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I sindaci si affidano al manager Michelangelo Ciarcia, il sindaco Gianluca Festa alla Procura. La verità si saprà alla prima udienza prevista per il 19 ottobre. Intanto ieri pomeriggio all’Hotel de la Ville l’assemblea dei soci, cioè i Comuni (presente il 57 per cento delle quote) ha confermato quasi all’unanimità la fiducia nell’amministratore unico ad eccezione del capoluogo che comunque detiene una quota rilevante: il 10 per cento del capitale sociale.

Una fiducia che è frutto per un verso di un ragionamento politico mentre per l’altro è anche una questione di numeri. Numeri che Ciarcia ha illustrato nei dettagli, dopo aver lanciato un accorato appello alla responsabilità da parte di tutti.

E i sindaci non se la sono sentita di condannare l’Alto Calore al fallimento, mettere in discussione la gestione pubblica del servizio idrico che è in affidamento e sobbarcarsi una spesa insopportabile per i loro bilanci, considerato che in caso di “bancarotta” dell’ente di Corso Europa – Spa interamente pubblica – dovrebbero pagare tutti i debiti.

“Siamo in una situazione drammatica, assolutamente da non sottovalutare”, afferma il sindaco di Summonte, Pasquale Giuditta rivolgendosi a Ciarcia. “Sono venti anni che sono allarmato perché questa società, che gestisce un servizio essenziale, non ha più i requisiti per farlo. E’ una società fallimentare. Stimo cercando di nascondere il debito. Oggi siamo alle battute finali. Non entro nel merito della questione giudiziaria: se la vedrà la Procura”.

Giuditta però guarda avanti: “Credo che l’assemblea di oggi debba servire a dare una svolta. Dobbiamo fare chiarezza. Siamo in ritardo per l’affidamento del servizio. Siamo, credo, quasi gli ultimi del territorio nazionale. Dobbiamo cominciare a ragionare su questo”. E poi aggiunge: “I sindaci sono i responsabili: dal punto di vista economico, un fallimento dell’Alto Calore porterebbe anche al fallimento dei Comuni. Siamo al paradosso. Però oggi chi ha amministrato l’Alto Calore ha la responsabilità di aver rinviato il problema.

Vogliamo una nuova azione. Noi sindaci dobbiamo sapere che cosa fare. Questa società non garantisce più niente. Ciarcia non può perdere tempo e insieme a noi deve dare delle indicazioni”.

Ciarcia in apertura aveva fatto il quadro della situazione partendo dal presupposto che la Procura ha esaminato i bilanci dal 2010 al 2019 per ben due anni attraverso una società di revisione. Dice che il piano Pozzuoli non è stato attuato e i debiti sono aumentati di 12 milioni negli ultimi due anni? Nella relazione del bilancio c’è: nessuno ha nascosto nulla”.

Entra nel merito: “Da novembre 2018 a ottobre 2020 abbiamo accompagnato in pensione anticipata 57 dipendenti. Abbiamo pagato all’INPS circa 14 milioni: tfr, stipendi e contributi, 245 mila euro per dipendente. La pandemia inoltre ci è costata circa 7 milioni, ma è già partita l’azione di recupero: 30mila raccomandate spedite.

Ci sono 20 milioni di pignoramenti, molti vecchissimi. Alle Poste abbiamo 3,5milioni bloccati e 400mila euro con la banca”. E ancora. Il risparmio al 30 ottobre sui dipendenti è di 4,5 milioni.

“Non abbiamo assunto nessuno: non possiamo assumere dal 2018 dalla evidenza di crisi aziendale. Abbiamo fatto tirocini formativi e assunto tramite Garanzia Giovani. Ringrazio i ragazzi che hanno lavorato con noi. Di letturisti ne avevamo solo 5, nel 2019 sono stati letti 100 mila contatori.

Tutti i mesi incassiamo circa 4 milioni. Abbiamo prodotto 85mila letture da gennaio 2021 a fine agosto, producendo 5,6 milioni di fatturato. Per fine anno il fatturato è di 8 milioni, per l’anno prossimo almeno 10 milioni”. Sono i dati che dovrà esaminare il tribunale.

Ciarcia dice che ce l’ha messa tutta. “Ho messo tanti mattoncini su cui ricostruire la società. Nella nota che la Prince ha mandato alla Procura non c’è la parola insolvenza. Come possono dichiararci falliti?”.

E rinnova l’appello: “Non dobbiamo essere deboli in Tribunale, non sappiamo chi verrà dopo, potrebbero fare di noi carne da macello”. E ancora gli interventi del sindaco di Grottaminarda, Angelo Cobino, di Cervinara, Caterina Lengua, di Monteforte, Costantino Giordano e di Montefredane Ciro Aquino: tutti rispondono all’appello alla responsabilità da parte di Ciarcia.

Festa però la vede diversamente: “Nessuno mette in discussione l’ impegno però bisogna capire come stanno le cose? La Procura vuole ascoltare Fauceglia. Non è politica, è tecnica. Questa storia della responsabilità ci ha stancato. Vogliamo un operazione verità. Vogliamo sapere se l’Alto Calore è nelle condizioni per un affidamento diretto del servizio idrico.

Certo – ammette il sindaco – sono stato io che ho fatto riferimento alle assunzioni. Credo che serva gente che aggiusta condotte e fa letture. Non segretari. Ho ascoltato fuffa. O la Procura ha perso la bussola o c’è un problema. Abbiamo espresso un voto sulla relazione sul bilancio, su una verità che potrebbe non essere verità. La Procura ce lo dirà. Il fallimento sta o non sta nei numeri”.

A concludere il professore Giuseppe Fauceglia, che insieme Gianluigi Palmieri, consulente tecnico, spiegherà al giudice come stanno le cose. Sottolinea come “non esiste insolvenza per l’Alto Calore ma si tratta di una crisi di tipo finanziaria, strutturale, di governante, di mission.

E’ chiaro che c’è bisogno di un miglioramento dei numeri di bilancio, i sindaci hanno la responsabilità di rispondere ai loro cittadini. Non possiamo dare in pasto la società a chi la compra meglio. Dobbiamo immaginare una nuova ingegneria della società, costruire l’ alternativa, costruire il futuro salvando il presente”.

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