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Il professor Carlo Magliocca

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Dopo una diagnosi di tumore al seno, nel caso della mastectomia la ripartenza comincia con la “erre” di ricostruzione dell’organo. Che è un primo, importante passo verso la risalita anche sul piano psicologico, relazionale, emotivo. “Le ricostruzioni dopo la mastectomia rappresentano fra i 4mila500 e i 5mila casi l’anno, calcolate in tutti i centri senologici italiani”.

Sono “circa cinquanta le Breast Unit accreditate dal Ministero della Salute in base a specifici parametri” – avere una casistica operatoria di almeno centocinquanta casi di tumore all’anno e aver ottenuto la certificazione della qualità dei programmi di screening attraverso lo strumento della “Site Visit”, promosso dal Ministero della Salute – . A queste “si aggiungono circa 200 Centri di Chirurgia Senologica distribuiti in Italia nelle piccole province”.

Sono strutture che “lavorano e operano professionalmente, ma che difficilmente possono raggiungere il numero di casi delle Breast Unit. In questi centri è importante, per il benessere delle donne, che nell’equipe di chirurgia della mammella ci sia sempre un chirurgo plastico che affianchi il chirurgo senologo”.

Carlo Magliocca, Presidente della SICPRE – Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica – nelle parole e nei fatti dimostra di essere un medico dalla parte delle donne. Al Quotidiano del Sud fornisce i dati e risponde senza esitazione che sulla Chirurgia onco- ricostruttiva della mammella ritiene che i Centri di Eccellenza del Sud non temano confronti, per qualità e presenza sul territorio, rispetto a quelli del Nord e del Centro Italia.

«Le Breast Unit sono equamente ripartite fra Nord e Sud, non c’è disparità. Le pazienti della Sicilia o della Sardegna non devono temere di non disporre di una sanità adeguata».

Nel mese dedicato alla prevenzione della neoplasia mammaria, ha chiamato a raccolta chirurghi ed esperti di trentatré Breast Unit, da Nord a Sud, aderenti al “Bra-day”, la Giornata Internazionale per la consapevolezza sulla ricostruzione mammaria, celebrata mercoledì 20 ottobre. In un webinar organizzato dall’Ospedale Fatebenefratelli di Roma, ha compiuto un piccolo miracolo: rispondere “live” alle domande delle donne – circa seimila le partecipanti, in parte in presenza e in parte sul web – sulla ricostruzione del seno nelle pazienti in trattamento. E non soltanto a loro. Con l’incontro – ha spiegato Magliocca, che è Chirurgo Plastico Onco-ricostruttivo del Centro integrato di Senologia (Breast Unit) dell’Isola Tiberina, a Roma – abbiamo voluto offrire alle donne la possibilità di dialogare direttamente con gli specialisti di Chirurgia Plastica Onco-ricostruttiva e chiarire i propri dubbi su come si può ricostruire una mammella, quali sono i materiali protesici più utilizzati, se esistono delle tecniche alternative come la ricostruzione autologa (con grasso della paziente, ndr), quali sono gli interventi ancillari (ossia se si può correggere anche la mammella sana)”. Ma anche dissolvere i dubbi più frequenti, emersi dalle interviste a donne comuni, di tutte le età, testimoniati nel filmato confezionato per il Bra-day

Dopo il tumore, il 9% delle donne si separa

Consapevolezza del tumore al seno e della ricostruzione post-mastectomia, conoscenza, prevenzione, valore dell’informazione e collaborazione dei media, valore dello sport, supporto psicologico sono stati gli highlights dell’evento, accanto all’auspicio di un maggior coinvolgimento degli uomini nel difficile percorso sostenuto dalle donne.

La donna colpita, sottolinea il professor Magliocca, “è moglie, madre, sorella, zia, figlia, nipote”. La malattia impatta in tutta la sfera delle relazioni sociali.

«Nel 9% dei casi dopo un tumore alla mammella le donne si separano – ha detto il chirurgo -. In molti casi gli uomini non hanno il coraggio di stare accanto alle donne con la malattia». Di qui «il progetto che parte quest’anno di indagare il livello di conoscenza degli uomini rispetto a un problema, la malattia, che colpisce una donna su otto e che rappresenta una sfida complessa anche per gli uomini che sono loro accanto» – ha affermato Patrizia Frittelli, Direttrice della Breast Unit del Fatebenefratelli di Roma.

