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Mario Draghi

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BOLOGNA – «Le cose vanno fatte perché si devono fare, non per avere un risultato immediato». Mario Draghi prende in prestito una frase di Beniamino Andreatta, che «non ha esitato a prendere decisioni necessarie anche quando impopolari», per sintetizzare quella che sembra essere anche la sua mission di governo.

Costantemente alle prese con la sua maggioranza, nella diversità di vedute e posizioni, il premier approfitta del ricordo del politico trentino – cui la business school di Bologna ha intitolato l’aula magna – per mandare un messaggio chiaro sui tanti temi urgenti, dalla lotta al Covid alla ripresa economica: e del resto anche Andreatta esortò «anche la propria parte politica a dire molti no e pochi sì per evitare che tutto sia travolto nella irresponsabilità».

Ma nel ricordo del politico trentino, fondatore dell’Unical, c’è anche un passaggio dedicato alla nascita di Arcavacata e un retroscena poco conosciuto legato alla nostra regione. «Andreatta è stato un riformatore paziente e lungimirante dell’economia italiana ma la sua personalità era molto più vasta, lui voleva riformare lo Stato, i comportamenti delle persone e lo faceva istintivamente», ha detto il premier nel ricordare il politico trentino.

Poi l’aneddoto. «A Bologna, con la riforma della facoltà di Scienze politiche e la fondazione dell’Istituto di scienze economiche. Nel Mezzogiorno, con la fondazione dell’Università della Calabria a Arcavacata, di cui cinquant’anni fa fu eletto primo rettore. La generosità di Andreatta ha toccato anche la mia carriera – ha continuato Draghi – enza conoscermi personalmente, come era nel suo stile, prima mi segnalò per l’Università della Calabria, e poi indicò a Federico Caffè l’esistenza di una posizione di politica economica alla facoltà di Sociologia dell’Università di Trento – ricorda – fu il mio primo incarico di ritorno dal MIT. Un anno prima, in quell’università si era laureato Pulce, potete immaginare la difficoltà di adattare quel modello a quel tipo di studenti Durante la mia esperienza a Trento, ho avuto finalmente l’occasione di conoscere Andreatta di persona, e di frequentare Bologna, ero regolarmente ospitato a casa Baseli, la vita intellettuale della facoltà era molto vivace a quell’epoca, era un punto di riferimento».

Nel suo intervento, poi, Draghi ha ricordato «gli anni a Via XX Settembre, al Bilancio e al Tesoro, tra il 1980 e il 1982 – continua – alla sua critica alla degenerazione delle politiche di bilancio. Al suo sostegno alla scelta dell’indipendenza della banca centrale dal governo. Alla soluzione della crisi del Banco Ambrosiano. Andreatta ha attraversato le tempeste di quegli anni con autonomia, indipendenza e immediatezza».

Responsabilità è una parola chiave per Draghi. «Le ingenti risorse del programma Next Generation EU devono richiamarci al senso di responsabilità, non solo verso l’Europa, ma verso noi stessi e le nuove generazioni». Abbiamo il dovere, sottolinea, «di spendere in maniera efficiente e onesta. E di avviare un percorso di riforme per rendere l’economia italiana più giusta e più competitiva, capace di riprendere un sentiero di crescita.


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