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Il voto in Emilia e in Calabria per il rinnovo dei rispettivi consigli regionali dipende anche dal peso del “partito degli invisibili”. E’ quello delle astensioni. L’assenza dalle urne, infatti, può giocare a favore o contro una delle coalizioni in campo. Sebbene il diritto al voto sia garantito dalla Costituzione non sono pochi, però, gli elementi che spingono il cittadino-elettore a disertare le urne. In particolare in questa delicata fase che il Paese attraversa, caratterizzata dallo scontro muscolare più che da un confronto sui contenuti. Di ciò ne è prova l‘ atmosfera della vigilia di questa campagna elettorale consumatasi tra insulti, attacchi personali, escamotage di vario tipo. L’astensione, nella sostanza, rappresenta la delegittimazione della partecipazione democratica con conseguente pericolo di assegnare le leve del potere al governo delle minoranze. Tra i motivi che inducono il cittadino a non recarsi alle urne quello della disaffezione per la politica ha una notevole rilevanza. Essa nasce dal timore che il proprio voto possa contribuire a rendere ancora più fragile l’assetto del sistema politico esistente, oppure dalla convinzione gattopardesca che nulla cambia. La crisi della politica e la quasi scomparsa dell’organizzazione di mobilitazione dei partiti sono un ulteriore motivo della non partecipazione al voto. Infatti “laddove i partiti sono bene organizzati, capillarmente presenti, molto attivi, il tasso di astensione rimane molto contenuto. Al contrario, laddove i partiti sono in crisi la loro capacità di mobilitazione e presa sull’elettorato svanisce, l’astensionismo cresce”. In ogni caso non esercitare un diritto rende fragile la partecipazione dando vita a quel “partito degli invisibili” dentro cui si nascondono a volte delusioni e frustrazioni. Di qui l’appello, ad ogni tornata elettorale, e stavolta in particolare agli elettori emiliani e calabresi, di recarsi alle urne. L’astensione potrebbe rivelarsi fatale per l’indebolimento della stagione dei doveri tanto in crisi di questi tempi. Lamentarsi dopo non serve.

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