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Gianluca Festa, sindaco di Avellino, ce la sta mettendo proprio tutta per passare alla storia come il peggiore primo cittadino che si ricordi. In realtà, mentre il populismo altrove tende a scomparire, nel capoluogo irpino, invece, viaggia con il vento in poppa. Come tutti i populismi, quello del sindaco di Avellino nasconde le verità, affidandosi ai gesti che ispirano simpatia e, naturalmente, producono consenso. Ecco allora il primo cittadino di Avellino pronto con mazzetti di mimose in mano per consegnarli alle donne in occasione della loro festa.

Oppure eccolo dare il braccio alla nonnina accompagnandola fino alla sedia dove riceverà il vaccino. Ma il suo vero capolavoro è di natura mediatica. Maestro nell’uso dei social, il sorridente Gianluca rassicura, bacchetta, promette, proclama di tutto nel segno di “ma quanto sono bello, intelligente e troppo buono”.

In realtà il suo migliore alleato è l’opposizione, giacché la maggioranza conta quando il due di coppe. O meglio il sindaco la considera proprietà privata, come fosse un giocattolo per bambini. Il primo cittadino ha una notevole capacità di persuasione che gli deriva anche dai ruoli coperti nel passato nell‘amministrazione comunale.

E’ stato assessore, vice sindaco e conosce bene alcuni componenti dell’opposizione che prima lo attaccano e subito dopo tacciono. Il mistero non è facile da spiegare. Probabilmente è solo questione di scheletri negli armadi. Non è solo l’opposizione ad essere sua alleata, c’è anche l’alibi del Covid. Che, a dire il vero, poco influisce sul degrado che ha raggiunto la città.

Dalla sua elezione è trascorso un considerevole tempo. A parte, mimose, pose per i vaccini e social, il bilancio è magro. Le strade sono diventate percorsi di guerra, mentre il contenzioso sale alle stelle per la richiesta di indennizzo dei danni da parte dei cittadini. I cantieri sono bloccati. Il tunnel che non vede la luce, il centro autistico di Valle prima ancora di essere inaugurato già crolla a pezzi, le periferie boccheggiano, etc, etc, etc. La città insomma è in eterna agonia.

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