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Il chirurgo calabrese Ugo Grossi

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Era una banale turbolenza, come molte che chiunque faccia un viaggio in aereo avrà affrontato prima o poi, ma per il chirurgo Ugo Grossi, calabrese originario di Paola ma in servizio presso l’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, si è rivelata quasi un incubo sfociato nella scoperta di avere le meningi “bucate”.

A raccontarlo è lo stesso Grossi in una intervista al Messaggero ma soprattutto in pubblicazione sulla European Journal of Neurology (una rivista specializzata di settore – LEGGI) che vede tra gli autori anche Simone Tonello, Elena Trincia e Giacomo Zanus.

In sostanza, l’uomo dopo la turbolenza che aveva interessato il volo da Treviso a Lamezia Terme su cui viaggiava assieme alla famiglia, si è ritrovato con le meningi “bucate”.

La ricostruzione del caso “Ugo Grossi” e la scoperta di avere le meningi “bucate”

I fatti risalgono all’incirca ad un anno fa. Il medico si trovava a bordo del suo volo da Treviso a Lamezia Terme e durante il viaggio una turbolenza ha creato degli scuotimenti al velivolo.

Una volta atterrato in Calabria, il chirurgo non ha immediatamente manifestato sintomi ma a distanza di alcuni giorni le cose sono cambiate ed ha fatto la sua comparsa un mal di testa persistente di elevata intensità tale da rendere insostenibile la situazione. L’anomalia, però, c’era solo quando l’uomo era in piedi e scompariva completamente appena si stendeva.

Un comportamento così singolare non poteva non diventare un vero e proprio campanello d’allarme specie per un medico come Ugo Grossi che, di conseguenza, si è rivolto ad uno specialista. Il neurologo che lo ha visitato ha quindi elaborato la sua diagnosi ossia un caso di Ipotensione intracranica spontanea. Si tratta di una patologia che, secondo gli ultimi studi statistici, colpisce ogni anno una persona ogni 20mila.

Gli studi clinici, quindi, hanno evidenziato una lesione al collo quale diretta conseguenza della turbolenza e degli scuotimenti da questa determinati. Questi scuotimenti hanno provocato la foratura delle meningi evidenziata da una risonanza magnetica effettuata al cervello e alla colonna vertebrale.

Il racconto del chirurgo calabrese Ugo Grossi

Per curare la patologia il chirurgo ha dovuto assumere dei medicinali ma soprattutto ha dovuto osservare un periodo di riposo assoluto di un mese

«Ho avuto una rara condizione – racconta al Messaggero lo stesso Grossi – nota come ipotensione intracranica spontanea, causata dalla formazione di un ‘forellino‘ nelle meningi che provoca la fuoriuscita di liquor, il fluido che protegge il cervello e il midollo spinale».

Per Grossi «l’unico evento che ricordo che potrebbe aver fatto da ‘trigger’, da grilletto, è un volo per la Calabria durante il quale ho avuto un trauma sussultorio da turbolenza con il collo reclinato verso il mio bambino, che mi sedeva accanto».

La cura e la guarigione

Per fortuna quanto accaduto non sembra aver avuto consenguenze a lungo termine. Il dott. Grossi, per una volta paziente, infatti ha ricevuto un trattamento che ha previsto riposo a letto, idratazione e vari medicinali il tutto per una prognosi complessiva di 16 giorni.

Al termine della cura i medici hanno «osservato un completo sollievo sintomatico, con risoluzione dei reperti patologici alla risonanza magnetica cerebrale e spinale dopo 1 mese, ad eccezione del potenziamento pachimeningeo localizzato».

Senza dubbio «la tempestività della diagnosi effettuata dal neurologo Simone Tonello – racconta Grossi – è stata fondamentale per consentirmi di iniziare subito la terapia più adeguata con abbondante idratazione, cortisone e caffeina».

Una cura che ha anche evitato che il medico calabrese fosse sottoposto ad un intervento chirurgico: «il sacrificio di mantenere un religioso riposo per quattro settimane – ha aggiunto – veniva ripagato da una graduale ripresa, fino alla completa scomparsa dei sintomi». 

La doppia soddisfazione, poi, per Grossi sta nelle parole con cui si commiata dall’intervista rilasciata al Messaggero: «Ora sono doppiamente contento: per essere guarito e per aver potuto descrivere il mio caso in modo da lanciare il messaggio a pazienti con la mia stessa condizione che la terapia conservativa può funzionare».


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