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Un momento della seduta del Consiglio regionale

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In Calabria via libera del Consiglio regionale a una legge che autorizza Azienda zero ad affidarsi a società di scouting per reclutare medici all’estero, fuori dall’Ue


SCIVOLA via in un paio d’ore la seduta di Consiglio regionale chiamata oggi (24 febbraio 2026) ad approdare alcune mozioni dei consiglieri e una serie di proposte di legge, in larga parte recepimenti di norme nazionali o di indicazioni del governo. Con l’aggiunta di alcune proposte fuori sacco: un’abitudine che il Consiglio si porta dalla precedente legislatura.

La prima, inserita in cima all’ordine del giorno, interessa la sanità e il reclutamento di medici all’estero. Non più solo da Cuba, come visto nelle scorse settimane quando il presidente Occhiuto ha lanciato una ‘chiamata’ ai medici di tutto il mondo interessati a venire a lavorare in Calabria. La proposta di legge, arrivata a sorpresa ieri in aula, autorizza Azienda zero a ricorrere a società private, perché facciano scouting di professionisti sanitari provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione europea. I contratti, a tempo determinato, saranno poi stipulati dalle aziende sanitarie e ospedaliere della Regione e Azienza Zero potrà stilare – prevede la proposta, primo firmatario Pierluigi Caputo – dei progetti di supporto che prevedano l’erogazione di voucher per far fronte alle spese di vitto e alloggio per la durata del rapporto di lavoro.

Per le attività di scouting la legge stanzia 4 milioni di euro circa, divisi in due anni, presi dal fondo sanitario regionale. I voucher, stimati anche in 4 milioni da dividere in due anni, arrivano dai fondi europei. L’opposizione – a prendere la parola il consigliere dem Giuseppe Ranuccio – ha stigmatizzato l’entrata a gamba tesa della proposta, arrivata in aula senza passare dalle commissioni. «Votiamo per impegnare 4 milioni per retribuire una società che faccia scouting – ha detto Ranuccio – Avremmo potuto usarli per assumere».

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URBANISTICA, RECEPITE LE NORME DEL SALVA CASA

Il Consiglio ha approvato anche la proposta di legge che adegua la legge urbanistica regionale al decreto ‘Salva Casa’. Anche questa arriva fuori sacco, perché l’ultimo via libera in commissione – quello della Bilancio, che dà il parere finanziario – è arrivato solo in mattinata. C’era urgenza però per licenziarla, perché il decreto Salva Casa è autoapplicativo e si rischiavano attuazioni difformi sul territorio. Le modifiche introdotte,  spiega nella presentazione il consigliere Giuseppe Mattiani (Lega), puntano a semplificare i cambi di destinazione d’uso, purché compatibili con la pianificazione urbanistica in vigore, e facilitare il riutilizzo degli immobili esistenti. La legge nazionale si inserisce in una logica di rigenerazione urbana, con l’obiettivo di favorire il riuso e limitare il consumo di suolo. Inoltre si rende più efficace il controllo sugli abusi edilizi, perché si distingue in maniera più semplice tra modifiche sostanziali e difformità minori, quindi sanabili.

LE MODIFICHE ALLA LEGGE SUL REFERENDUM

Il Consiglio ha poi rivisto e corretto la legge sul referendum popolare sullo statuto, modificata a novembre. Le correzioni sono state rese necessarie da un intervento del Governo. Una parziale bocciatura, preludio di un’impugnativa in assenza di correttivi. La legge regionale, in prima approvazione, escludeva la possibilità di chiedere il referendum sulle leggi di revisione parziale dello statuto. Il referendum confermativo restava limitato ai casi di approvazione di nuovo statuto o di sua sostituzione. Troppo radicale, per il Governo che ha chiesto di rivedere la norma. il Consiglio regionale l’ha quindi ritoccata, precisando che a essere escluse dal ricorso al referendum sono quelle modifiche a bassa incidenza, chiamiamole così: ossia adeguamenti a nuove norme statali o modifiche organizzative, ma nulla che tocchi i principi fondamentali della ‘costituzione’ regionale.

