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Ernesto Galli della Loggia

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Sembriamo sapere così bene che cosa è il Mezzogiorno che da tempo, paradossalmente, non vogliamo però saperne più nulla. Sono anni e anni che il resto del Paese ha cessato di occuparsene.

Sembriamo sapere così bene che cosa è il Mezzogiorno che da tempo, paradossalmente, non vogliamo però saperne più nulla. Sono anni e anni che il resto del Paese ha cessato di occuparsene.

Il Sud è scomparso dall’agenda politica di qualsiasi partito così come dall’informazione.

Riproduciamo questo passaggio di un editoriale “Le verità (scomode) sul nostro Meridione” pubblicato ieri in prima pagina sul Corriere della Sera, a firma di Ernesto Galli della Loggia, che ci ha colpito per almeno due ragioni.

La prima: nel colpevole silenzio informativo segnala il problema centrale del Paese e critica in modo sacrosanto la Rai che “ha lasciato che di un intero pezzo d’Italia si occupassero solo le scialbe cronache delle sue sedi regionali”; doppio plauso a Galli della Loggia, ci permettiamo di aggiungere che l’informazione di approfondimento del tg3 con i suoi “cacicchi” della notte arriva a bandire le libere voci nazionali sul Mezzogiorno, come la nostra, financo nelle rassegne stampa. Si ignora, in tutti questi comportamenti omissivi e censori, che grazie ai telespettatori delle regioni meridionali la Rai riesce a tutelare il suo patrimonio di ascolti e che si tratta di un’azienda pubblica finanziata dai contribuenti. C’è materia per dibatterne in Parlamento nelle sedi competenti.

La seconda: non è affatto vero che il Mezzogiorno è scomparso dall’agenda politica di qualsiasi partito, qui Galli della Loggia sbaglia, perché viceversa è diventato – come questo giornale ha documentato sulla base di inchieste giornalistiche e rapporti comparativi inequivoci delle principali istituzioni contabili della Repubblica italiana – la cassa pubblica con cui foraggiare la spesa assistenziale delle Regioni ricche del Nord. Uno scippo di decine e decine di miliardi l’anno che ha tolto ingiustificatamente spesa sociale e produttiva dovute al Mezzogiorno, si va dagli asili nido all’alta velocità, per ingrassare flussi affaristici e, a volte addirittura criminali, nelle zone più opulente del Paese. 

Con il trucco della spesa storica per cui il ricco diventa sempre più ricco e il povero diventa sempre più povero, sotto la regia determinante della Lega prima di Bossi poi di Salvini, ma con connivenze di tutti gli schieramenti di partito da sinistra a destra, le Regioni e i Comuni del Nord hanno saccheggiato il bilancio pubblico italiano impossessandosi con destrezza di risorse destinate agli enti locali del Sud per almeno dieci anni consecutivi. Si sono mossi  con una logica miope che ha dato e continua a dare, di certo, indebito sollievo nel breve periodo alle aree più ricche, ma condanna per sempre l’intero Paese al declino perché prepara il terreno alla colonizzazione franco-tedesca del Nord e abbandona il Sud alla deriva. Una vergogna civile, prima ancora di uno scandalo.

La soddisfazione più grande, però, ci viene dal lavoro dei bravissimi Luca Bianchi e Carmelo Petraglia, pubblicato su Lavoce.info, che smaschera con la forza dei numeri della Ragioneria generale dello Stato e dei Conti pubblici territoriali (Cpt) pubblicati da questo giornale nel suo primo giorno di uscita, che non è vero che il Sud sottrae spesa pubblica al Nord ma l’esatto contrario. La spesa delle amministrazioni centrali, come abbiamo documentato più volte, è addirittura pari a poco più del 5% di quella relativa ai diritti sociali e all’istruzione scolastica primaria. La ministra, Erika Stefani, ha avuto la faccia tosta di presentarsi in Parlamento e di spacciare come totali i dati delle amministrazioni centrali, più favorevoli alle regioni meridionali, omettendo di dire che si tratta di una quota nettamente al di sotto della metà della spesa regionalizzata del settore pubblico allargato. Ha occultato, con dolo politico, lo scippo pluriaggravato che le Regioni e i Comuni del Nord fanno dal 2009, l’anno in cui si è cominciato a saccheggiare la spesa e si è fatto esplodere il debito, grazie alla copertura della legge 42 del ministro leghista Calderoli. Che permette transitoriamente di utilizzare il criterio della spesa storica, in attesa di definire i livelli essenziali di prestazione uguali per tutti i cittadini in materia di sanità, scuola, traporti. In un Paese civile un ministro che esibisce dati veri perché la Ragioneria generale dello Stato è una istituzione seria, ma omette di dire che sono pesantemente incompleti e, quindi, risultano assolutamente falsi, e lo fa per sua scelta dolosa, viene accompagnata alla porta e cessa la carriera politica. Invece, trama perché le Regioni del Nord si impossessino per sempre della cassa del Sud con l’autonomia differenziata. Se ciò avvenisse l’Italia per come siamo abituati a conoscerla non esisterebbe più. Sarà bene riprendere a parlare seriamente del Mezzogiorno e recuperare settanta anni dopo la coerenza meridionalista di De Gasperi. Sempre che il vaniloquio di Salvini e di Di Maio cessi per qualche settimana e consenta a Conte e Tria di fare quello che sanno di dovere fare per evitare la perdita della sovranità del Paese. Il Capitano e l’erede scelto da Casaleggio scendano dalle nuvole e mettano i piedi per terra. A quel punto, dovranno solo dire grazie a chi prova a sbrogliare la matassa di guai creata da loro.


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