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Napoli semifinalista di coppa Italia
NAPOLI – LAZIO  1 – 0

NAPOLI: Ospina 7, Hysaj 5, Manolas 7, Di Lorenzo 7, Rui 7, Lobotka 6 ( 19’ Luperto 5,5 ), Demme 7, Zielinski 6,5 , Callejon 6,5 ( 67’ Elmas 6,5), Milik 6,5, Insigne 7,5 (77’ Ruiz 6).
In panchina: Meret, Karnezis, Llorente, Lozano, Tonelli, Leandrinho.
All. Gennaro GATTUSO 7
LAZIO: Strakosha 6, Luiz Felipe 5,5 , Acerbi 6, Radu 5 ( 70’ Patric 6), Lazzari 5,5 , Parolo 5,5 , Leiva 5, Milinkovic-Savic 5,5 , Lulic 6 (76’ Jony 5,5), Caicedo 6, Immobile 5.
In panchina: Proto, Guerrieri, Berisha, Anderson D., Bastos, Anderson A., Adekanye, Minala, Vavro.
All. Simone INZAGHI 6
Arbitro Massa di Imperia 5 – Guardalinee: Mondin e Di Iorio – Quarto uomo: Manganiello
VAR: Nasca – Avar: Costanzo
Marcatore: 2’ Insigne (N)

NOTE: terreno in pessime condizioni, in una serata dalla temperatura non elevata. Spettatori presenti circa trentamila con circa seicento supporters ospiti. Ammoniti: Hysaj (N), Acerbi (L), Leiva (L). Espulsi Hysaj (N) al 19’ per doppia ammonizione, Leiva (L) per doppia ammonizione. Calci d’angolo 6 a 2 per la Lazio. Recuperi: 3’ e 3’.

NAPOLI. Per una vittoria cercata, implorata, diventata per molti una chimera, non è chiaro chi e cosa ringraziare per la serata, diventata un appuntamento con lo spettacolo, che ha decretato il passaggio alla semifinale per il Napoli: Gattuso per aver lasciato spazio ad un centrocampo nuovo di zecca con Demme e Lobotka a far tris con Zielinski? Insigne per aver ritrovato la classe, i colpi da fantasista, la grinta, la forma fisica e, conseguentemente, riconquistato il calore dei tifosi azzurri? Immobile per aver “lisciato”, udite udite, il calcio di rigore, raccogliendo il profumo dell’erba del S. Paolo con uno scivolone degno di “Paperissima”? L’arbitro Massa, in una serata a dir poco negativa, vuoi per decisioni prese al rallentatore, vuoi per sviste clamorose (fallo inesistente di Leiva su Zielinski, fallo di Radu su Callejon)? San Gennaro che si ricorda che la traversa esiste anche per gli avversari (aiutando il Napoli) e che il palo (colpo di testa di Milik) e la traversa (colpo ad effetto di Rui) son sempre il condimento delle partite dei partenopei (diciassette dall’inizio dei tornei)? Il VAR, Nasca, pronto a togliere ogni dubbio sulle reti laziali, in evidenti, ma solo dopo attento “silent check” fuorigioco? Necessario ed indispensabile andare avanti nella competizione tricolore, questo l’obiettivo ancora alla portata del Napoli, ma fondamentale era anche recuperare lo spirito battagliero completamente assente nella gara di campionato di sabato scorso contro la “viola”, ed ora, come sottolineato dal trainer a fine gara, non bisogna cullarsi sugli allori per non considerare la vittoria in coppa un’eccezione alla regola: “ Quando ho accettato l’incarico di guidare la squadra azzurra conoscevo perfettamente quali erano i problemi, quali le difficoltà, ma non potevo accettare che una compagine di valore come l’avevo vista negli ultimi due anni avesse smarrito qualità e determinazione che ne avevano caratterizzato i percorsi, sia in Italia che in Europa. A noi occorre giocare con il coltello tra i denti quando dobbiamo difenderci, così come è successo stasera, dove siamo tempestivi sulle seconde palle, abbiamo limitato al massimo i cross in area di rigore, siamo stati aggressivi sul portatore di palla, mentre possiamo permetterci di giocare di fioretto quando siamo a comandare la manovra, cioè quando ci proponiamo in attacco.” Lezione di stile di Gattuso al triplice fischio, abbraccio per tutti gli atleti, come accaduto anche dopo le gare perse, senza esultare come un forsennato, ma dimostrando l’aplomb che sta a significare come ancora non si può essere soddisfatti “…soprattutto per i 24 miseri punti che testimoniano la pochezza di un team che ha solo un alibi, quello di non poter schierare i pezzi da 90, Koulibaly e Mertens, mentre non può permettersi per rispetto di chi tifa, di chi paga il biglietto, di chi fa sacrifici per essere presente sugli spalti, in casa come in trasferta, di offrire spettacoli indegni, di cui il primo a vergognarsi sono stato io”. A spiegare il ritiro, prima annunciato dai calciatori e poi evitato, sempre su richiesta degli stessi calciatori, il tecnico precisa: “Lunga chiacchierata con al centro la voglia di riscatto indispensabile per riavere il S. Paolo incitante e convinto, per cui una stretta di mano ha cementato un gruppo che ha capito di dover fare squadra e combattere come i moschettieri, uno per tutti tutti per uno” Che sia la svolta buona, sarà la partita per eccellenza, la sfida con i primi della classe, a dimostrarlo.    

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