«Siete recalcitranti al rispetto delle procedure e delle liturgie istituzionali, rifuggite il dibattito in commissione e preferite ricorrere ai fuori sacco. Ecco perché poi vi trovate costretti a correggere le leggi»  bacchetta il dem Giuseppe Falcomatà. «Oggi si certifica la vostra sconfitta, noi vi avevamo avvisato che questa norma non funzionava così com’era scritta. A noi comunque quello che interessa è la priorità che date alle cose – ha tuonato invece la pentastellata Elisa Scutellà –  Avevamo chiesto di inserire un punto all’ordine del giorno sull’alluvione nella Sibaritide, ma voi avete detto no. Vi interessa di più discutere di modifiche di regolamento».

ALLUVIONE E LAPSUS, BOTTA E RISPOSTA TRA BRUNO E OCCHIUTO

L’intervento di Scutellà apre un altro fronte: quello dell’alluvione. Salvatore Cirillo, presidente del Consiglio, alla bordata di Scutellà replica subito. «Preciso che non è arrivata nessuna richiesta di inserimento di ordini del giorno sull’alluvione, né se n’è parlato in conferenza dei capigruppo» dice Cirillo, impegnandosi comunque a convocare una seduta ad hoc a stretto giro. Anche il presidente Occhiuto interviene, ribadendo che aveva dato disponibilità a portare un’informativa in aula se il Consiglio l’avesse richiesto.

«Discutiamone subito – incalza Enzo Bruno (Tridico presidente) – A noi interessa parlare di questo, non dell’allargamento della Giunta. Noi comunque vi avevamo messo in guardia su quella modifica di statuto». Bruno qui ha un lapsus, perché la norma ‘mandata indietro’ dal Governo non è la revisione dello statuto – quella che ha allargato a 9 la Giunta e riesumato la figura del sottosegretario – ma, come detto, la modifica della legge sul referendum. Occhiuto non lascia correre. «Bisognerebbe parlare con cognizione di causa, se si vuole dare dignità a quest’aula» commenta. «Bisogna rispettare le commissioni, per dare dignità all’aula» si sente protestare, fuori microfono, Bruno.

GLI ALTRI PUNTI APPROVATI

Il Consiglio regionale ha anche dato il via libera all’aggiornamento del piano  faunistico venatorio e al recepimento di una misura contabile prevista dall’ultima legge di bilancio statale. Si tratta della cancellazione  dell’obbligo di restituzione delle anticipazioni di liquidità erogate dallo Stato alle Regioni, con assunzione da parte dello Stato del relativo debito residuo verso Cassa Depositi e Prestiti. In buona sostanza lo Stato si accolla sul proprio bilancio il debito delle anticipazioni (che per la Calabria ammonta a circa 193 milioni di euro, di cui 120-130 milioni relativi alla sanità), mentre la Regione continua a sostenere gli oneri. Non cambia la sostanza degli obblighi, ma migliora la rappresentazione contabile. Sul proprio bilancio, poi le Regioni sono chiamate ad applicare un tetto massimo al risultato di amministrazione, che nel caso della Calabria è pari a 1 miliardo 226 milioni circa.

PASSANO LE MOZIONI SU 118, ESENZIONI PER LE VITTIME DI VIOLENZE, DEMENZE 

Via libera bipartisan infine a tre mozioni del Consiglio. Si tratta di documenti che impegnano la Giunta a garantire la continuità del servizio 118 di Reggio, a introdurre l’esenzione del ticket sanitario per le vittime di violenza (e gli orfani), a potenziare la diagnosi precoce e la presa in carico dei pazienti con Alzheimer e demenze (circa 40mila persone in Calabria, con 6mila nuove diagnosi ogni anno e un sommerso del 30%).

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