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BENEVENTO – L’appuntamento di sabato 8 febbraio, con la stagione concertistica 2020-2022 dell’Orchestra da Camera  “Accademia di Santa Sofia”, questa volta presentato dal FAI di Benevento, è stato un evento di prim’ordine, un’altra tappa fondamentale per quel Gran Tour, quel grande viaggio nella storia della musica e attraverso la cultura musicale, organizzato dall’ “Accademia di Santa Sofia” di Benevento, per la nuova stagione della rassegna di concerti, giunta al terzo triennio, sempre sotto la supervisione del direttore artistico Filippo Zigante che dopo i saluti iniziali di Maria Buonaguro, Presidente “Amici dell’Accademia”, Marcella Parziale (Santa Sofia In Santa Sofia) e di Patrizia Bonelli del FAI – Benevento, ha brevemente introdotto gli autori e le esecuzioni, dove “ogni strumento è solista”, scelte per la serata.

“Due autori vicini per vari motivi – ha spiegato Zigante – anche se di epoche diverse: Johann Sebastian Bach (1685 -1750) grande studioso di Contrappunto cui dedicò il  lavoro di una vita come nell’Arte della Fuga, seppe creare una nuova via tra il rigore compositivo dello stile tedesco-fiammingo e l’apprezzata semplicità e chiarezza italiana di Vivaldi; e Felix Mendelssohn Bartholdy (1809 – 1847) straordinario talento precoce, quasi un Mozart del suo tempo, ma conservatore classicheggiante nel pieno del Romanticismo, che come direttore d’orchestra seppe valorizzare e  riproporre la mirabile complessità di Bach dopo un lungo periodo di oblio. Entrambi dotati di un grande afflato spirituale furono purificatori del linguaggio musicale, l’uno di quello contrappuntistico, l’altro del Romanticismo”.

Il concerto ha aperto quindi con Bach e un esemplare e chiarificatore Contrappunto n° 1 dall’Arte della Fuga, affilato e puro come un cristallo che ha subito ipnotizzato il pubblico.

A seguire il Concerto Brandeburghese n° 6  in SI Bem. Magg., volutamente composto senza le voci dei violini, strumenti soprani, ma con due viole da braccio e archi di registro basso; affascinante composizione intimista, dai timbri scuri, vellutati, rotondi. Il primo movimento, Allegro, è davvero gioioso e saltellante. Il secondo, l’Adagio, ma non tanto, è struggente, romantico e triste, delicato e lieve nel suo finale sospeso. L’Allegro finale è decisamente espressivo, pittorico, molto danzante fino all’esito finale in un trionfo barocco da impetuoso ruscello sonoro, vibrante inseguimento a due voci, quelle dei due eleganti e solidi Violisti, contrappuntato dal tenace Violoncello.

Felix Mendelssohn Bartholdy con la sua Sinfonia n° 12 in SOL min. esordisce come un dramma romantico nel primo movimento, fuga/allegro, con le voci di tutti gli strumenti che battibeccano, sarcastiche, provocatorie e petulanti fino allo scoppio di un vero temporale di suoni.

Nel secondo movimento, Andante, emergono in tutta la loro compiutezza le forme espressive di Romanticismo e Descrittivismo. Le arie si fanno più soavi e l’ensemble, coeso e corposo, si muove, in un sincrono sinuoso e morbido, disegnando immaginarie architetture musicali nell’aria, come il complesso e meraviglioso volo degli storni che si staglia nel cielo.

L’Allegro molto, finale, perfettamente incarnato dal piglio magistrale e “consumato” di Marco Serino seguito da tutti gli altri impeccabili musicisti, richiama tutti sulla terra con un ritmo deciso, un volitivo e arrogante impeto giovanile ma di chi possiede già, incredibilmente, tutta la sapienza di chi lo ha preceduto e vuole dimostrare di saperne di più, di vedere oltre, per proporre cose nuove. E la sfida è vinta nel finale decisamente teatrale.

Protagonista di questo successo, una delle migliori formazioni musicali del territorio nazionale, che unisce maestri riconosciuti e talentuosi emergenti, in un ensemble di eccezionale qualità artistica: ai Violini il “Koncertmeister” Marco Serino, con Alessia Avagliano, Emanuele Procaccini, Alina Taslavan, Anna Chulkina, ai Violoncelli Alfredo Pirone, Francesca Giglio, Raffaele Rigliari, al Contrabbasso Pierluigi Bartolo Gallo, al Cembalo Debora Capitano e, i valenti Violisti Solisti Francesco Solombrino e Antonio Mastroianni, che anno spadroneggiato nel Concerto Brandeburghese n° 6.

Il bis, doveroso, ha regalato al pubblico il secondo movimento de L’Inverno di Vivaldi, brano tra i più celebri delle Quattro Stagioni, e le “gocce di pioggia sul ghiaccio” si vedevano tutte.

Il prossimo appuntamento è con le Musiche da Film. Da non perdere.

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