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La “Cura Italia”, provvedimento preso dal Governo per programmare gli aiuti ad aziende, lavoratori, imprese, oggetto di difficoltà economiche, sembra aver intaccato, anche se non apertamente, il mondo del calcio, pronto, per il tramite dei presidenti delle società, ad intavolare una discussione, sembrata ai più, “unilaterale”: una conferenza in video chiamata dei presidenti della Lega Serie A riguardo il taglio degli stipendi dei calciatori. La Lega calcio di Serie A lancia un SOS al Governo per le gravi perdite dovute alla sospensione del campionato, e registrando allenamenti fermi da parte di tutte le società è arrivata la clamorosa decisione unanime di sospendere gli stipendi dei calciatori di Serie A. A valle di questo scarno, ma significativo comunicato, il presidente dell’associazione calciatori, Damiano Tommasi ha replicato con durezza, ancor prima dell’incontro tra l’associazione e la FIGC, affermando che i danni andranno valutati solo a chiusura torneo, sempre che se ne veda la fine, e che appare fuori luogo discutere in questo momento di tagli di stipendi, verso i quali l’AIC si metterà di traverso, sin da sùbito. Non potrà imporre ai calciatore di accettare riduzioni degli emolumenti, possiamo imporre una linea ma sulle rinunce decidono i singoli. Ha dichiarato, inoltre: Mi auguro che presto si potrà tornare a giocare perché il calcio sarà un termometro della società: quando il pallone rotolerà di nuovo, saremo quasi fuori da questo incubo. Come hanno fatto gli inglesi, trovo più corretto dire che non si riprenderà fino a una certa data, piuttosto che indicare un giorno. Si è espresso anche sulle conseguenze per gli atleti contagiati: “Siamo in contatto diretto con questi calciatori e con i nostri consulenti medici. Ci stiamo ponendo il tema delle conseguenze che questo virus lascerà sui corpi dei contagiati e degli asintomatici. Non è una cosa da sottovalutare o da banalizzare, una polmonite di questo tipo”. E sugli allenamenti che alcune squadre propongono di riprendere, per cercare di farsi trovare pronti alla ripresa delle ostilità, aggiunge: “Chi pensa di avvantaggiarsi facendo allenare i suoi tesserati, non so cosa abbia in mente. Lo dico senza voler fare polemiche perché questo non è il momento delle polemiche. Allenarsi ora, due mesi prima della ripresa del campionato, però non ha senso. Ed è pure pericoloso. In Spagna ci sono decine di giocatori positivi, mentre in Italia magari non tutti hanno fatto il test e ci sono più asintomatici di quelli che si pensa. In conclusione, uno dei pochi punti in sintonia con la Federazione, il discorso ferie: Siamo d’accordo con la Lega di anticipare le ferie estive e di considerare questi giorni come vacanze per ridurre le ferie a luglio. Su questo nessun problema.” Una battaglia che cova sotto la cenere, ma è un confronto che cozza maledettamente con quanto sentiamo, vediamo, soffriamo, in Italia. 

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