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Il ministro Carlo Nordio

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Caso Garlasco, Nordio critica la sentenza della cassazione contro Stasi e il giudice che condannò Alberto replica secco: «Il ministro dice stupidaggini»


Il terreno di scontro sul caso Garlasco, dopo la guerra mediatico-giudiziaria si trascina anche sul fronte politico. Sono le dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio ad inasprire i toni: «È irrazionale che dopo una o due sentenze di assoluzione si arrivi a una condanna senza nemmeno rifare l’intero processo», è il parere del Guardasigilli, che innesca la dura reazione Maurizio Fumo, il presidente del collegio della Cassazione che nel 2015 condannò definitivamente Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco a 16 anni di carcere.

GARLASCO, SULLA SENTENZA IN CASSAZIONE SU STASI NORDIO ACCENDE LA POLEMICA

«Il ministro Nordio dice stupidaggine mi pare riprovevole la spettacolarizzazione che sta facendo di questo caso. Ha perso un’occasione per stare zitto – afferma il magistrato in un’intervista all’Agi – e non è la prima volta». Fumo, stupito per la riapertura della vicenda 10 anni dopo, attacca il Guardasigilli: «Nordio dice che la condanna sarebbe avvenuta senza un processo dopo le due assoluzioni. Non è così perché arrivò dopo un lungo rinnovamento dibattimentale nell’appello bis. Poi noi giudicammo il ricorso della difesa di Stasi infondato. Nordio sbaglia anche quando parla di due assoluzioni perché il secondo grado di giudizio integrava il primo, era un tutt’uno».

Quanto ai nuovi accertamenti portati avanti dalla Procura di Pavia, l’ex magistrato, in pensione da diversi anni, invita alla prudenza: «Certo, può succedere di tutto ma per cancellare una condanna in giudicato si deve essere sicuri al duecento per cento e, in base a quello che sento, è difficile».

I LEGALI AFFILANO LE ARMI

Intanto, a tre settimane dal maxi-incidente probatorio sulla nuova inchiesta del delitto di Chiara Poggi, i legali di Alberto Stasi e Andrea Sempio affilano le armi di una battaglia che si consumerà soprattutto a colpi di perizie. Il 17 giugno potrebbe essere la data chiave per sciogliere i tanti dubbi che aleggiano e che lasciano aperte innumerevoli piste nelle ipotesi investigative.

Uno o più killer, un sicario, una esecuzione di gruppo? La nuova inchiesta sembra aver rimesso tutto in discussione, a partire dalla colpevolezza di Stasi. Dell’innocenza dell’ex bocconiano sono convinti sia il suo avvocato, Antonio De Rensis, sia Massimo Lovati, legale di Sempio, unico indagato nella nuova inchiesta. Entrambi hanno sposato a pieno le dichiarazioni del ministro Nordio, che ha evidenziato «un principio fondante del processo e della giurisdizione, quello del ragionevole dubbio e della sua corretta applicazione». Il fatto che nel processo a Stasi nel 2007, «ci fosse una ‘doppia conforme’», ovvero una doppia assoluzione in primo e secondo grado, ha chiarito l’avvocata Bocellari, vuol dire che in quei due processi “i giudici fecero valere questo principio e ciò era un dato assodato”. Anche l’avvocato Lovati parla dell’innocenza di Stasi che, a suo parere, «conosce chi è il killer e il mandante».

LA TEORIA DEI SEGRETI INDICIBILI

La 26enne, è la tesi del legale di Sempio evocata da un “sogno”, fu uccisa perché a conoscenza di segreti indicibili su esorcismi e riti satanici nella zona del Pavese. «È una teoria che nasce dalla mia conoscenza del territorio, non posso dimostrarla», ha premesso Lovati che però aggiunge di essere a conoscenza di «un luogo alla periferia di Garlasco dove ogni mercoledì si praticava l’esorcismo».

L’avvocato è convinto che Stasi sia stato minacciato: «Non aveva alternativa. Finirebbe sottoterra». Una tesi che gli inquirenti respingono con forza, scoraggiando ogni eventuale speculazione che distolga l’attenzione dalle nuove indagini. All’incidente probatorio i consulenti Denise Albani e Domenico Marchigiani dovranno esaminare i reperti raccolti nella villetta di via Pascoli, teatro dell’omicidio. L’obiettivo è confrontare le tracce biologiche con il profilo genetico di Sempio e di altre persone, al fine di escludere o confermare presenze sulla scena del delitto.

È la traccia classificata col numero 33 a fare più discutere: gli inquirenti hanno assicurato ulteriori accertamenti su quel reperto, nonostante il giallo sulla presunta distruzione del pezzo di intonaco su cui si trovava. Ad ogni modo, i legali di Stasi sono convinti che quella impronta appare «densa e carica di materiale biologico», sangue probabilmente. La difesa dell’ex bocconiano ha confermato che i periti sono al lavoro per scrivere «brevi osservazioni tecniche» per chiedere ai magistrati ulteriori accertamenti sull’ormai nota impronta 33, quella sul muro delle scale vicino al corpo, attribuita ad Andrea Sempio.

LE OSSERVAZIONI CHE SARANNO DEPOSITATE IN PROCURA

Osservazioni che a giorni verranno depositate in Procura, a cui seguiranno alcune “integrazioni”. La difesa di Stasi anticipa la volontà di chiedere una «rivisitazione, a livello scientifico, di tutto. Anche delle impronte dei piedi» trovate all’epoca sulla scena del crimine, «come quella parziale del numero 36/37, che si ritiene femminile, in quanto pensiamo – dicono gli avvocati – che con le nuove tecniche si possa arrivare a un esito».

In attesa degli accertamenti genetici, le attività investigative stanno cercando anche di capire con quale oggetto sia stata colpita la ragazza, andando a riesaminare le molte ferite sulla testa e sul volto. Anche la difesa di Sempio, unico indagato della nuova inchiesta, si prepara alla battaglia. Gli avvocati Angela Taccia e Massimo Lovati hanno avviato colloqui con i pm per ottenere tutte le fotografie e i documenti tecnici necessari a un contro-esame. A guidare l’operazione è il generale in congedo dei Ris Luciano Garofano, incaricato di selezionare un pool di esperti dattiloscopici che affiancherà Sempio nell’imminente battaglia peritale.

La consulenza dei pm ha passato al setaccio 78 frammenti digitali. Di questi, soltanto otto sono giudicati idonei a un’identificazione piena. Rimangono undici impronte senza identità: sei sulle scale, cinque sulla porta d’ingresso. La numero 10, quella di una presunta “mano sporca” forse lasciata nell’attimo della fuga, è tra le più discusse oltre alla ‘papillare 33’. Non appartiene né a Sempio, né a Stasi, né alle gemelle Cappa o agli altri amici di Marco Poggi: un enigma che potrebbe celare l’autore del delitto.

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