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La variante britannica del coronavirus rischia di complicare la lotta alla pandemia proprio mentre si profilava il traguardo della vaccinazione. E sul punto, a dirla tutta, una notizia positiva c’è: il via libera dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) al siero Pfizer-Biontech (LEGGI).

«L’Ema ha raccomandato l’autorizzazione condizionale del vaccino per il Covid-19 sviluppato da Pfizer/BioNTech» ha annunciato Marie-Agnes Heine, direttrice della comunicazione Ema. Si tratta, aggiunto, di un «significativo passo avanti nella nostra lotta contro questa pandemia che sta causando sofferenza non solo in Europa, ma in tutto il mondo. In meno di un anno si è arrivati a un vaccino autorizzato, che rappresenta il risultato di un lavoro senza precedenti».

Con l’ok della Commissione europea alla commercializzazione si arriverà alle prime inoculazioni, previste per il 27 dicembre.

Variante o non variante, insomma, la campagna vaccinale partirà. Del resto non esistono evidenze, al momento, che la mutazione possa rendere inefficacie la profilassi. Lo ha detto la stessa Ema e lo ha ricordato con forza il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Giorgio Palù. Sentito dalla Stampa il luminare ha definito come «non giustificata» l’agitazione per la modifica del patogeno, poiché «non ci sono prove che questa renda il virus più letale o gli consenta di sfuggire ai vaccini».

D’altronde «nessuna di queste mutazioni è stata correlata con un aumento della virulenza, cioè con una capacità del virus di fare più male, di uccidere di più». Tranchant il commento dell’infettivologo Matteo Bassetti. «Sono state descritte decine di mutazioni del Covid-19 in varie parti del mondo – ha osservato all’Agi -. Dire che questo creerà problemi al vaccino è, allo stato, una ‘bufala’. Forse dovrebbero parlare di più i virologi, vedo tanto dilettantismo».

Concetti sostenuti anche da Fabrizio Pregliasco. «I dati di oggi – ha evidenziato a Radio Cusano Campus – ci dicono che questa variante del virus ha una capacità di diffusione molto superiore rispetto al virus che si era diffuso in Italia e in Europa. La malattia sembrerebbe uguale, dunque non va a peggiorare le caratteristiche cliniche». Quanto al vaccino «i primi riscontri ci dicono che può funzionare anche in questa variante».

Di nessuna “alterazione preoccupante” parla anche una nota diramata dalla direzione sanitaria dell’ospedale Spallanzani di Roma che invita, però, a “mantenere alta l’attenzione”. I virus mutati, proseguono i medici del nosocomio capitolino «sono una evenienza che si è già verificata in questa pandemia, portando all’avvicendarsi dei ceppi predominanti in vari periodi e in vari territori. È verosimile che in futuro si possano verificare altre varianti che vanno sorvegliate con attenzione per verificare i cambiamenti di rilievo».

Allo Spallanzani, intanto, si sta procedendo all’isolamento della sequenza virale del passeggero sbarcato domenica all’aeroporto di Fiumicino, con volo proveniente dal Regno Unito, e risultato positivo al tampone. Unico modo per verificare se il soggetto abbia contratto il patogeno mutato. I normali test, come affermato all’Agi dal microbiologo Antonio Mastino, infatti, non consentono di individuare i vari ceppi in circolazione. Operazione per la quale «è necessario procedere con il sequenziamento».

Sta bene, invece, ed è asintomatica la donna risultata positiva proprio alla variante. Si trova in isolamento insieme al compagno, di origini britanniche, nella sua abitazione nei dintorni di Roma. Un altro caso sospetto si trova a Bari: una giovane di 25 anni rientrata da Londra con la febbre di cui è stata riscontrata la positività.
Fra tanti dubbi una, preoccupante, certezza: la mutazione, stando a un rapporto del Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), circolerebbe nel vecchio continente almeno da novembre. Ma il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, esclude che Londra possa aver nascosto i dati. «Sarebbe sorprendente – ha affermato a Buongiorno su Sky Tg24 – e non credo sia una tesi accreditabile».

Fra tante inquietudini ieri per la mutazione ieri è passato quasi inosservato il conteggio dei nuovi casi: 10.872 con un balzo sino al 12,3% del rapporto fra tamponi e positivi. Risalgono i decessi (415), mentre prosegue il calo di rianimazioni (12 in meno) e ricoveri nei reparti ordinari (13 in meno).

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