Per il Covid saltate nel 2020 oltre 750 mila mammografie. Atteso +21% casi entro il 2040

Il Covid ha giocato a sfavore della prevenzione oncologica. “Sarà possibile analizzare le conseguenze negative sulla salute della brusca frenata, nel periodo pandemico, degli screening oncologici e delle sane abitudini soltanto a distanza di anni” – ha detto ancora Frittelli, che ha ricordato i dati ESMO – Società Europea di Oncologia Medica. “A seguito delle diagnosi mancate di tumore del 2020, si prevede un incremento di nuovi casi oncologici del 21% entro il 2040″.  Secondo l’Osservatorio Nazionale Screening sono oltre 4 milioni gli inviti saltati e 2,5 milioni gli esami non eseguiti, che si sono tradotti in almeno cinque mesi di ritardo per l’effettuazione di screening oncologici. In particolare, nel 2020 sono oltre 750 mila le donne in Italia che non hanno eseguito la mammografia. L’impatto di questi numeri è tangibile: nel 2020 sono state diagnosticate circa 3mila300 neoplasie mammarie in meno rispetto al 2019, con il rischio sia di una diagnosi in fase più avanzata, sia di una prognosi peggiore.

Con uno stile di vita sano ogni anno evitabili 150 mila nuove diagnosi nel mondo

La prevenzione era e resta l’arma vincente, così come la lotta alla sedentarietà e alla cattiva alimentazione. “Sovrappeso e obesità – ha ricordato ancora Frittelli -, spesso legati proprio alla scarsa attività fisica, rappresentano un potente fattore di rischio per lo sviluppo del tumore della mammella e per le recidive. In Europa, negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali, circa il 40% dei nuovi tumori è potenzialmente evitabile. Se consideriamo che il 38% dei pazienti oncologici ha una vita sedentaria, è possibile prevedere quali saranno gli effetti futuri del lockdown imposto dalla pandemia. Si calcola che con l’adozione di uno stile di vita sano sia possibile evitare almeno 150 mila nuove diagnosi di cancro ogni anno”. Lo sport è un’arma potente per restituire benessere fisico e psicologico alle pazienti – ha aggiunto il presidente SICPRE, ricordando l’utilità del canottaggio per le donne in fase di riabilitazione fisica e psicologica.

Da Torino a Napoli, Palermo e Sassari: 33 Breast Unit “live”

Per il chirurgo Carlo Magliocca la “consapevolezza delle pazienti”, il loro “ascolto critico” delle parole dello specialista è un fattore determinante, perché le donne devono essere “libere di scegliere”, come recita il claim del Bra-day. “Ricevere una diagnosi di carcinoma mammario non è certamente una situazione facile, ma un’informazione precisa e dettagliata che arriva da una voce “esperta” può aiutare la paziente a essere maggiormente consapevole delle proprie scelte”- afferma. Così, in un alternarsi di interventi dal web e dalla sala del Fatebenefratelli di Roma, ecco gli esperti rispondere “live” a domande a 360 gradi sulla onco-ricostruzione mammaria. Ci sono Adriana Cordova, direttrice di Chirurgia Plastica dell’Università di Palermo; Rosario Ranno, Chirurgo plastico dell’Ospedale Cannizzaro di Catania. Con loro, altri numeri uno, fra i quali Francesco D’Andrea della Federico II di Napoli, Diego Ribuffo della Sapienza, Marzia Salgarello e Daniela Terribile, della Chirurgia Plastica e Chirurgia Senologica del Gemelli di Roma e, da Milano, Maurizio Nava, il cui mentore è stato Umberto Veronesi. E ancora, Paolo Persichetti dal Campus Bio-Medico di Roma, Corrado Rubino dell’Università di Sassari e la clinica convenzionata con il SSN, Mater Olbia nella omonima città.

Palermo, un’eccellenza. In Calabria brilla Catanzaro

Fra Nord e Sud non c’è disparità, conclude il numero uno SICPRE. In Sicilia esistono Breast Unit accreditate – a Palermo, Trapani, Siracusa, Catania, Messina – distribuite sul territorio come forse non accade in una regione quale è il Lazio, che conta cinque strutture, tutte a Roma. Conosco personalmente le eccellenze della Sicilia. Credo che l’Università di Palermo sia una delle prime Università per insegnamento e trattamento in Italia”. Anche la Puglia è al passo. Quanto invece alla Calabria e Basilicata “sono un piccolo passo indietro”. Tuttavia, “a Catanzaro c’è una bellissima Scuola di Chirurgia Plastica del professor Manfredi Greco, all’Università Magna Graecia”.


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