INDICE DEI CONTENUTI
- 1 LE CONTESTAZIONI SULLA PROCEDURA CHIRURGICA
- 2 DOTAZIONE TECNICA E GESTIONE DELL’EPARINA
- 3 IL NODO DEL FOLLOW-UP E IL PASSAGGIO AL CENTRO NAZIONALE TRAPIANTI
- 4 TRAPIANTO A NAPOLI: DOMENICO È MORTO CON IL CUORE DI MORITZ GERSTL NEL PETTO
- 5 LA PRECISAZIONE DELL’AZIENDA SANITARIA ALTOATESINA
- 6 L’INTERVENTO DEI NAS E LA POSIZIONE DELLA FAMIGLIA
Bolzano relaziona criticità nel prelievo del cuore per il trapianto per Domenico: «Criticità operative nel prelievo del team di Napoli».
NAPOLI- Emergono «significative criticità operative» a carico del team di prelievo proveniente da Napoli durante l’intervento di espianto del cuore destinato al piccolo Domenico Caliendo, morto sabato 21 febbraio 2026 dopo un trapianto con un cuore danneggiato. È quanto si legge in una relazione inviata il 18 febbraio dal Dipartimento di Prevenzione Sanitaria e Salute della Provincia Autonoma di Bolzano al Ministero della Salute. Il documento passa in rassegna una serie di rilievi tecnici che riguardano la procedura chirurgica seguita, la dotazione tecnica ritenuta incompleta «con insufficiente materiale refrigerante» e un’incertezza nella gestione dell’anticoagulazione, in particolare dell’eparina.
Ma dietro le carte e le contestazioni c’è un’altra storia, altrettanto drammatica: quella del piccolo donatore. Il cuore trapiantato a Domenico apparteneva a Moritz Gerstl, un altro bambino. Moritiz aveva quattro anni e due mesi. Lui è rimasto vittima di un incidente nella piscina comunale di Curon in Val Venosta. La tragedia si era consumata lunedì 15 dicembre 2025. Per cause ancora in corso di accertamento da parte degli investigatori, il bambino era finito sott’acqua rischiando l’annegamento. Trasferimento urgente all’ospedale di Bolzano aveva lottato per una settimana fino al decesso. La famiglia travolta dal dolore aveva però scelto la via della donazione. Avevano scelto di donare gli organi di Moritiz e il suo cuore affinché altri bambini potessero trovare la vita.
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LE CONTESTAZIONI SULLA PROCEDURA CHIRURGICA
Il 23 dicembre 2025, così era stata la famiglia di Domenico dell’arrivo di un cuoricino compatibile con il bambino di Nola. Una gioia che si è trasformata in tragedia. Secondo la relazione sembrerebbe che al team chirurgico giunto a Bolzano da Napoli verrebbe contestato un drenaggio insufficiente durante la fase di perfusione. Secondo quanto riportato nella relazione, ciò avrebbe determinato una congestione di fegato e cuore, rendendo necessario un intervento correttivo emergente da parte del team medico di Innsbruck, coinvolto a sua volta nell’espianto degli altri organi del piccolo donatore. Oltre al cuore, la famiglia di Moritiz ha donato anche reni e fegato. Un passaggio tecnico che assume oggi un peso rilevante nell’ambito dell’inchiesta aperta sulla vicenda.
DOTAZIONE TECNICA E GESTIONE DELL’EPARINA
Tra i rilievi mossi dal Dipartimento altoatesino vi è anche il tema della dotazione tecnica. Il documento fa riferimento a sacche e contenitori che sarebbero stati forniti dal team di Innsbruck e dalla sala operatoria di Bolzano, oltre a una quantità giudicata insufficiente di ghiaccio per la corretta conservazione dell’organo durante il trasporto. Infine, verrebbe segnalata una gestione definita «incerta» dell’anticoagulazione mediante eparina. Elemento questo cruciale nelle procedure di prelievo e trapianto.
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IL NODO DEL FOLLOW-UP E IL PASSAGGIO AL CENTRO NAZIONALE TRAPIANTI
La relazione contesta anche una presunta mancata tempestività del feedback di follow-up da parte del centro trapianti di Napoli. In particolare, si legge che «attraverso il Centro Nazionale Trapianti in un primo momento l’esito del trapianto di cuore non era chiaro; in seguito è stato comunicato che il cuore sarebbe stato trapiantato e successivamente espiantato per disfunzione primaria dell’organo».
TRAPIANTO A NAPOLI: DOMENICO È MORTO CON IL CUORE DI MORITZ GERSTL NEL PETTO
Secondo quanto si apprenderebbe da fonti sanitarie, tuttavia, non vi sarebbe stato alcun espianto successivo. «Domenico è morto con il cuore arrivato da Bolzano nel petto» riferisce l’avvocato della famiglia del piccolo. L’eventuale rimozione dell’organo sarebbe avvenuta solo in caso di autorizzazione a un nuovo trapianto, circostanza che non si sarebbe verificata. L’ipotesi dell’espianto resterebbe dunque confinata alla ricostruzione contenuta nella relazione del Dipartimento della Salute di Bolzano.
LA PRECISAZIONE DELL’AZIENDA SANITARIA ALTOATESINA
Nelle conclusioni, il documento precisa il ruolo dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige. «Non dispone di centro per trapianti autonomo — si legge — ma svolge da molti anni attività di identificazione di potenziali donatori, supportando nell’ambito del proprio ruolo e responsabilità i team d’espianto dei centri trapianto». L’Azienda sottolinea di non disporre di proprie procedure tecniche specifiche per il prelievo, la conservazione e il trasporto degli organi, attività che vengono svolte in autonomia dai team chirurgici di Eurotransplant e del Centro Nazionale Trapianti, secondo gli standard internazionali previsti in ambito trapiantologico, all’interno delle strutture ospedaliere altoatesine, in particolare presso l’ospedale provinciale di Bolzano.
L’INTERVENTO DEI NAS E LA POSIZIONE DELLA FAMIGLIA
Intanto, i Nas di Trento si sono recati all’ospedale di Bolzano per acquisire documentazione e l’elenco completo di tutto il personale coinvolto nella procedura di espianto e trasporto del cuore. Al momento, secondo quanto si apprende, non sarebbero emersi profili di responsabilità a carico del personale bolzanino.
La famiglia Caliendo, attraverso il legale Francesco Petruzzi, chiede ora chiarezza. «Vogliamo sapere — afferma — se l’ipotesi riportata dalla relazione di Bolzano e poi smentita, e cioè che il cuore danneggiato sia stato trapiantato ed espiantato, sia frutto di dichiarazioni mendaci fatte dal Monaldi al Cnt o di una ricostruzione errata». Mentre l’inchiesta prosegue, restano le domande su una procedura che avrebbe dovuto essere impeccabile. Due bambini, due famiglie, due tragedie incrociate da un filo sottile: quello della donazione, che nasce dal dolore e vive solo se ogni passaggio è affidato alla massima competenza e trasparenza.
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