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Si celebra oggi, 3 maggio, la Giornata mondiale della libertà di stampa, istituita dalle Nazioni Unite nel 1993 per evidenziare l’importanza di una stampa che garantisca libertà di espressione agli addetti ai lavori e libero accesso alle informazioni stesse da parte del pubblico.

In Italia, la libertà di stampa è sancita dall’Art.21 della Costituzione: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili».

In quanto firmataria della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, l’Italia si impegna a rispettarne anche l’art. 19: «Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione; questo diritto include la libertà di sostenere opinioni senza condizionamenti e di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo ai confini», mentre in quanto Paese membro dell’UE, l’Italia riconosce il principio della libertà di stampa sancito all’art. II- 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione.

Per analizzare il grado di libertà che giornalisti, organizzazioni e netizen hanno nei rispettivi Paesi e gli sforzi da questi compiuti per assicurare questa libertà, interviene l’Indice della libertà di stampa. La classifica, stilata e pubblicata annualmente da Reporter senza frontiere, si basa sulla valutazione dell’Organizzazione delle testimonianze relative all’anno precedente riguardanti l’indipendenza dei media, l’autocensura, la trasparenza, il quadro giuridico e il livello di indipendenza dei media pubblici.

Secondo l’ultimo report, redatto nel 2020, l’Europa resta il continente più favorevole alla libertà di stampa, ma i meccanismi di protezione delle libertà fondamentali sono fin troppo lenti: le querele e le aggressioni contro i giornalisti sono infatti quasi raddoppiate in Italia, Germania, Francia, Polonia, Serbia, Bulgaria e Grecia. L’Italia, inoltre, si trova al 41° posto della classifica, dietro tutte le nazioni europee e Stati in via di sviluppo come Burkina Faso e Namibia. 

Quali sono le cause del posizionamento italiano? Com’è cambiata l’informazione durante la crisi sanitaria? Lo sviluppo dei social network ha garantito una maggiore libertà di informazione oppure minato l’attendibilità del settore? A queste domande proveranno a dare risposta molti degli eventi organizzati proprio per la giornata odierna.

L’Associazione Mezzopieno, in collaborazione con la FNSI, dà vita alla Giornata dell’informazione costruttiva, durante la quale comunicatori e giornalisti portano sui media la loro attività, al servizio di un giornalismo positivo e costruttivo, per allargare il concetto di libertà di stampa sino a coinvolgere i lettori e riflettere insieme sui principi di difesa della libertà di parola, dell’indipendenza dei media e del pluralismo. 

L’Associazione Giulia Giornaliste, in collaborazione con l’Usigrai, il Consiglio Nazionale dell’Odg e la Commissione Pari Opportunità FNSI, fa invece il punto sulla libertà condizionata subita troppo spesso dalle giornaliste, molto più dei colleghi. L’evento, in memoria di Giovanna Pezzuoli, sarà dedicato ad alcuni dei temi più spinosi: gli stipendi, lo smart working, il ruolo delle donne all’interno della tv pubblica, le aggressioni e le minacce, le ingiurie sui social e gli attacchi alle donne giornaliste in tutto il mondo.

L’Associazione Territori, infine, in collaborazione con la Fondazione CRC e More News, organizza una serie di incontri volti ad approfondire il ruolo dell’informazione ai tempi delle limitazioni dovute alla crisi pandemica e ad attualizzare l’importanza della libertà di stampa all’epoca dei nuovi media.

Il mondo dell’informazione sta infatti affrontando una rivoluzione. Oggi sono 50 milioni gli italiani online ogni giorno e 35 milioni quelli attivi sui canali social: tutti sono esposti al rischio di “disorientamento”, tra infodemia e fake news. Se al lettore spetta il compito di imparare a leggere con attenzione e comprendere l’affidabilità di ciascuna notizia, agli addetti ai lavori è richiesta oggi una costante attività di fact checking, di difesa della democrazia e di educazione alla consapevolezza.


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