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Dieci postazioni guadagnate nel giro di un anno. Avellino balza all’ 84esimo posto nella classifica della qualità della vita del Sole 24Ore. Non è che ci sia troppo da rallegrarsi visto e considerato che siamo comunque nei bassifondi. Anche se in Campania, meglio è posizionata solo Benevento. Per il resto Avellino a livello nazionale è relegata al 95esimo posto per ricchezza e consumi. Dunque pochi soldi, altro che Svizzera del Sud. Al primo posto siamo solo per il basso costo dei canoni di locazione e all’ultimo per il prezzo delle case più basso in assoluto: vale a dire ma chi volete che venga ad abitarvi ad Avellino?

Se poi si guarda all’andamento degli affari e al lavoro, Avellino è al 50esimo posto. C’è poi una classifica che illustra la situazione demografica e il funzionamento dei servizi sanitari: Avellino è al 68esimo posto. Bene il 63esimo per ambiente e servizi e analizzando il funzionamento della giustizia e la sicurezza ancor meglio il 57esimo posto nonostante un record di furti – siamo secondi in Italia – negli esercizi commerciali. E allora si profonda di nuovo con la cultura e il tempo libero: Avellino è 86esima.

È Bologna la città dove si vive meglio, Crotone quella in cui si sta peggio. Bologna, al primo posto, che guadagna ben 13 posizioni e traina un po’ tutte le province dell’Emilia Romagna. Ben cinque su nove si incontrano tra le prime venti: Parma (8), Forlì- Cesena (14), Modena (15) e Reggio Emilia (17).
Sul podio ci sono Bolzano (2ª) e Trento (3ª), habitué della top 5 della Qualità della vita, che hanno saputo tenere le posizioni anche nell’anno della pandemia, benché siano ora attese alla prova di un inverno difficile per l’economia della montagna. Ad essere penalizzato dal Covid è soprattutto il Nord dove si registra la diffusione più elevata del virus in rapporto alla popolazione residente. Le province lombarde hanno segno negativo, in peggioramento rispetto allo scorso anno, ad eccezione di Sondrio e Mantova. Colpita anche Milano – vincitrice sia nel 2018 sia nel 2019 – che perde 11 posizioni, dove cui pesa il crollo del Pil pro capite in base alle stime 2020, ma anche il nuovo indicatore sullo spazio abitativo medio a disposizione (con una media di 51 mq per famiglia).

Dall’analisi emerge la profondità della crisi economica e sociale, per ora tenuta a bada da ammortizzatori, contributi e ristori statali. Il Reddito di cittadinanza, per esempio, aumenta nelle grandi metropoli e al Sud: a Milano, dove gli assegni sono poco meno di 13 ogni 1.000 abitanti, tra dicembre 2019 e agosto 2020 ne sono stati emessi il 40,3% in più. A Napoli e Palermo si tocca quota 49 e 51,5 contributi ogni 1,000 abitanti, in salita del 36% e del 33,2 per cento.

Dal consueto check up annuale sullo stato di ‘salute dei territori italiani emerge un altro trend: la crisi penalizza le aree metropolitane più turistiche, come Venezia (33ª, in calo di 24 posizioni), Roma (32ª, -14), Firenze (27ª, -12) oppure Napoli (92ª, -11). E della mancanza di turisti risentono anche le località di mare: peggiorano le province di Puglia e Sardegna (fatta eccezione per Cagliari e Foggia), Rimini (36ª, perde 19 posizioni rispetto allo scorso anno), Salerno, Siracusa e Ragusa.In controtendenza solo la Liguria, tutta in miglioramento, dove addirittura Genova (19ª) celebra la riapertura dopo il crollo del ponte Morandi recuperando 26 posizioni. Resistono, invece, le province dell’arco alpino (a partire da Bolzano e Trento: salde sul podio, al 2° e 3° posto), ma gli effetti della seconda ondata di contagi, partita a ottobre 2020, e le restrizioni alla stagione invernale non sono ancora misurabili.

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