzare altro personale, che poteva invece essere impiegato nell’attività di sorveglianza e di tracciamento dei contatti dei casi positivi, ormai del tutto sfuggito e fuori controllo anche in Irpinia, viene ricordato quanto è stato deciso in altre Asl della Campania: «Il personale che verrà utilizzato è stato in parte integrato con assunzioni di medici della sanità pubblica e prevenzione  ma sarebbe stato più sensato utilizzarli per l’effettuazione di tamponi o monitoraggio dei contatti da covid  invece che per le vaccinazioni  – conclude nella nota Limogelli- ma la direzione la pensa diversamente ed i ritardi per l’effettuazione dei tamponi  ed i tempi biblici  per sapere i risultati non sono presi nella giusta considerazione .Infine se tale scelta è dovuta a ragioni economiche si dovrebbe spiegare perché tutte le ASL della Campania e la stessa Regione Campania non hanno di questi problemi e si sono avvalsi della collaborazione dei Pediatri di Famiglia».

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