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L’alba della “nuova stagione” partenopea si è aperta con una frase che per quanto già sentita appare comunque incoraggiante: «Decido io».

A pronunciarla, ieri, è stato il nuovo sindaco di Napoli in risposta all’ennesimo quesito sul peso delle varie forze della sua colazione nella costruzione della Giunta. Forse un po’ stufo di quello che è stato una specie di refrain, il professor Gaetano Manfredi ha dismesso i panni del mite e sornione studioso per indossare quelli del capo che sa essere tale senza bisogno di isterismi o colpi di scena.

Un atteggiamento subito molto apprezzato dagli osservatori: «Un vero leader non si scompone e mantiene il sangue freddo perché solo così si resta lucidi. Un leader sa farsi rispettare solo con l’autorevolezza », spiega off the record un’esperta. Secondo molti il Prof avrebbe già preso le sue decisioni e si è già confrontato con chi si doveva confrontare. Impressione ribadita ieri, nella prima uscita, in luogo fortemente simbolico, la Galleria Umberto, dove ha sorseggiato un caffè e ricevuto l’omaggio di un supercorno in argento da un commerciante: «Ho detto più volte poco folclore ma un po’ di superstizione serve», ha commentato.

Poi, sul governo della città: «Saremo veloci, entro un paio di settimane presenterò la Giunta. Tutte persone di livello, profili alti». In serata poi una trasferta a Roma, ufficialmente solo per ragioni televisive ma secondo i bene informati anche per alcuni incontri strategici.

LA GIUNTA, I NOMI Il totonomi, per ora, ripete quanto già anticipato nei giorni scorsi: l’ex questore Antonio De Iesu, l’ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa, e il docente della “Federico II” Stefano Consiglio per l’assessorato alla Cultura.

Ma nei corridoi ieri rimbalzavano anche altri boatos: da Gerardo Maria Cennamo a Stanislao Lanzotti, passando per Luca Bianchi (dg Svimez), il professor Andrea Prota, il manager Riccardo Monti, Nino Simeone (consulente del governatore per il trasporto pubblico su gomma), Fiorella Zabatta (ipotizzata all’Ambiente) e, ovviamente, Sergio D’Angelo, candidato sindaco ritiratosi per sostenere Manfredi, che appare “naturalmente” destinato all’assessorato al Welfare.

TUTTE LE MUNICIPALITÀ AL CENTROSINISTRA Uno tsunami. L’asse centrosinistra- M5s ha conquistato anche tutte le dieci municipalità cittadine. Netta la maggioranza in Consiglio con 28 seggi, più quello del sindaco, contro i 12 dell’opposizione nei cui banchi siederanno gli sconfitti: Catello Maresca, Antonio Bassolino e Alessandra Clemente. Solo nove le donne nella nuova assemblea.

Il Pd – primo partito in città con il 12,2% – elegge sei consiglieri (uno in più del 2016) contro i cinque ciascuno della lista Manfredi (9,92%) e del M5s (9,73%, tre eletti in più rispetto alla volta scorsa). Quindi per i grillini un leggerissimo aumento rispetto alle precedenti Comunali (9,66%) ma un catastrofico calo sulle Europee, quando sfiorarono il quaranta per cento (39,86%). Il più votato di tutti? Il 35enne dem Gennaro Acampora con ben 4.400 preferenze.

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