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Una foto, tanti ricordi. La Tv che annuncia la tua dipartita e la mente che si affolla di percorsi personali. Un intenso brano di vita vissuta, le emozioni della conoscenza, la profondità di un’amicizia che nel tempo si è consolidata. Per te, io forse uno dei tanti. Per me, tu unico. In quella foto, scattata nel maggio 1984 nello studio di Teleavellino, in via Colombo, al quarto piano, tu, io e Nacchettino (Antonio Aurigemma) avevamo da poco concluso un’intervista, se non ricordo male, sulle elezioni europee. E tu, fuori campo, con un affetto che credo venisse da lontano, testimoniasti grande stima per Nacchettino che, immagino, avevi conosciuto da giovane nella militanza politica.
Ciao Marco, non posso dimenticare quel giorno in cui eravamo seduti sugli scalini di via Dante dove io abitavo e, in attesa che qualcuno ci portasse le chiavi per aprire la porta (io, solito distratto, le avevo dimenticate) restammo a parlare per più di mezzora su come il mondo allora girava. Eri venuto ad Avellino in occasione di una campagna elettorale ed io, giovane cronista, ti avevo invitato nella nascente Irpinia Tv per una intervista che ho conservato e conservo oggi gelosamente. Fu quello uno dei tanti incontri che avremmo avuto poi nel futuro. A Roma, sostando su un marciapiede poco distante da Montecitorio, ricordammo figure importanti del giornalismo irpino e tu parlasti della mia terra con lo stesso orgoglio con cui ricordavi il tuo essere abruzzese. A Napoli, una sera d’estate, ospiti di Michele Santoro nella trasmissione Rosso e Nero, nello spiazzo del Maschio Angioino, a cui ero stato invitato per dibattere sul dopoterremoto in Campania e il ruolo de Il Mattino, fui aggredito con espressioni a dir poco volgari e tu, che partecipavi al dibattito, prendesti le mie difese a spada tratta, evidenziando come il mio modo di fare giornalismo era testimonianza di un grande valore morale. Non finirò mai di ringraziarti e non per avermi difeso, soprattutto per aver protetto quella libertà di informazione che ti ha visto sempre attento e rigoroso, ma anche inflessibile quando si operavano nei tuoi confronti e dei radicali inaudite censure. In quella mezzora, sugli scalini, mi insegnasti più di quanto una vita intera avrebbe potuto fare. Il valore della libertà senza compromessi, l’affrontare anche le questioni più complesse con il coraggio della verità, essere sempre se stessi nelle grandi battaglie ideali. E poi ci siamo rivisti tante volte nella redazione de Il Mattino a Napoli per confrontarci su eventi che hanno fatto la storia. Enzo Tortora, il blitz di Napoli, le manette, la gogna mediatica, la giustizia non giusta, la fine tormentata di un’altra grande figura della storia italiana, insieme a Mimmo Modugno che tu volesti parlamentare, impegnandolo nella generosa battaglia per i diritti civili dei disabili.
Di te oggi si dice che sei stato un disobbediente. Niente di più falso. Perchè un uomo che risponde alla propria coscienza, avendo il pregio della profezia, è semplicemente obbediente ai tempi che si vivono e che si vogliono cambiare.
Gianni Festa

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