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Non ne posso più di sentire parlare di Iva, contante, tetto da tremila a mille, no duemila. Sì, no, facciamo chiudere parrucchieri e fruttivendoli, serve una verifica; commissioni bancarie le tagliamo certo, ma no, forse sì. Sconto per le rette negli asili nido, ma chi non ha gli asili nido? Si attacca. Fondo famiglia, buoni pasto elettronici, quota 100 per un anno, no tre, due, e così via. Che sia sacrosanta la lotta all’evasione fiscale non si discute. Che la via telematica sia quella più efficace per arrivare a destinazione è un’altra certezza. Lo dimostrano i risultati dell’obbligo di fatturazione elettronica, ma non aiutano la fiducia gli eccessi da guerra santa al contante. Evitiamo di sprecare in un ventaglio di micro tasse il credito ricevuto dall’Europa per essere usciti dalla fase più insulsa, ideologica e dilettantesca, nella storia recente dei governi italiani.

Fermatevi, per piacere. C’è una sola via per evitare che il segno della manovra sia il ritorno di Dracula. Si deve dire con chiarezza che un Paese che ha azzerato da dieci anni (0,15% del Pil) la spesa per infrastrutture di sviluppo nel Mezzogiorno e che consente alla Regione Piemonte di spendere per i suoi servizi generali cinque volte di più di quanto spende la Regione Campania, è morto per sempre. Non ha futuro. Ha deciso di non fare più figli. Ha condannato all’esodo di massa la sua generazione giovanile. Parliamo di investimenti, i soldi ci sono, di come e dove farli. Individuiamo gli strumenti centrali con poteri sostitutivi e rompiamo l’isolamento ferroviario delle regioni meridionali, restituiamo loro il maltolto in termini di spesa sociale, scuole, università, asili nido, ospedali, vita.

Al primo vagito protestatario di Fontana e Zaia si ricordino le decine di miliardi che indebitamente sottraggono al Sud da dieci anni grazie alla spesa storica e ci si chieda come è possibile che sopravviva in Lombardia un poltronificio di enti collegati da 50mila e passa amici degli amici messi sul conto della collettività e che in Veneto ci siano 16mila infermieri, amministrativi non medici in più della regione Campania con un milione di abitanti in meno.

Basta balle! Che debba essere un bergamasco cocciuto come Antonio Misiani, viceministro dell’Economia, a indicare la rotta del Mezzogiorno per fare crescere l’Italia e ridare ai prodotti del Nord il mercato interno smarrito, mi conforta anche se mi conferma nei miei dubbi sul complesso di colpa di una parte rilevante delle classi dirigenti centro-meridionali, intellettuali e politiche, che paralizza l’Italia. Ripartiamo dal coraggio del giovane ministro Provenzano e dall’ostinazione di Misiani che dicono chiaro e tondo che va cambiata la governance e che il 34% degli investimenti pubblici deve andare al Sud. Rendiamo la clausola rafforzata una scelta effettiva. Il Presidente Conte riprenda in mano questo bandolo della matassa perché non esiste altra risposta possibile alla piazza della destra consegnata da Berlusconi al populismo anti-sistema di Salvini. Si dimostri ora che si vuole bene all’Italia e che si fa sul serio. Dopo, sarebbe troppo tardi.


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