John Elkann
3 minuti per la letturaAutomotive, per Stellantis ricavi in calo del 14% nel primo trimestre, immatricolazioni in flessione del 9%: l’auto europea perde colpi e fatica a rilanciarsi
L’auto europea perde colpi. Stellantis, gigante azzoppato lo dimostra. I numeri parlano chiaro: ricavi in calo del 14% nel primo trimestre, immatricolazioni in flessione del 9%, e soprattutto – fatto non trascurabile – la sospensione della guidance sull’intero esercizio. Un segnale inequivocabile di quanto l’incertezza stia diventando, per i costruttori, l’unica vera certezza.
Il trimestre si è chiuso con 35,8 miliardi di euro di fatturato, lontani dai 41,7 miliardi dello stesso periodo del 2024. Il dato, secondo gli analisti di Citi, è in linea con le attese, ma ciò non toglie che per un gruppo della scala di Stellantis il rallentamento sia rilevante.
Ancora più allarmante è il quadro disaggregato per aree geografiche: il Nord America, mercato chiave per il gruppo grazie ai marchi Jeep e RAM, ha registrato una contrazione del 25% nei ricavi e del 20% nelle immatricolazioni. A pesare, la chiusura prolungata degli impianti a gennaio, ma anche un prodotto non più allineato alle nuove esigenze del mercato e un mix commerciale meno favorevole.
STELLANTIS IN FLESSIONE MA TUTTO IL MERCATO EUROPEO FATICA
Il colpo è forte, ma non arriva isolato. Anche il mercato europeo rallenta: -8% nelle consegne e -3% nei ricavi. La decisione di cessare la produzione di alcuni veicoli nei segmenti A e B e la debolezza strutturale del comparto dei veicoli commerciali leggeri hanno fatto la loro parte. Non si tratta solo di una flessione ciclica: è il segnale di un’industria che fatica a riorientarsi nel mezzo della transizione tecnologica e geopolitica che la attraversa.
La sospensione della guidance è forse il dato più eloquente. Stellantis non riesce, o meglio non può, formulare previsioni attendibili sul futuro prossimo. Le incertezze sono molte, ma la principale è legata ai dazi statunitensi: la nuova amministrazione Trump ha già annunciato sovrattasse del 25% su automobili e componenti prodotti fuori dagli USA. Una misura poi parzialmente ammorbidita da ordini esecutivi che prevedono rimborsi decrescenti per chi produce almeno parte del veicolo sul suolo americano. Ma il danno – soprattutto psicologico e strategico – è fatto. E Stellantis, che costruisce circa due quinti dei veicoli venduti in America al di fuori del continente, è tra i più esposti.
GLI APPREZZAMENTI DI ELKANN PER L’APPROCCIO “PIÙ GRADUALE” DI WASHINGTON
Il presidente John Elkann ha colto l’occasione per esprimere apprezzamento verso l’approccio “più graduale” adottato da Washington, parlando di “fiducia in una collaborazione continua” con l’amministrazione statunitense. Dichiarazioni misurate, ma che celano un’urgenza crescente: quella di ridefinire la strategia industriale e logistica di fronte a una globalizzazione che arretra e a una politica commerciale sempre più aggressiva da parte delle grandi potenze economiche.
Ma il malessere non riguarda solo Stellantis. Volkswagen, primo costruttore europeo, ha visto l’utile netto crollare del 40% nel primo trimestre, mentre Mercedes-Benz ha registrato un calo ancora più marcato, pari al 43%. Per entrambe, la causa è un mix tossico: calo della domanda globale, esplosione dei costi energetici post-Ucraina, concorrenza sempre più feroce – e spesso sussidiata – da parte dei costruttori cinesi.
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