INDICE DEI CONTENUTI
Al San Carlo di Napoli, dal 6 al 16 dicembre andrà in scena la Medea di Mario Martone. Quattro repliche in cui tragedia greca e cinema moderno si fondono.
NAPOLI – Una prima storica è pronta a scuotere il sipario del Teatro di San Carlo: il 6 dicembre, debutta Medea di Luigi Cherubini, nella versione italiana di Carlo Zangarini, con la regia di Mario Martone. Per la prima volta nella storia del Massimo partenopeo, l’opera tragica su libretto di François-Benoît Hoffmann trova casa sul prestigioso palcoscenico napoletano.
Sul podio, Riccardo Frizza dirige l’Orchestra e il Coro del teatro, preparato da Fabrizio Cassi, in una sinergia che promette intensità e rigore. Le scene sono firmate da Carmine Guarino, i costumi da Daniela Ciancio, la coreografia da Daniela Schiavone, le luci da Pasquale Mari e i video da Alessandro Papa, completando un allestimento raffinato e contemporaneo, capace di far dialogare mitologia e presente. Quattro repliche, fino al 16 dicembre, per un debutto che promette di entrare nella storia del Lirico napoletano: il sipario del San Carlo si alza su una Medea senza precedenti, intensa, tragica e incredibilmente attuale.
Al San Carlo di Napoli, il 6 dicembre debutta la Medea di Mario Martone: il cast
Il cast è da brividi: Sondra Radvanovsky, acclamata star della Metropolitan Opera, debutta in Italia nei panni di Medea. Una dea della vendetta, terribile e magnetica. Al suo fianco Anita Rachvelishvili è Néris, confidente e specchio di Medea, mentre per il ruolo di Giasone si alternano Francesco Demuro e Giorgio Berrugi. Giorgi Manoshvili interpreta Creonte, padre di Medea, e le giovani voci dell’Accademia del Teatro di San Carlo completano il cast, con Désirée Giove nel ruolo di Glauce e Maria Knihnytska e Anastasiia Sagaidak come ancelle.
Il sovrintendente e direttore artistico
Il sovrintendente e direttore artistico Fulvio Macciardi parla di «una scelta felice, un titolo che seguivo da anni e che rappresenta un’opportunità straordinaria per il teatro e per il pubblico giovane, grazie alla primina under 30 perché uno dei nostri obiettivi principali è aumentare questo bacino di spettatori». Per Macciardi, Medea è più di un debutto: è uno sguardo critico sul nostro tempo, un ponte tra la tragedia classica e la contemporaneità. «L’allestimento – sottolinea- è raffinato, molto curato. Trovo stimolante il legame che crea tra la mitologia e il mondo contemporaneo. È come se opere come questa ci aiutassero a rileggere in modo critico il nostro tempo presente».
La regia di Mario Martone
Martone rompe le regole. La quarta parete non esiste. Il San Carlo diventa anfiteatro, agorà, assemblea. Medea non è lontana. È qui. È oggi. Mario Martone offre una visione audace e immersiva: «Ho messo in crisi l’idea di spazio tradizionale, utilizzando il San Carlo in tutta la sua profondità. Medea non è lontana e barbarica: è vicina a noi, immersa nella depressione e nell’aridità sociale. Corinto siamo noi». Lo spettacolo dialoga anche con il cinema contemporaneo. Ispirazione? Melancholia di Lars Von Trier. Tragedia greca e cinema moderno si fondono.
Al San Carlo, la Medea di Mario Martone dal 6 al 16 dicembre
Dal 6 al 16 dicembre, la potenza di Medea scuoterà il San Carlo e ogni coscienza, come un tuono che frantuma il tempo. La tragedia classica diventa urgenza, passione, verità incontrollabile. Quando il sipario cala, la sua furia e bellezza non resteranno sul palco: esploderanno dentro chi l’ha vista, incendiando ogni cuore, trasformando il teatro in un campo di emozioni viventi. Medea è qui. Medea è ora. E chi la incontra non potrà mai più dimenticarla.
COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA