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AVELLINO – Nicholas Ferrante, studente universitario e militante del Pd, componente dell’assemblea nazionale del partito per il collegio di Napoli, molti se lo ricordano per un suo appassionato intervento al Nazareno subito dopo le Politiche del 4 marzo 2018, quando ragionando sull’esito del voto conclude che le ragioni della sconfitta del Pd erano da ricerca nella perdita d’identità del partito.
E ora che succede? Ad esempio nel Pd irpino che si ritrova diviso alla vigilia delle Regionali?

C’era da aspettarselo: le contraddizioni e le divisioni del Pd in Irpinia ci sono ormai dal 2015, dalla segreteria De Blasio e oggi sono esplose in vista della composizione del listino.


Perché non c’è stato il congresso?
Negli ultimi mesi non era possibile a causa dell’emergenza Covid, il tesseramento si è chiuso a fine dicembre.


E ora come si decidono i candidati?
Tocca al commissario del Pd, Aldo Cennamo fare sintesi.


Cennamo dice che si applica il criterio degli uscenti come indicato dalla segreteria regionale.
Però così non c’è spazio per il rinnovamento. Se un uscente si ricandidasse ad ogni tornata, avrebbe un diritto acquisito per un posto in lista per sempre. Ad esempio Rosetta D’Amelio è al suo terzo mandato. Petracca è un ottimo consigliere regionale e sono contento che sia entrato a fare parte del Pd, è una risorsa. Però il fatto di prendere la tessera non dà diritto automaticamente alla candidatura nella lista Pd: tutto dovrebbe essere deciso in maniera collegiale.


E come si fa?
C’è bisogno di una nuova fase e dobbiamo guardare a quello che abbiamo davanti con occhi diversi, servono persone nuove rispetto a ciò che è stato. Rinnovamento significa una nuova sensibilità e non la solita minestra riscaldata. Altrimenti, il partito, la politica e le istituzioni non avranno la forza di affrontare quello che arriverà a settembre. Vale per le Regionali e per i piccoli Comuni. Dobbiamo avere il coraggio di rimettere tutto in discussione. Non si tratta di occupare una casella.


Ci sono altri due aspiranti candidati: Livio Petitto e Michelangelo Ciarcia.
La candidatura di Areadem penso inopportuna. Ciarcia sta facendo bene il suo lavoro all’Alto Calore, è una figura istituzionale, punto di riferimento degli amministratori e non sarebbe il caso entrasse nella contesa elettorale.


Lei quale metodo di selezione dei candidati seguirebbe?
Oltre quello del rinnovamento, lascerei spazio a candidature che vengono dalla società civile immettendo nel partito persone nuove. Sopratutto, ci sarebbe bisogno di un confronto con i territori per andare al di là delle solite componenti di partito e mettere in campo: il solito schema del listino non funziona, ne va l’immagine del partito.


Oltre le aree di partito
Deve essere dato ad ogni sensibilità uno spazio ma questo non vuol dire che devono spartirsi la torta, significherebbe in questo caso che le candidature sono calate dall’alto.


De Luca candidato Governatore va bene?
Ero per l’accordo con i 5stelle in modo da replicare sul territorio l’alleanza di Governo. La candidature di De Luca l’ha decisa il partito e dunque la rispettiamo. Però c’è bisogno di alzare l’asticella della qualità di candidati ed evitare opportunismi e tentativi di svuotamento della lista del Pd a vantaggio delle civiche.

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