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Caro affitto e caro trasporti al centro dell’assemblea pubblica organizzata dagli studenti del collettivo Aula Studio Liberata, sotto i “balconi colorati” di Quattromiglia: tra prezzi sempre più elevati, disagi per i pendolari e critiche al modello di housing universitario, cresce la mobilitazione per il diritto allo studio all’Università della Calabria.


Il caro prezzi colpisce anche gli studenti e le studentesse dell’Unical. Ebbene sì, perché nulla è cambiato dalla nostra inchiesta della scorsa estate sul caro affitto nella zona universitaria di Quattromiglia, dove abbiamo registrato tariffe che toccano anche i 450 euro per un posto letto, prezzi insostenibili per giovani ragazzi che studiano e non possono lavorare a tempo pieno per mantenere queste cifre. Anzi, la situazione ha parecchio toccato gli studenti calabresi.

LE CAUSE DEL CARO AFFITTO E TRASPORTI SECONDO GLI STUDENTI

Nel pomeriggio dello scorso mercoledì 20 maggio, molti di loro si sono riuniti nella piazza che si erge sotto il famoso plesso condominiale di Quattromiglia, i cosiddetti “balconi colorati”. Un luogo simbolo ed evocativo della vita da universitario fuori sede, scelto per discutere in un’assemblea pubblica dei disagi economici che gravano sugli universitari calabresi in questo periodo storico.

L’assemblea, organizzata dal collettivo Aula Studio Liberata, nato proprio tra i cubi dell’Università della Calabria, ha toccato temi che non riguardano soltanto il caro affitti. Durante il confronto è stato infatti denunciato anche il recente problema del caro trasporti, con prezzi inevitabilmente aumentati a causa della guerra che Stati Uniti e Israele stanno perpetuando in Iran e della conseguente chiusura dello stretto di Hormuz, da cui transita gran parte del petrolio utilizzato anche dal nostro Paese.

Alla situazione internazionale, secondo gli studenti, si aggiunge «un sistema che favorisce gli investimenti privati e processi di speculazione immobiliare e cementificazione nel territorio senza rafforzare realmente il diritto allo studio e il patrimonio pubblico degli alloggi universitari», riferendosi alla recente costruzione di studentati nel rendese e al modello di housing universitario promosso dal Ministero dell’Università attraverso i fondi del Pnrr.

NON SOLO CAUSE INTERNAZIONALI

Un confronto caratterizzato da un diffuso clima di insoddisfazione, che trova giustificazione in una serie di criticità che, intrecciandosi tra loro, finiscono per incidere direttamente sul diritto allo studio, ormai percepito da molti studenti più come un privilegio che come un diritto.

Tra le problematiche maggiormente segnalate, figurano i tempi di assegnazione degli alloggi universitari, ritenuti inadeguati rispetto alle esigenze di una popolazione studentesca in costante crescita. Una situazione che costringe numerosi giovani a scegliere tra il mercato privato degli affitti e il pendolarismo. Ma quest’ultima non è affatto una scelta attraversata da poche difficoltà, perché chi vive quotidianamente la condizione di pendolare deve fare i conti anche con ritardi frequenti e orari poco affidabili, aspetti che rendono sempre meno accettabile l’aumento dei costi del trasporto pubblico. Un disagio che, secondo gli studenti intervenuti all’assemblea, appare ancora più difficile da accettare se rapportato alla realtà dell’area urbana che ospita il più grande campus universitario d’Italia.

«IL DIRITTO ALLO STUDIO È ANCORA UN PRIVILEGIO»

A tal proposito, alcuni studenti hanno evidenziato la necessità di attuare misure di sostegno alla mobilità studentesca, una richiesta che nasce anche dalla consapevolezza che le abitazioni situate nelle aree più periferiche – come la zona di Arcavacata – pur offrendo canoni generalmente più accessibili, risultano spesso penalizzate da collegamenti costosi ma insufficienti, finendo così per rappresentare un’alternativa poco praticabile.

A tirare le somme della situazione è Camilla, dell’Aula Studio Liberata, che torna sulle criticità emerse, mettendo in evidenza quella che definisce una profonda contraddizione. «Si riempiono la bocca di retorica sul “far rimanere i giovani al Sud”, ma senza condizioni adeguate e senza diritti civili minimi, prima o poi saremo costrettə ad andare via tuttə», afferma. La mobilitazione, però, non si ferma: «Non ci fermeremo, continueremo a batterci per ottenere questi diritti e daremo voce a chi oggi è schiacciato da questa continua speculazione».

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