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Senza studi e senza lavoro cercano nel branco della baby-gang l’orgoglio dell’appartenenza e, spesso, la voglia di riscatto e la fuga da un presente senza prospettive sconfinano nella violenza contro persone e cose. E’ questa a grandi linee la foto istantanea con i connotati della criminalità di gruppo che lega gli adolescenti e che è motivo di allarme in tante città come Bologna e Napoli, o Roma dove è avvenuto il drammatico stupro di gruppo a Capodanno che ha unito ragazzi di periferia a quelli dei quartieri ‘altì della capitale in un contesto di consumo smodato di alcolici e droghe.

Secondo l’Osservatorio nazionale sull’adolescenza, istituito presso il Ministero per la famiglia guidato dalla ministra Elena Bonetti, il 6,5% dei minorenni fa parte di una banda, il 16% ha commesso atti vandalici, mentre tre ragazzi su dieci hanno partecipato a una rissa. Danneggiamenti, furti e ricettazioni, rapine ed estorsioni, risse e lesioni, diffusioni di immagini pornografiche sui social: sono i reati maggiormente commessi dai ragazzini, ha ricordato il procuratore capo dei minori di Brescia Giuliana Tondino, nella sua relazione all’anno giudiziario svolta lo scorso gennaio.

Alcuni di questi adolescenti, ha sottolineato la magistrata, hanno «deficit cognitivi non riconosciuti o riconosciuti tardivamente», oppure «hanno problemi psichici mai riconosciuti e mai curati. Sono ragazzi con deficit educativi o gravi problemi in famiglia riconosciuti troppo tardi e non efficacemente fronteggiati». Ragazzi bocciati precocemente o che presto abbandonano la scuola e i libri senza poter contare su un ‘regolare inserimento nel mondo del lavoro. «Prima che a un fenomeno criminale, siamo davanti ad un fenomeno sociale – ha detto Tondino – che va contrastato, ferma restando la risposta penale, la cui efficacia è però limitata, in quanto è concentrata sul singolo soggetto autore di reato ed interviene a valle della commissione del fatto».

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