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Ai funerali di Fabio Ascione, il 20enne vittima per errore di omicidio, il Cardinal Battaglia denuncia una Napoli che uccide i propri figli.


NAPOLI – Un muro umano di dolore e indignazione ha stretto in un abbraccio la famiglia di Fabio Ascione, il ventenne di Ponticelli ucciso “per errore” all’alba del 7 aprile 2026. Stamattina, 14 aprile 2026, nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, il quartiere si è fermato per l’ultimo saluto a un giovane descritto da tutti come un lavoratore onesto, vittima innocente di una follia criminale che non gli apparteneva. Sulla bara bianca, i simboli della sua vita spezzata: la maglia azzurra del centro Bingo dove lavorava e una divisa bianca con il numero 7. Accanto, la foto di un ragazzo solare e due rosari, mentre in prima fila la madre Rita, stravolta, si è abbandonata a un pianto inconsolabile.

La celebrazione si è tenuta in forma pubblica solo dopo il via libera della Questura arrivato nella giornata di ieri. Inizialmente, le autorità avevano optato per una cerimonia privata per motivi di ordine pubblico, ma alla fine è stata concessa la funzione in chiesa, pur mantenendo il divieto assoluto di corteo funebre per le strade del rione.

L’OMELIA DEL CARDINALE MIMMO BATTAGLIA

L’Arcivescovo di Napoli, il Cardinale Mimmo Battaglia, ha pronunciato parole durissime che hanno squarciato il silenzio di Ponticelli, denunciando una città ferita e divisa. «Siamo davanti a troppi sepolcri ancora chiusi. Siamo davanti a troppe pietre che non riusciamo a spostare: le pietre della violenza, i massi della rassegnazione, dell’indifferenza. Sono le pietre di una mentalità che ci sta abituando alla morte dei nostri figli. E io, da Pastore, non posso tacere».

Battaglia ha ricordato i troppi funerali celebrati dall’inizio del suo mandato: «Troppi occhi chiusi per sempre. Ogni volta un sogno infranto. E oggi quel volto ha un nome: Fabio. Quando muore un giovane in questo modo assurdo, muore un pezzo di futuro».

AI FUNERALI DEL DI ASCIONE IL 20ENNE VITTIMA DI UN OMICIDIO PER ERRORE, L’AFFONDO DEL CARDINALE: «NAPOLI È SATURNO CHE MANGIA I SUOI FIGLI»

Il Cardinale ha poi rivolto una critica feroce all’ipocrisia della città, chiedendo a Napoli di «guardarsi allo specchio». «Non possiamo più raccontarci che sono fatalità. Napoli è anche questo. È Saturno che mangia i suoi figli. È una madre che non protegge. Dobbiamo dirlo con forza: noi non siamo ancora una sola città. Siamo troppe città insieme. Ci sono figli che nascono con opportunità e figli che devono lottare per il minimo».

L’APPELLO AI GIOVANI DI PONTICELLI

In chiusura, un messaggio diretto ai coetanei di Fabio, terrorizzati da quella che il Cardinale ha definito una «roulette russa impazzita». «Ragazzi, vi prego, non lasciate che questo dolore diventi rabbia che distrugge. Fatelo diventare scelta. Scelta di vita. Scelta di non entrare in quella spirale violenta che toglie tutto. Non è più il tempo di aspettare che passi ‘la nottata’. Oggi è il tempo di scegliere». Ponticelli ha risposto con un applauso sommesso, mentre la bara bianca lasciava la chiesa verso il cimitero, protetta da quel “muro di persone” che oggi ha scelto di non restare neutrale davanti all’ennesima croce troppo pesante.

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